giovedì , 27 aprile 2017
Le news di Asterischi

Le Terre desolate della Luna (20/07/1969)

(Buzz Aldrin versione Simpsons)

“That’s one small step for a man, one giant leap per mankind”.

Neil Armstrong

Oggi ricorre l’anniversario di quel primo passo dell’uomo sulla luna compiuto dalla missione Apollo 11 nel 1969. Per la prima volta una piccola porzione dei sogni dell’astronautica – a quei tempi la space opera aveva consegnato ai lettori dei tascabili anche altri universi possibili – si era resa reale. Almeno se non stiamo a sentire i complottisti secondo cui le scene dell’impresa di Armstrong, Collins e Aldrin sarebbero state girate in uno studio di Hollywood. Motivazione? Battere i sovietici che avevano già dato qualche lezione spaziale agli statunitensi. Ma noi crediamo alla Storia, soprattutto perché c’è dietro un’altra storia minuscola.

Scorrendo le varie ed eventuali di quel giorno, di cui si è praticamente detto tutto, ci vengono in mente alcune parole, che non sono quelle di Armstrong, ormai divenute una specie di brand, ma di Buzz Aldrin che appena disceso (da secondo uomo sulla luna) supera il tradizionale, e un po’ scontato, antropocentrismo del collega, per dichiarare – lo immaginiamo con lo sguardo perso nel vuoto dell’atmosfera lunare – una “magnificent desolation”, una magnifica desolazione.

Forse avrà contribuito lo stato d’animo del momento a far partorire questo inciso potente e semplice a un uomo che non era certo un poeta. Infatti l’umore di Buzz non doveva essere dei migliori, visto che, a quanto pare, per anzianità, grado e preparazione, il mitico primo passo sarebbe toccato di diritto a lui. Non lo scelsero – dicono le indiscrezioni – perché militare, massonico (o comunque di simpatie massoniche) e poco propenso a coltivare le amicizie che contano. Insomma sulla Terra va bene tutto il marcio possibile, sulla Luna ancora no. La conquista del satellite doveva essere un simbolo di purezza, un po’ come la storia dei padri pellegrini.

Così ci piace immaginare Aldrin che, con quell’espressione dal sapore certamente estetico, ha, invece, voluto, proiettare la desolazione del suo animo su un pianeta nudo. Sulla luna c’era tutta la terra desolata del suo sogno infranto. Buzz, tornato sulla terra, divenne il “secondo per eccellenza”, quasi una macchietta perché nel senso tutto americano della vittoria i secondi meritano giusto lo spazio necessario per amplificare ancora di più la glorificazione dei vincenti. E così a te, vecchio e iracondo Buzz (il suo carattere scontroso è cosa notoria), sacrificato al politically correct, durante l’era Nixon, vogliamo dedicare alcuni versi di T. S. Eliot, un altro che di terre desolate se ne intendeva un pochino.

Qui non c’è acqua ma soltanto roccia
Roccia e non acqua e la strada di sabbia
La strada che serpeggia lassù fra le montagne
Che sono montagne di roccia senz’acqua
Se qui vi fosse acqua ci fermeremmo a bere
Fra la roccia non si può né fermarsi né pensare
Il sudore è asciutto e i piedi nella sabbia
Vi fosse almeno acqua fra la roccia
Bocca morta di montagna dai denti cariati che non può sputare

(rrb)

Informazioni su Rosario Battiato

sopravvive soltanto a temperature basse e in ambienti chiusi. Ha studiato Storia, ma ha la tendenza a fare il giornalista e a costruire un pastiche al giorno. Fondatore di Asterischi.

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.Campi obbligatori *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

shared on wplocker.com