martedì , 27 giugno 2017
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Storia di un triangolo letterario

In una storia fittizia da qualcosa bisognerà pure cominciare. Iniziamo, dunque, da Kilgore Trout, un personaggio esterno, una specie di ipertesto di vite, e che, si narra, fece litigare due mostri sacri della letteratura americana come Kurt Vonnegut e Philip José Farmer. Tra di loro rintracciamo anche una fugace apparizione di Theodore Sturgeon. Abbiate la pazienza di seguirci nello svelamento in questo strambo triangolo letterario.

La storia ci consegna Kilgore appena nato, ma già uomo, nel 1965, tra le pagine di Dio la benedica, Mr. Rosewater di Vonnegut. Kilgore Trout (kill-gore-trout: “uccidi tremendamente la trota!”), ha una vita complessa e mai troppo equilibrata, perché Vonnegut ne slabbra date anagrafiche ed esistenza, ma quasi mai la professione: prolifico scrittore di fantascienza, dalle intuizioni persino geniali, costretto a pubblicare su scadenti riviste pornografiche. Si apre la prima voragine citazionale: viene tirato in mezzo Theodore Sturgeon (appunto, “storione”). L’autore di Cristalli Sognanti (1950) e Nascita del Superuomo (1953), si trovò, pertanto, a sua insaputa, a nuotare nello stesso bacino di acqua dolciastra di Trout al punto da influenzarne il personaggio, così come lo stesso Vonnegut ebbe a dichiarare in una intervista parzialmente pubblicata sul sito (vonnegutweb.com). Ma Kurt non si accontenta. A Trout regala una meravigliosa collezione di romanzi. I più attenti dicono: 117 romanzi e oltre duemila racconti brevi. Pseudobiblia, direte voi. Fino ad un certo punto. Philip José Farmer, probabilmente il più geniale, estremo ed ironico dei tre vertici del triangolo amoroso, si inserisce nella storia. Prende la nostra cara trota e la tira fuori dallo stagno dei romanzi inventati. E gliene fa scrivere e pubblicare uno vero: Venere sulla Conchiglia del 1975, romanzo citato proprio in Dio la benedica, Mr. Rosewater. Per gli amanti di Farmer, che sono tanti quanto i detrattori, è un’opera geniale. Valerio Evangelisti, nella prefazione all’ultima edizione di Urania Collezione, la definisce “la Pulp Fiction della fantascienza”. Anche all’epoca fu esaltata dai critici e dai lettori, che però la ricondussero a Vonnegut, ormai un apprezzato autore mainstream. Ma Farmer non era Vonnegut. Non era nemmeno Sturgeon, nella scala artistica di Vonnegut. Per quanto fosse un uomo colto, sensibile e un grande innovatore, Farmer dal ghetto della fantascienza non ne era mai uscito. Si era limitato a stare lì e a rivoluzione un intero genere dall’interno. Aveva sdoganato il sesso con Un amore a Siddo, e sconvolto la religiosità dei puritani americani in Venere sulla Conchiglia,  quando Gesù Cristo appare alla tv e ha solo il tempo di dire “In verità vi dico…”, prima di essere tagliato dai rigidi tempi televisivi. Tuttavia il tributo di Farmer, perché di questo evidentemente si trattava, innervosì il padre letterario. Dopo aver messo a tacere le voci che lo volevano autore del libro in questione, Vonnegut, che aveva dato inizialmente disponibilità all’utilizzo del nome, ma che non si aspettava la vasta eco della pubblicazione del collega, si vide costretto a vietare l’utilizzo del suo personaggio per altre opere. Il tutto, come sempre, si ridusse ad una misera questione di soldi. Vonnegut ebbe a dichiarare che “aveva fatto più soldi Trout in quell’anno” di quanti ne avesse mai fatto Farmer prima. Ma forse è la chiosa a svelare l’arcano: lui di quei soldi non aveva ricevuto il becco d’un quattrino. La risposta di Farmer è affidata ad un documento pubblicato sul sito ufficiale dello scrittore (www.pjfarmer.com/trout.htm). Con grande affetto Farmer parla di “tristezza” e di “ammirazione” per Vonnegut. E poi, con estremo rammarico – aveva 81 anni quando scrisse questa sorta di difesa sul caso Trout – racconta di essersi rattristito per non aver potuto scrivere Son of Jimmy Valentine, un altro degli pseudobiblia di Trout. E smentisce Vonnegut sui soldi, visto che il libro, nonostante il clamore, non fu affatto un successo commerciale. E questo non lo dice solo Farmer. La chiusura è da grande maestro di vita: “Mi sono divertito tantissimo a scrivere come KT, mi dispiace che Vonnegut abbia pensato ad esso come un pessimo libro”. Una lezione di stile dal vertice del triangolo che stava meglio, o peggio, conficcato in terra.

(rrb)

Post pubblicato su http://blog.ctzen.it/noteapiedipagina/

 

Informazioni su Rosario Battiato

sopravvive soltanto a temperature basse e in ambienti chiusi. Ha studiato Storia, ma ha la tendenza a fare il giornalista e a costruire un pastiche al giorno. Fondatore di Asterischi.

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