mercoledì , 20 settembre 2017
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Piccoli criminali crescono – La biopolitica in James Ballard

Premessa

In Sovranità Territorio e Popolazione Michel Foucault si propone di approfondire lo studio del biopotere, ovvero quell’insieme di meccanismi, scrive in Sicurezza Territorio Popolazione, «grazie ai quali i tratti biologici che caratterizzano la specie umana diventano oggetto di una politica, di una strategia politica, di una strategia generale di potere». Nella conduzione dell’indagine che porta alla strutturazione del biopotere, Foucault si basa sulla nozione di governo passando dal potere pastorale di matrice orientale e introdotto in Europa dal cristianesimo fino alla sua crisi nel XV e XVI secolo. La fine dell’idea del sovrano pastore, che esercitava il suo potere sul “gregge” fornendogli i mezzi di sussistenza e la via per la salvezza, viene accelerata dalla nascita di nuove forme di rapporti economici, nonché dalla messa in discussione dello stesso principio di governare e governarsi. Pertanto si assiste alla formazione della governamentalità politica, cioè la maniera in cui, scrive ancora il filosofo francese, «la condotta di un insieme di individui è stata coinvolta in modo sempre più accentuato nell’esercizio del potere sovrano». Fondamentale nozione legata alla nascita della governamentalità è la “ragion di stato”, ovvero la razionalità che ha il campo di applicazione nello stato e che si scontra con le virtù tradizionale del potere pastorale. A queste considerazioni va correlata la “morte di Roma”, intesa come fine dell’idea dell’unificazione di tutte le sovranità e dell’apertura di una nuova fase di moltiplicazione delle entità statali. Il conflitto di tutti contro tutti porta alla creazione di nuovi valori essenziali per lo Stato, che saranno la conoscenza e lo sviluppo delle proprie forze. Si supera la fase del sovrano come dio e padre e la ragion di stato si struttura secondo due dispositivi: la tecnologia diplomatico-militare e la polizia.

«Sviluppo dello Stato di concorrenza (economico-militare) – scrive ancora il filosofo francese – e sviluppo dello Stato di Wohlfahrt (ricchezza-tranquillità-felicità): sono due principi che la polizia intesa come arte razionale di governo deve essere in grado di coordinare. In quest’epoca la polizia è concepita come una sorta di tecnologia delle forze dello stato. Tra i principali oggetti di cui questa tecnologia deve occuparsi c’è la popolazione…lo sviluppo, a partire dalla seconda metà del XVIII secolo dell’igiene pubblica deve essere reinscritto nel quadro generale di una biopolitica». Nella parte conclusiva del corso Foucault teorizzerà la nuova governamentalità, in funzione della ragione economica, che non andrà a sostituire ma ad indicare ulteriori sviluppi sempre nell’ambito della ragion di stato. Questo progetto sarà articolato in quattro valutazioni che verteranno sui processi naturali, sulla conoscenza scientifica, sulla comparsa della popolazione sotto forme nuove e sul limite dell’intervento statale nel rispetto dei processi naturali. Dalla correlazione di questi punti emerge, secondo il pensiero foucaltiano, come «la presa in carico della popolazione nella sua naturalità implicherà lo sviluppo di un certo numero di pratiche…sarà il caso ad esempio della medicina sociale». Proprio gli sviluppi contemporanei e i limiti delle politiche sanitarie troveranno una gustosa versione romanzesca in Running Wild e Super-Cannes di J.G. Ballard. L’invasività delle politiche statali in una società che deve essere “completamente sana” può generare come unica via d’uscita la follia. «Che cosa facciamo di fronte a politiche che agiscono unicamente per il nostro bene – si chiede ancora Michel Foucault – che preservano la vita, che migliorano le condizioni di salute e la sicurezza? E, d’altra parte, che cosa vuol dire se queste politiche sono vissute come minaccia e la nostra libertà si rifugia nella follia come estremo baluardo di resistenza». Sono queste le tematiche ballardiane che affondano direttamente nelle contraddizioni della nostra società.

La biopolitica in J. G. Ballard

Il rapporto tra Foucault e la SF sembra ormai essere consolidato da diversi decenni. Più o meno consapevolmente tutta le generazione degli scrittori anni 60/70, da Phil Dick ad Harlan Hellison, e di conseguenza, i grandi movimenti della New Wave e del Cyber Punk, hanno trattato le tematiche foucaltiane realizzando lavori di grande spessore e di notevole acume politico. Tra i grandi ispiratori della New Wave spicca senza dubbio James G. Ballard, nato come autore di fantascienza e ora scrittore di punta della letteratura contemporanea inglese. Due suoi romanzi, Un gioco da bambini e Super-Cannes, scritti rispettivamente nel 1992 e nel 2000, trattano della polarità della salute pubblica, parafrasando Foucault, come una sorta di tendenza volta a totalizzare, cioè l’idea di un perfetto controllo della società finalizzato al massimo sviluppo delle sue potenzialità vitali.

Il Pangbourne Village, meraviglioso complesso residenziale dove si svolge Un gioco da bambini, rappresenta di fatto una comunità isolata abitata da una elitè di professionisti. A metà tra 1984 di George Orwell e il delirante Brazil di Terry Gilliam, questa sorta di colonia perfetta è praticamente ermetica agli estranei e controllata da un complesso sistema di telecamere. Una presenza-assenza completamente ossessiva mantiene l’intero sistema pulito ed in ordine al punto che persino le foglie sembrano rispondere ad una precisa imposizione. I figli dei professionisti studiano nelle scuole del complesso e anche le aree di svago sono circoscritte al sistema del villaggio. Una normalizzazione dell’esistenza che di fatto provoca, com’è tradizione nei romanzi ballardiani, un punto di non ritorno, quando la forzata stabilizzazione della naturalità umana emerge in tutta la sua virulenza irrompendo con la forza di uno splatter amatoriale. Infatti il macabro destino degli abitanti è quello di venir massacrati brutalmente da sconosciuti. Gli unici superstiti e introvabili sono i figli dei dirigenti, gli unici colpevoli della strage. «Il dottor Greville – spiega Di Vittorio in For your own good La biopolitica raccontata da J. G. Ballard – interpreterà il loro folle gesto come un estremo tentativo di evadere dalla prigione di una vita perfetta e di una tolleranza che annulla ogni possibilità di contestazione».

Il tasso di suicidi di adolescenti in Europa è drammaticamente in rialzo, dato che dovrebbe ballardianamente farci riflettere sul tentativo di superare la normalizzazione in atto e di superarla anche con un gesto estremo.

La medicina come dispositivo biosicuritario e dunque indirizzata ad una serie di interventi autoritari per impedire l’espansione delle epidemie nelle città, ha anche sviluppato una serie di resistenze. Così come Foucault spiegava a proposito della nascita delle controcondotte in opposizione alla condotta pastorale cristiana, anche nell’epoca contemporanea, assistiamo a forme di insurrezione «antimedica che si stanno focalizzate su questioni concernenti la vita e la morte, il diritto di ammalarsi». Ma il passaggio foucaltiano da cogliere è rappresentato dal fatto che oggi non abbiamo più forme di governo del corpo autoritarie e coercitive, ma «possono essere interiorizzate …fanno parte di una nebulosa – prosegue nel suo saggio Di Vittorio – che dissolvendone i contorni familiari ne abbraccia i frammenti mutevoli e dispersi…Il liberalismo è infatti l’arte di governo che ha saputo più efficacemente reinterpretare il potere pastorale…non rinuncia affatto al controllo della totalità degli individui ma piuttosto che consegnarlo al potere centralizzatore dello stato lo collega ad un progetto di libertà individuale».  I ragazzi di Ballard, superviziati e superprotetti, attuano una forma di “resistenza” al modello di vita imposto, all’idea di massimizzare se stessi, e proprio contro quello stato pastorale mascherato da liberale. Non a caso il romanzo proseguirà col tentativo di un attentato nei confronti della Grande Madre, Margaret Thatcher.  

Ballare,  con la sua consueta ironia riprende i ragazzi assassini del Pangbourne Villane, e li trasporta in Francia, in una meravigliosa Eden-Olympia liberamente ispirata a quelle “enclave di lusso sulle colline che si innalzano alle spalle della Croisette”. Passati diversi anni i ragazzi sono diventati senior-manager, ma soffrono di gravi disturbi come affezioni respiratorie e alle vie urinarie, ascessi alle gengive… Una situazione che pregiudica la loro produttività presso le grandi multinazionali dove lavorano e che urge di un rimedio immediato. La situazione viene risolta con l’aiuto di Wilder Penrose, medico-psichiatra e padre-padrone della città che curerà i suoi assistiti con “piccole dosi di follia”. Una cura funzionante per il perverso meccanismo del profitto aziendale e assolutamente adatta a rinvigorire le menti dei “troppo sani” ballardiani. «Eden-Olmpya – conclude Di Vittorio – è una specie di comunità terapeutica rovesciata: invece di neutralizzare i conflitti per far meglio funzionare l’istituzione, la violenza è costantemente evocata e utilizzata come tassello centrale di un nuovo e più sofisticato progetto ecologico votato all’autoconservazione della forma di vita di liberale». Non è più tempo dei folli gesti giovanili così le piccole dosi di follia subentrano nella quotidianità: pedofilia, furti, pirateria stradale, ecc. Si sceglie di vivere per salvare il proprio capitale umano.

(pubblicato in Delos Science Fiction numero 108, 9-2008)

(rrb)

Informazioni su Rosario Battiato

sopravvive soltanto a temperature basse e in ambienti chiusi. Ha studiato Storia, ma ha la tendenza a fare il giornalista e a costruire un pastiche al giorno. Fondatore di Asterischi.

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