lunedì , 11 dicembre 2017
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Quando Sciascia raccontava le feste religiose (e Scianna le fotografava)

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Un anello interessante, e possiamo ben dire, senza tempo, è quello che lega la Spagna e la Sicilia delle feste religiose. L’intermediario tra le due terre, Leonardo Sciascia, è accompagnato da un suo caro amico, il fotografo Ferdinando Scianna, con cui collabora spesso per dare un volto alle sue già abbastanza colorate parole.

Per dedicarsi a questo tema, delicato, visto che non si tratta di religione, ma di feste religiose, Sciascia scrive due articoli separati, che potrebbero quasi sembrarci uno solo. Alla settimana santa spagnola è dedicato il sesto frammento di Ore di Spagna, mentre Feste religiose in Sicilia è il titolo di un articolo presente ne La corda pazza.

Ma prima di sprofondare nel pagano, torniamo per un attimo a Morte dell’Inquisitore, in cui Sciascia non si trattiene dall’osservare che la relazione che i siciliani (uomini) hanno con la religione e le sue pratiche di base, è di profondo sospetto e rappresenta una minaccia nei confronti delle siciliane, dal canto loro invece tanto devote:

«Nei riguardi della confessione, per esempio, non c’era bisogno di Lutero per suscitare la diffidenza e la repugnanza del siciliano: sempre questo sacramento è stato considerato come una escogitazione, per così dire, boccaccesca; un modo escogitato da una categoria socialmente privilegiata, cioè quella dei preti, per godere di libertà sessuale sul terreno altrui, e nell’atto stesso di censurare una tal libertà nei non privilegiati; ché un privilegio, per un siciliano, consiste, più che nella libertà di godere di certe cose, nel gusto di vietarle agli altri. E lo stesso celibato dei preti finiva con l’apparire come una specie d’astuzia, di frode: per non scendere ad armi pari sull’infido terreno dove le donne dispongono dell’onore degli uomini, per assicurarsi invulnerabilità. E da questa convinzione discendeva il veto che i mariti, i padri, i fratelli, ponevano alle loro donne relativamente alla confessione. In quanto al confessarsi essi stessi, non ritenevano fosse cosa da uomini confessare ad un altro uomo i loro sentimenti, le loro debolezze, le loro occulte azioni e intenzioni; né che un uomo come loro fosse investito da Dio del potere di rimetter loro i peccati; né che i peccati esistano davvero.»

Un popolo da sempre pieno di contraddizioni, che non perde occasione per scendere in piazza e schierarsi con il santo o la Madonna più in voga, per la cosiddetta “guerra dei santi”, di cui più dettagliatamente si occuperà nel saggio de La corda pazza. Ma vediamo invece il punto di vista degli spagnoli, dediti al culto mariano:

«il fervore mariano, il crescente votarsi dei fedeli all’Immacolata Concezione, il loro organizzarsi cavallerescamente a difenderla (correvano nelle confraternite voti o patti di sangue), tutto ciò che ha portato alla proclamazione del dogma, ha prodotto in controparte un incremento della bestemmia, o almeno di un tipo di bestemmia che potremmo dire sessuale.»

Tesina Critica Letteraria

Da qualsiasi parte ci voltiamo, abbiamo la garanzia di trovare dei fortissimi contrasti, amplificati quasi sempre dall’aspetto sessuale. Nelle terre calde di Spagna e Sicilia ogni occasione è buona per ritrovarsi a giocare con i doppi sensi e per fare di ogni discorso una questione “sporca”. La religione, paradossalmente, si presta a questo tipo di fantasticherie, e la somiglianza tra i due popoli è lampante.

Ma attenzione, la festa religiosa, che di realmente religioso ha sempre molto poco, è la cosa più sacra, la cosa per cui vale la pena di lavorare un anno intero e per cui bisogna essere pronti e impeccabili. In questo mestiere la Spagna e la Sicilia si dividono bene i compiti. E mentre la Sicilia eccelle nelle feste dei santi, la Spagna vince con la sua Settimana Santa. “Intanto, è da dire che la «semana santa» andalusa dura propriamente una settimana, dalla domenica delle Palme al sabato della Resurrezione”.

Gli spagnoli, lo sappiamo, non si stancano mai, ma i siciliani si impegnano proprio tanto, e Sciascia ricorda che anche la provincia di Enna merita menzione per la sua settimana santa. I toni sono praticamente gli stessi, ma in Sicilia rimpiccioliti e decorati da teatrini, piuttosto che da sfarzose processioni. Scianna, così come lo stesso Sciascia, elogia con il suo sguardo soprattutto le donne spagnole in processione:

«di suprema eleganza nel nero dei vestiti e delle mantiglie, alcune con vistosa ma velata scollatura, tutte con l’alto pettine da cui la mantiglia scende. Appaiono belle anche le brutte. E bellissime le belle.»

Alla bellezza austera delle donne è contrapposto il senso di inquietudine che trasmettono gli uomini:

«Il numero degli incappucciati – di nero, rosso, verde, viola, amaranto, bianco, marrone – davvero dà il capogiro. […] Adulti incappucciati con bambini incappucciati per mano. E la presenza dei bambini incappucciati nelle processioni, numerosissimi, è il fatto che colpisce.»

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I siciliani sprecano le loro energie per abbellire l’esterno, piuttosto che se stessi, e il risultato è allo stesso modo affascinante. Una tempesta di fuochi artificiali, carri abbelliti, stendardi, fiori, ceri, e una massa urlante il nome della Santa o Santo in questione. Citiamo le famose feste di Santa Rosalia a Palermo, Sant’Agata a Catania, Sant’Alfio a Trecastagni, San Rocco a Butera, nonché le innumerevoli categorie di Madonne che sono una vera e propria passione. Ma Sciascia si sofferma su un’altra Passione, quella di Cristo,  sul lato “spirituale” della questione, perché malgrado una festa religiosa è tutto fuorché una festa religiosa

«non c’è paese, in Sicilia, in cui la Passione di Cristo non riviva attraverso una vera e propria rappresentazione, in cui persone vive o gruppi statuari non facciano delle strade e delle piazze il teatro di quel grande dramma i cui elementi sono il tradimento, l’assassinio, il dolore di una madre. Ma è davvero il dramma del figlio di Dio fatto uomo che rivive, nei paesi siciliani, il Venerdì Santo? O non è invece il dramma dell’uomo, semplicemente uomo, tradito dal suo vicino, assassinato dalla legge?»

Mentre si ferma ad ammirare la bellezza spagnola, non riesce ad addentrarsi in terra straniera come fa invece dentro la sua Sicilia, in cui coglie il lato drammatico del bisogno del popolo di riunirsi e sentirsi partecipe e appartenente a una comunità proprio nel momento di ringraziare un Santo, o Gesù Cristo. E non ha importanza che per tutto il resto dell’anno abbia ignorato l’esistenza della Chiesta; la festa del Santo, la processione, la rappresentazione di Pasqua, sono un’altra cosa.

(as)

Informazioni su Agata Sapienza

Agata Sapienza
Dopo studi e peregrinazioni varie non ha ancora capito dove vive, ma legge e traduce sempre e solo dal suo divano.

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