lunedì , 21 agosto 2017
Le news di Asterischi

“Tic…tac…” Pedro Antonio de Alarcón

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 Illustrazione di Andrea Daniele

 Arturo de Miracielos (un giovane bellissimo, ma che, a giudicare dalla sua condotta, non aveva casa né dimora) riuscì una notte, dopo averla pregata tanto, a dormire nelle stanze di un’amica, non meno bella di lui, chiamata Matilde Entrambasaguas, che faceva queste e altre carità alle spalle del marito, facendo credere così che il pover’uomo avesse un che di animalesco…

Ma ecco che quella notte, verso l’una, si sentirono, all’unica porta che dava accesso agli appartamenti di Matilde, forti colpi accompagnati da un vocione spaventoso che gridava:

- Apra, signora!

- Mio marito!… -balbettò la povera donna.

- Don José! – balbettò Arturo – Ma non hai detto che non viene mai da queste parti?

- Eh! La cosa peggiore non è che viene… – aggiunse la bella – ma che è così malpensante che non ci sarà modo di convincerlo che sei qui innocentemente.

- Allora salvami! – replicò Arturo ?  Le cose importanti prima di tutto.

- Apri, agnellino! – cominciò a gridare don José, avvisato dal portiere che quella notte la signora dava alloggio a un pellegrino.  (Il cognome di don José non appare negli atti; si sa solo che non era bello)

- Mettiti lì dentro! – disse Matilde ad Arturo, indicandogli uno di quegli antichi orologi da parete, dal lunghissimo pendolo, che sembravano bare messe in piedi.

- Apri, colombella! – ruggiva nel frattempo il marito, cercando di buttare giù la porta.

- Oh Gesù! – gridò la moglie – Quanta fretta! Lascia che metta almeno la vestaglia…

Nel frattempo Arturo si era messo nella scatola dell’orologio, come Dio gli aveva permesso, cioè riducendosi a metà del volume normale.

Potete capire che quel corpo estraneo, che l’orologiaio non aveva considerato al momento di costruire la sua opera, impedì il funzionamento dei pesi e l’oscillazione del pendolo, fermando, di conseguenza, il meccanismo.

- Non fermare l’orologio, disgraziato! – esclamò Matilde – Se lo fermi, mi perdi e ti perdi! Mio marito riesce a conciliare il sonno solo con la ninna nanna di quell’orologio o di un altro uguale che ha nella sua stanza, e sentendo che il mio si è fermato cercherà di caricarlo… e troverà te!

Così dicendo, chiuse a chiave la cassa del pendolo.

***

 Nel frattempo, don José era riuscito a forzare la serratura della porta dell’appartamento, ed entrava nella stanza, con gli occhi fiammeggianti…

- Dov’è? – urlò in modo indescrivibile.

- Cosa cerchi, Pepe? – chiese la moglie, meravigliata ma calma ? Hai perso qualcosa?

- Ho perso l’onore! – rispose il marito, guardando sotto il letto.

- Sventurato! E lo cerchi lì!

A quel tempo a Siviglia non c’erano comodini.  Perché la scena si svolge a Siviglia.

- Dov’è? – continuava a chiedere don José – Dov’è il tuo complice infame?

In quanto all’orologio…. l’orologio funzionava perfettamente, come se dentro la cassa non ci fosse nessuno.  Voglio dire che era come se il pendolo oscillasse liberamente nel vuoto…  – Tic… tac…, tic… tac…. tic… tac… – si sentiva lì dentro.

A don José non venne quindi in mente, nemmeno per curiosità, di guardare dentro l’orologio.  E siccome non trovava nessuno in nessun altro posto, il nostro uomo si buttò in ginocchio davanti alla sua sposa, la cui indignazione, collera ed eloquenza stavano prendendo il sopravvento, e le disse:

- Scusami, Matilde mia. Sono stato ingannato da quel miserabile portiere, che era di certo ubriaco. Domani lo licenzio.  In quanto a te, credimi, il mio amore, il mio rinnovato amore, ti dimostrerà quanto sono pentito di aver dubitato della tua innocenza.

Matilde fece sforzi immani per non riportare la pace; si lamentò dell’accaduto, protestò; pianse; insultò don José, etc., etc., ma questi rispondeva a tutto:

- Hai ragione…, hai ragione… Sono una bestia!

E nel frattempo, chiuse la porta che aveva forzato, conservò la chiave e si impossessò del suo legittimo posto nel letto matrimoniale, esclamando con beatitudine:

- Su, vieni a letto, non essere sciocca!…

***

 All’alba, don José si svegliò bruscamente, e disse a bassa voce:

- Dormi, Matilde?

- No; sono sveglia.

- Dimmi, è una mia impressione, o si è fermato l’orologio?

- Tic… tac.., tic… tac…. tic… tac….. – risuonò allo stesso tempo dentro la cassa.

- È una tua impressione… – rispose la moglie – Non senti?

- È vero! – rispose don José – Ma non è un’impressione che ti adoro come non mai… e che non mi stanco di ripetertelo stanotte…

***

Un anno dopo, in un manicomio di Toledo, c’era un giovane molto bello, la cui follia consisteva nel credersi un orologio da parete e nell’imitare sempre il rumore del pendolo, grazie a uno schiocco sul palato, fino a produrre questo suono: – Tic… tac…, tic… tac…. tic… tac…

E dicono che lo faceva con una perfezione ammirevole.

Da questo si deduce la seguente morale: a volte i bei giovani fanno la parte dei mariti brutti.

 

 

 

Pedro Antonio de Alarcón è un poeta, scrittore e giornalista spagnolo nato nel 1833. L’attività politica occupa una buona parte della sua vita e oltre ad assumere la guida di un giornale satirico, partecipa a una spedizione in Africa. Tuttavia l’anticlericalismo e antimonarchismo degli anni giovanili fanno spazio a un adulto più conservatore. In letteratura si distingue per i suoi romanzi brevi e racconti dal tono realistico e satirico, il più famoso dei quali è “El sombrero de tres picos” del 1874.

Il racconto “Tic…Tac…” fa parte della raccolta Cuentos amatorios e reca la data del 1881. È interessante notare come l’autore gioca con i cognomi dei personaggi. Miracielos, ossia «guarda cieli», è il cognome del giovane senzatetto e Entrambasaguas, che possiamo tradurre «fra due acque», è invece il quello di colei che si ritrova ad affrontare una situazione molto particolare che coinvolge appunto due persone. La morale, cara agli scrittori che come lui si occupano di analizzare e denunciare gli aspetti della società contemporanea, è una sentenza un po’ criptica, che lascia in fondo aperta la questione.

Traduzione di Agata Sapienza

Illustrazione di Andrea Daniele

Informazioni su Agata Sapienza

Agata Sapienza
Dopo studi e peregrinazioni varie non ha ancora capito dove vive, ma legge e traduce sempre e solo dal suo divano.

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