sabato , 25 novembre 2017
Le news di Asterischi

Personaggio in cerca d’autore: il libraio di Selinunte

 

 

 

Nome: Non conosciuto.

Padre: Roberto Vecchioni

Descrizione: «Solo, seduto a un tavolino, con una spropositata pila di libri davanti, c’era l’uomo più brutto che avessi mai visto. Piccolo, storto, incurvato, beveva tenendo il bicchiere con due mani, appoggiandosi sui gomiti, e sembrava come a mezz’aria, perché stava seduto ma i piedi non gli arrivavano fino a terra. Vestiva un doppiopeto a righe grigie e nere molto più grande di lui; sotto un cappello floscio, una faccia che non ci vedevi gli occhi se pure c’erano, e in mezzo alla faccia un naso adunco che sembrava appiccicato, come quelli che si mettono a carnevale per far ridere gli amici.»

 

Amici: Nicolino Sciuto «Allora, tanti anni fa, quando Selinunte si chiamava Selinunte, io mi chiamavo Nicolino» detto Frullo «Per gli amici ero frullo.»

 

Dove vive: «La mia città non si chiama Selinute […] si chiamava così una volta, quando alle cose corrispondevano nomi.»

 

Rapporto con gli abitanti di Selinunte: «No ci volle molto perché il libraio diventasse un problema per gli abitanti di Selinunte.

A onor del vero, lui non facilitava certo le cose: se ne stava sempre appartato, misteriosamente assente, e si faceva vedere in pochissime circostanze, quasi unicamente al caffè Garibaldi, solo e silenzioso nel suo lugubre completo grigio-nero.»

 

La libreria: «lì ogni cosa era blu: le copertine, le brossure, i soffitti, le pareti. E i libri sembravano tutti uguali: sti stringevano uno all’altro, si appoggiavano in equilibri precari, e parevano una serie infinita di ametiste grezze e cobalto, senza un ordine, senza una simmetria: come fossero lì da sempre, fossero loro i muri, e la casa e Selinunte. Qualcuno sporgeva di più. Altri erano sacrificati, compressi. Molti, tantissimi, impilai uno sull’altro come in un castello di carte, gli stavano alle spalle, a formare uno scenario, un fondale instabile e bello.»

 

Attività: « – Gli ho chiesto quanto costav un opuscoletto, anche se non me ne fregava niente, e sapete cosa mi ha risposto?

-        Cosa? -

-        Io non vendo i libri, li leggo.»

Le letture: «Il libraio stava leggendo. Leggeva per nessuno. Leggeva in una lingua incomprensibile, greco, pensai, ed ebbi un tuffo al cuore. Che voce era, quella? Metteva i brividi, non avevo mai sentito una voce così.»

L’ultima sera: «- E questa è l’ultima sera, Nicolino -

Ora so perchè mi salutò e so che forse aveva sempre saputo che io ero lì.

Ora so anche perché scelse Ivan Il’ìc. Perchè parlava di noi: di quello che vorrebbero essere e di quello che invece sono gli uomini, tutti gli uomini.»

L’incendio: «La casa del libraio bruciava. Non si vedeva più, era completamente avvolta da fiamme rosse, gialle, viola, soprattutto viola.

[…]

Non trovarono il libraio e neppure i suoi resti. Trovarono soltanto, senza una macchia, senza la minima bruciatura, una giacca a righe grigie e nere.»

(lm)

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