domenica , 25 giugno 2017
Le news di Asterischi

Poesia e polizia

Riportiamo un brano di Pablo Neruda tratto da Confieso que he vivido (Confesso di aver vissuto)  e tradotto dagli studenti di IV BL del Liceo Archimede di Acireale nell’ambito del progetto PTOF La traduzione: dalla teoria alla pratica, curato da Agata Sapienza.

La Docente referente è la prof.ssa Ignazia Nina Lo Faro. Gli studenti sono: Federico Anselmo Ansaldi, Francesca Badalà, Aurora Catania, Giusy Cosentino, Simona Di Lorenzo, Giorgia Di Paola, Isira Di Salvo, Greta Finocchiaro, Luciana Maccarrone, Mauro Marino, Carlotta Pantuso, Vittoria Pennisi, Chiara Pistarà, Maria Giovanna Privitera, Diletta Sara Puglisi, Sandrine Puglisi, Melania Pulvirenti, Armel Sammoud, Ismaele Sarro, Lucrezia Schembri, Loriana Venticinque.

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Una volta a Isla Negra la ragazza ci disse: “Signora, don Pablo, sono incinta”. Poi ebbe un bambino. Non sapemmo mai chi fosse il padre. A lei non importava. Ciò che le importava era che io e Matilde fossimo i padrini del piccolo. Ma non fu possibile. Non abbiamo potuto. La chiesa più vicina si trova a El Tabo, un vivace paesino, dove riforniamo di benzina il camioncino. Il prete reagì come un porcospino. “Un padrino comunista? Mai e poi mai! Neruda non passerà da questa porta neanche con tuo figlio in braccio”. La ragazza tornò alle sue faccende a testa bassa. Non capiva.

In un’altra occasione vidi soffrire don Asterio. È un vecchio orologiaio. È ormai anziano e il miglior cronometrista di Valparaíso. Sistema tutti i cronometri dell’Armada. Sua moglie stava morendo. La sua vecchia compagna. Cinquant’anni di matrimonio. Pensai di dover scrivere qualcosa su di lui. Qualcosa che lo consolasse un po’ in un momento di grande dolore. Che potesse leggerlo alla sua sposa agonizzante. Pensai questo. Non so se avevo ragione. Scrissi la poesia. Le misi dentro tutta la mia ammirazione e la mia emozione per l’artigiano e le sue creazioni. Per quella vita così pura tra tutti i tic tac dei vecchi orologi. Sarita Vial la portò al giornale. Questo giornale si chiama La Unión. Era diretto da un signore, un certo Pascal. Il signor Pascal è un sacerdote. Non volle pubblicarlo. La poesia non sarebbe stata pubblicata. Neruda, il suo autore, è un comunista scomunicato. Non volle. La signora morì. La vecchia compagna di don Asterio. Il sacerdote non pubblicò la poesia.

confieso-que-he-vivido-pablo-neruda-D_NQ_NP_343721-MLM20826840689_072016-FIo voglio vivere in un mondo senza scomunicati. Non scomunicherei nessuno. Domani non direi a questo sacerdote: “lei non può battezzare nessuno perché è anticomunista”. Non direi all’altro: “non pubblicherò la sua poesia, la sua creazione, perché lei è anticomunista”. Voglio vivere in un mondo in cui gli esseri siano solamente umani, senza altri titoli al di fuori di questo, senza impuntarsi su una regola, una parola, un pregiudizio. Voglio che si possa entrare in tutte le chiese, in tutte le redazioni. Voglio che non aspettino più nessuno alla porta del Municipio per arrestarlo e cacciarlo via. Voglio che tutti entrino ed escano sorridenti dal Palazzo Municipale. Voglio che nessuno sia costretto a scappare in barca, che nessuno sia inseguito in moto. Voglio che la stragrande maggioranza delle persone, l’unica maggioranza, tutti, possano parlare, leggere, ascoltare, fiorire. Non ho mai compreso della guerra se non la sua stessa fine. Non ho mai compreso del rigore se non la sua assenza. Ho intrapreso questo cammino perché credo che porterà tutti noi a una duratura dolcezza. Lotto per questa bontà onnipresente, immensa e inesauribile. Dei tanti incontri tra la mia poesia e la polizia, di tutti questi episodi, di altri che non racconterò per non essere ripetitivo e di altri ancora che non sono successi a me, ma a tanti altri che non possono più raccontarli, mi rimane tuttavia una fede assoluta nel destino umano, una convinzione sempre più cosciente che ci avviciniamo a un amore grande. Scrivo sapendo che sulle nostre teste, su tutte le teste, grava il pericolo della bomba, della catastrofe nucleare che non lascerebbe niente e nessuno sulla terra. Ma questo non cambia la mia speranza. In questo momento critico, in questo battito di agonia, sappiamo che entrerà la luce definitiva negli occhi semiaperti. Ci capiremo tutti. Andremo avanti insieme. E questa speranza è irrevocabile.

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