martedì , 12 dicembre 2017
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Vita, arte e rivisitazioni di Shakespeare, postmoderno


Le teorie sull’identità di Shakespeare sono così numerose che elencarle tutte sarebbe impossibile.

Alcune di queste teorie risultano affascinanti, altre sono talmente strampalate da non essere neanche considerate negli ambienti accademici e poi quello che viene da pensare, come dice Umberto Eco, è che «chiunque fosse, noi abbiamo oggi l’immagine di un autore che è quello che ha scritto le opere di Shakespeare e il resto è pettegolezzo erudito.».

Personalmente, ritengo che riferendoci al grande pubblico, gli spunti migliori per la ‘questione shakespeariana’ vengano dal mondo della narrativa piuttosto che da quello della critica – eccezion fatta per un paio di saggi davvero completi e illuminanti, come Contested Will di James Shapiro o Vita, arte, passioni di William Shakespeare capocomico di Stephen Greenblatt – poiché se  in un’ottica accademica certe proposte sull’identità del Bardo sembrano azzardate e, citando nuovamente Eco, «pettegolezzo erudito», le stesse idee inserite in un contesto narrativo diventano un ottimo esempio di rielaborazione postmoderna.

Tra queste rielaborazioni spicca sicuramente lo splendido film Shakespeare in Love, la cui sceneggiatura porta la firma di uno tra i più grandi autori del teatro inglese contemporaneo: Tom Stoppard. Nell’opera cinematografica si narra una storia d’amore vissuta da Shakespeare. Una storia impossibile simile a molte di quelle messe in scena  nelle tragedie dell’autore di Stratford-upon-Avon. Tra i ‘cameo’ più curiosi e volti a colpire l’attenzione del pubblico ‘esperto’ del settore, troviamo il famoso teschio di Amleto, un giovanissimo John Webster che gioisce alla rappresentazione del Titus Andronicus, una tra le più cruente tragedie shakespeariane – e Webster non esiterà a riproporre la stessa crudezza nelle tragedie che scriverà qualche anno dopo – e la sostituzione di Shakespeare a Marlowe.

Per quanto riguarda il mondo della letteratura, invece, tra le rielaborazioni più originali e interessanti, spiccano La famiglia della mamma, racconto di Michele Mari contenuto nel recente Fantasmagonia e in un altro racconto, As you like it, scritto da Roberto Vecchioni e inserito nel suo libro Scacco a Dio.

La teoria proposta da Mari non ci concentra sulla vera identità di William Shakespeare, ma piuttosto sulla genesi delle sue opere: nel racconto troviamo un William ancora bambino intento ad ascoltare i racconti di vita familiare della madre e così, tra segretari che instillano la gelosia nei cuori dei mariti innamorati e figlie devote al padre, scorgiamo la base per quella che sarà l’opera shakespeariana.

Il racconto del cantautore milanese, invece, è più affine al filone della questione shakespeariana e mette in scena una commedia degli errori con protagonisti Thomas Kyd, Shakespeare e Marlowe; Marlowe, avendo riconosciuto il talento del Bardo, ha escogitato un piano per sostituirsi a lui e per far ricadere sul capo del povero William il destino di morte toccato, secondo la realtà storica, allo stesso Marlowe.

Ovviamente tanto la storia di Mari quanto quella di Vecchioni non hanno pretese di oggettività e di realismo storico, ma la loro esistenza testimonia l’importanza della questione shakespeariana nel mondo della critica contemporanea e la risonanza raggiunta da alcune teorie, spesso dalle più strampalate.

Cosa fare di queste teorie un po’ folli, quindi? Prendiamole con le pinze, leggiamole con interesse e col sorriso sulle labbra e poi andiamo a ripassare un testo più serio, tenendo ben presente il monito di Eco.

 

(lm)

Informazioni su Loris Magro

Loris Magro
Nasce il 3 Maggio 1990 ad Agrigento. Un po’ per un’insaziabile curiosità, un po’ per geni ereditari, legge fin da piccolo tutto quel che gli capita sotto agli occhi; una volta cresciuto, decide di dedicarsi a tempo pieno alla critica letteraria.

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