martedì , 23 maggio 2017
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Qualcosa in cui credere: Max Ernst visto da James Ballard

Credo nel nulla. Credo in Max Ernst, Delvaux, Dalì, Tiziano, Goya, Leonardo, Vermeer, De Chirico, Magritte, Redon, Dürer, Tanguy, Facteur Cheval, torri di Watts, Böcklin, Francis Bacon e in tutti gli artisti invisibili rinchiusi nei manicomi del pianeta”.

James Ballard, Ciò in cui credo

Vivere all’ombra di James Ballard ha significato, innanzitutto, fare i conti con le sue ossessioni. Così, come per ogni lettore minimo del britannico, ad un certo punto diventa inevitabile imbattersi in Max Ernst, maestro della pittura surrealista che sta all’opera ballardiana come Mahler sta a Morte a Venezia di Luchino Visconti. Imprescindibile. 

 

Conoscere un quadro attraverso uno di quei romanzi che ti si è addensato dentro, come fosse colla industriale, è l’esperienza soggettiva di un altro illustre che si tramuta in oggettivizzazione personale. Chi scrive, ad esempio, conobbe Max Ernest attraverso La mostra delle atrocità (1970), romanzo spartiacque tra il Ballard fantascientifico, quello un po’ convenzionale della prima fase e quello postmodernista – tagliando la sua carriera letteraria come se avessi in mano un’accetta –, trovandosi in mano capitoli dai titoli immaginifici, fiabeschi ed esplosivi come “Piano per l’assassinio di Jacqueline Kennedy”, “Amore e napalm: gli USA formato esportazione”, o ancora “Ecco perché voglio fottere Ronald Reagan” e con una ricostruzione, con tanto di terminologia medica, di un intervento di chirurgia plastica. In questo mondo allucinatorio e pieni di stimoli, neanche si fosse ad un festival di acidi letterari, l’adolescente che si avvicina a pagina 125 del saggio-romanzo-esperimento viene introdotto, senza troppi convenevoli, a Max Ernst. Dopo un paragrafo ecco arrivare in corsivo:

Immagini su nastro.

Tanguy: Jours de Lenteur.

Ernst: La vestizione della sposa.

De Chirico: Il sogno del poeta.

Sono tre opere splendide. Ma, in quel minimo di autonomia che ti concede uno elenco scritto da James Ballard, ti rendi conto che puoi ancora scegliere. E così ti ritrovi a non poter più fare a meno dello splendore sleale e malato della sposa ritratta nel 1940 da questo tedesco, che in Francia conoscerà tutti i surrealisti e collaborerà con Salvador Dalí e Luis Buñuel al film L’âge d’or.

 


Il surrealismo fu un passaggio essenziale nella formazione del Ballard scrittore, e nella definizione del suo immaginario. L’esplorazione psichica dei quadri surrealisti si avverte nella grande rivoluzione che James Ballard apporterà alla narrativa di fantascienza britannica. La New Wave, nata anche grazie al prezioso influsso del giovanissimo Michael Moorcock, ebbe in Ballard una sorta di profeta, assieme ad altri padri nobili come Joyce e Burroughs. Era stato proprio lui a scrivere in un articolo della necessità di riportare la fantascienza sull’uomo, tralasciando l’esplorazione esterna, con buona pace della space opera.  

I maggiori progressi dell’immediato futuro avranno luogo non sulla Luna o su Marte, ma sulla Terra; è lo spazio interiore, non quello esterno, che dobbiamo esplorare. L’unico pianeta veramente alieno è la Terra”.

Sembra una specie di manifesto sul senso dei quadri surrealisti applicato alla letteratura, visto che proprio sulla liberazione e sull’esplorazione/esplosione dell’inconscio dell’uomo si basava la loro strutturazione estetica. L’ultimo tassello venne a fornirlo, stavolta in prima persona, direttamente James Ballard. Circa un anno prima di morire scrisse una deliziosa autobiografia, I miracoli della vita (2008), dove ribadì la sua chiave di lettura della realtà tutta in ottica surrealista, esperienza che aveva già nutrito a Shangai, durante il suo periodo di prigionia poi raccontato ne L’Impero Sole (1984), in quanto la città cinese era di per sé abbastanza surrealista. Quando poi si dice che l’infanzia segna. 

(rrb)

Informazioni su Rosario Battiato

sopravvive soltanto a temperature basse e in ambienti chiusi. Ha studiato Storia, ma ha la tendenza a fare il giornalista e a costruire un pastiche al giorno. Fondatore di Asterischi.

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