venerdì , 24 novembre 2017
Le news di Asterischi

Philip K. Dick, i neonazisti e la macchina della paranoia

Nei giorni scorsi su Satisfiction sono state pubblicate delle lettere inedite di Philip K. Dick al Federal Bureau of Investigation (FBI). L’oggetto delle lettere, scritte nella prima metà degli anni ’70, riguarda un presunto contatto che gruppi di estrema destra (li chiama “neo-nazisti”) avrebbero avuto con lui e altri scrittori di fantascienza del periodo per inserire informazioni in codice nei loro romanzi.

La vita di Phil Dick , stando ai suoi biografi e ai suoi scritti, fu un flusso paranoico senza tregua. Ben prima che ricorresse al FBI per denunciare questo presunto contatto neo-nazista, temeva, invece, di essere controllato dai servizi segreti. Motivo? Siamo negli anni ’50, l’era maccartista si avvia lentamente verso la fine, ma lui coltiva l’ossessione di essere spiato a causa di certe sue simpatie comuniste. Lo racconta Emmanuel Carrère in Io sono vivo e voi siete morti. Philip Dick: 1928-1982, una biografia. Una biografia un po’ romanzata che fa risalire il suo antagonismo alla più tenera età.

«Non soltanto perché [a Berkeley, ndr] vi si trovava un nucleo di veri comunisti, membri del Partito americano, ma perché tutti si consideravano più o meno come compagni di strada, parlavano un gergo di obbedienza marxista nel quale capitalista voleva dire fascista e designava chiunque avesse qualche rapporto con l’autorità o semplicemente portasse una cravatta. Dick era cresciuto in quest’ambiente. La sua baby – sitter, una certa Olive Holt, non si stancava di contrapporre la bella vita che conducevano i lavoratori in Unione Sovietica alle sorti del proletariato americano, il cui sudore e il cui sangue andavano a ingrassare i vampiri di Wall Street. Sua madre, senza arrivare a iscriversi al Partito, approvava quei discorsi».

Anche Dick non si iscrisse mai a nessun partito e il suo pensiero politico, orientato verso una forma di libertarismo,  ha subìto una complessa evoluzione nel corso della sua esistenza, che non possiamo certo stare a qui a riprendere. Tuttavia, proprio in quella prima metà degli anni ’50, temeva di essere controllato. Ancora Carrère ci racconta un aneddoto divertente e preoccupante.

«Un giorno dell’inverso 1955, Dick, solo in casa, era intento ad ascoltare una sinfonia di Beethoven quando si presentarono alla porta due individui, che sulle prime scambiò per dei venditori porta a porta. Uno era grande e grosso, l’altro piccolo e magro, contrasto che il loro abbigliamento identico accentuava […] quei due individui non avevano niente da vendere. Gli mostrarono le loro tessere dell’FBI […] essi disapprovavano visibilmente che quel tipo alto, in maniche di camicia, mal rasato, perdesse il suo tempo in casa alle undici del mattino invece di andare a lavorare come tutti in un ufficio, in un’officina o in un negozio […] se fosse stato un cacciatore di streghe, Dick non si sarebbe preoccupato degli scrittori raffinati dell’East Cost o dei registi ostentatamente rossi di Hollywood, che avevano senz’altro il compito di distogliere l’attenzione, ma avrebbe sorvegliato senza tregua i veri manipolatori d’opinione, quelli che lavorano alla fonte, per mezzo di quella letteratura proletaria e puerile che tutti fingono di disprezzare».

Fossi in voi non darei troppo credito alle teorie di Dick, altrimenti dovremmo cominciare a credere di essere tutti morti. E solo lui sarebbe vivo.

(rrb)

Informazioni su Rosario Battiato

sopravvive soltanto a temperature basse e in ambienti chiusi. Ha studiato Storia, ma ha la tendenza a fare il giornalista e a costruire un pastiche al giorno. Fondatore di Asterischi.

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