martedì , 26 settembre 2017
Le news di Asterischi

Tutti gli Anni e gli Italo che ricordiamo

Il 15 ottobre del 2009 nasceva Asterischi.it, e non casualmente correva la data di nascita di Italo Calvino. Da quel giorno il piccolo esperimento ludico-letterario ha pubblicato 1.257 post con una costanza quotidiana, ha gestito spazi esterni come il blog su Linkiesta, ha organizzato eventi, concorsi letterari e mostre fotografiche, e ha pubblicato inserti culturali cartacei prima per il Quotidiano di Sicilia e attualmente per Universitinforma. Non siamo stati soli, inutile dirlo. Tra vecchi e nuovi collaboratori sono passate dalla redazione di Asterischi.it oltre trenta persone, che volontariamente e a vario titolo hanno contribuito alla longevità di questo progetto. La volontà ci porta a considerare che un giorno questa microscopica realtà, continuando a crescere in sostanza e utenza, così come ha già fatto in questi primi quattro anni, possa avere anche una sua statura economica e autonoma, oltre che ludica e ‘diversamente’ culturale.

(as) (rrb)

Solo per ricordare e ricordarci quel primo e lontano post del 2009, e perché, in fondo, il compleanno di Calvino è stato l’avvio dei giochi, un po’ il battesimo della minuscola storia di Asterischi.it, allora vi postiamo una rassegna dei post a lui dedicati.

Buon Compleanno Italo Calvino (15/10/1923)

15 ottobre 2009

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«Comincerò dicendo che sono nato nel segno della Bilancia: perciò nel mio carattere equilibrio e squilibrio correggono a vicenda i loro eccessi.»

Da Nota Autobiografica, 1980 , 10, settembre-ottobre, p. 133

«Mi pare che i dati fondamentali ci siano: la fronte corrugata, che è un fatto puramente biologico-ereditario e l’espressione con cui cerco di far capire che il corrugamento della fronte non va preso sul serio. Ossia un ritratto è questo: i lineamenti di una persona più il rapporto che questa persona ha con i lineamenti.»

Da Sul ritratto fotografico, in C. Gajani, Ritratto – identità – maschera, La nuova foglio editrice, Pollenza – Macerata. 1976

«Mi domandi perché sono laconico. Per più di una ragione. Primo, per necessità, poiché scrivo in ufficio, sottoposto al febbrile ritmo della produzione industriale che governa e modella fin i nostri pensieri. Poi per elezione stilistica, cercando per quanto posso di tenere fede alla lezione dei miei classici. Poi per indole, in cui si perpetua il retaggio dei miei padri liguri, schiatta quant’altre mai sdegnosa d’effusioni. E ancora, soprattutto, per convincimento morale, poiché lo credo un buon metodo per comunicare e conoscere, migliore d’ogni espansione incontrollata e ingannevole. E pure – aggiungerei – per polemica e apostolato, perché io vorrei che tutti a questo metodo si convertissero: e quanti parlano della propria faccia o dell’”anima mia” si rendessero conto di dire cose vane e sconvenienti. Laconicamente tuo.»

Da Lettera a Domenico Rea del 13 marzo 1954

«Siamo anello di una catena che parte a scala subatomica o prega lattica: dare ai nostri gesti, ai nostri pensieri, la continuità del prima di noi e dopo di noi, è una cosa in cui credo. E vorrei che questo si raccogliesse da quell’insieme di frammenti che è la mia opera.»

Situazione 1978 (colloquio con D. Del Giudice)

«”Se il tempo deve finire, lo si può descrivere, istante per istante, – pensa Palomar, – e ogni istante, a descriverlo, si dilata tanto che non se ne vede più la fine”. Decide che si metterà a descrivere ogni istante della sua vita, e finché non li avrà descritti tutti non penserà più di essere morto. In quel momento muore.»

Da Palomar, 1983

(as)

Personaggio in cerca d’autore: Marcovaldo

15 ottobre 2010

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Nome: Marcovaldo

Padre: Italo Calvino

Caratteristiche psicologiche:  «Aveva Marcovaldo un occhio poco adatto alla vita di città: cartelli, semafori, vetrine, insegne luminose, manifesti, per studiati che fossero a colpire l’attenzione, mai fermavano il suo sguardo che pareva scorrere sulle sabbie del deserto. Invece, una foglia che ingiallisse, una piuma che si impigliasse ad una tegola, non gli sfuggivano mai: non c’era tafano sul dorso d’un cavallo, pertugio di tarlo in una tavola, buccia di fico spiaccicata sul marciapiede che Marcovaldo non notasse, e non facesse oggetto di ragionamento, scoprendo i mutamenti della stagione, i desideri del suo animo, e le miserie della sua esistenza.»

«In ogni presenza umana Marcovaldo riconosceva tristemente un fratello…»

Abitudini e Doveri: «camminava sempre a naso in aria»

«Marcovaldo, certe volte, per passare il tempo, seguiva un gatto.»

«  – Io veramente, – s’affrettò a dire Marcovaldo, – porto la lenza così, per darla da intendere agli amici, ma i pesci li ho comperati dal pescivendolo del paese qui vicino.»

«In ditta, tra le varie altre incombenze, a Marcovaldo toccava quella di innaffiare ogni mattina la pianta in vaso dell’ingresso.»

Sogni e Desideri: « Oh! Potessi destarmi una volta al cinguettare degli uccelli e non al suono della sveglia e allo strillo del neonato Paolino e all’inveire di mia moglie Domitilla!»

«Oh! Potessi dormire qui, solo in mezzo a questo fresco verde e non nella mia stanza bassa e calda; qui nel silenzio, non nel russare e parlare nel sonno di tutta la famiglia e correre di tram giù nella strada; qui nel buio naturale della notte, non in quello artificiale delle persiane chiuse, zebrato dal riverbero dei fanali; oh, potessi vedere foglie e cielo aprendo gli occhi!»

«Marcovaldo imparò ad ammucchiare la neve in un mucchietto compatto. Se continuava a fare dei muretti così, poteva costruirsi delle vie per lui solo, vie che avrebbero portato dove sapeva solo lui, e in cui tutti gli altri si sarebbero persi. Rifare la città, ammucchiare montagne alte come case, che nessuno avrebbe potuto distinguere dalle case vere.»

«Marcovaldo camminando sognava di perdersi in una città diversa: invece i suoi passi lo riportavano proprio al suo posto di lavoro di tutti i giorni, il solito magazzino…»

Triste Realtà: «Mangiando pensa: “Perché il sapore della cucina di mia moglie mi fa piacere ritrovarlo qui, e invece a casa tra le liti, i pianti, i debiti che saltano fuori a ogni discorso, non mi riesce di gustarlo?»

«Finché a un certo punto Marcovaldo cerca cerca nel cielo non riusciva più a vedere le bolle ma solo fumo fumo fumo.»

(as)

Personaggio in cerca d’autore: il Barone rampante

7 ottobre 2012

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Nome: Cosimo Piovasco di Rondò

Padre: Italo Calvino

Vita in terra: «Fu il 15 di giugno del 1767 che Cosimo Piovasco di Rondò, mio fratello, sedette per l’ultima volta in mezzo a noi. Ricordo come fosse oggi. Eravamo nella sala da pranzo della nostra villa d’Ombrosa, le finestre inquadravano i folti rami del grande elce del parco».

E in aria: «Cosimo era sull’elce».

Posizione: «Chi vuole guardare bene la terra deve tenersi alla distanza necessaria».

Personalità: «I rivoluzionari sono più formalisti dei conservatori».

Una scelta di vita: «Le imprese che si basano su di una tenacia interiore devono essere mute e oscure; per poco uno le dichiari o se ne glori, tutto appare fatuo, senza senso o addirittura meschino».

Il libroIl barone rampante, Einaudi, Torino 1957

(rrb)

I Tamales de elote di Italo Calvino

24 aprile 2012

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«Avevamo mangiato un tamal de elote, cioè una sottile semola di mais dolce con carne di maiale tritata e piccantissimo peperoncino, il tutto cotto al vapore con una foglia anch’essa di mais».

Cuoco: Italo Calvino

Ingredienti:  350 gr. di carne di maiale tritata

6 pannocchie mature

300 gr. di peperoncino

375 gr. di burro

5 foglie di piper auritum (pepe messicano)

125 gr. di zucchero di canna

sale

foglie di pannocchie

Preparazione: Staccare dalla pannocchia i chicchi di mais e macinarli assieme al burro, lo zucchero di canna e il sale. Sbattere il tutto finché risulti ben amalgamato.
Nel frattempo cuocere la carne.
Tritare i peperoncini e friggerli assieme a 2 foglie di “pepe messicano” sminuzzate e un po’ di brodo della carne. Condirli con un po’ di sale. Unire a questo alla carne.
Dopo averle messe a mollo, lavate e asciugate, coprire le foglie delle pannocchie con il composto di mais. Dopodiché disporre al centro un pezzetto di “pepe messicano” e la carne.
Quindi chiudere la foglia di pannocchia e legarla con dell’erba cipollina.
A questo punto i tamales sono pronti per essere cotti al vapore o a bagnomaria.

Dove si mangiano: in Messico, «a Tepotzotlán, in un ristorante che allineava i suoi tavoli tra gli alberi d’arancio d’un altro chiostro di convento».

Opinione: «Da quel momento l’idea delle monache evocava in noi i sapori di una cucina elaborata e audace, come tesa a far vibrare le note estreme dei sapori e ad accostarle in modulazioni, accordi e soprattutto dissonanze che s’imponessero come un’esperienza senza confronti, un punto di non ritorno, una possessione assoluta esercitata sulla ricettività di tutti i sensi».

(as)

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