lunedì , 23 ottobre 2017
Le news di Asterischi

Personaggio in cerca d’autore: Il cacciatore-colonnello Richard Cantwell

Gondole

(foto di db)

Nome in codice: Il cacciatore

Nome vero (con apposizione): Il colonnello Richard Cantwell

Padre: Ernest Hemingway

Libro: Di là dal fiume e tra gli alberi, 1950, Mondadori, 1965, traduzione italiana a cura di Fernanda Pivano.

Età, professione e patria: «Non era un ragazzo. Aveva cinquant’anni ed era colonnello di fanteria nell’esercito degli Stati Uniti, retrocesso dal grado di generale.»

Abilità: «Rompere incantesimi, pensò. Non è il mio mestiere. Il mio mestiere è quello di uccidere uomini armati. Un incantesimo dovrebbe essere armato perché lo potessi rompere. Però abbiamo uccise molte cose che non erano armate.»

Abiti da cacciatore: «Il cacciatore indossava stivaloni alti fino alle reni e una vecchia giacca militare, con una toppa incomprensibile a tutti sulla manica sinistra, e con le tacche leggermente più chiare nei punti dove erano state tolte le stellette dai filetti.»

Abiti da colonnello: «Mi dispiace di essere in uniforme. Ma è una uniforme. Non un costume.»

Alimentazione: «Aveva preso una gran quantità di esanitrato di manitolo. […] Tutto quell’esanitrato di manitolo ogni tanto gli dava un po’ di nausea.»

Luogo putativo … : « “Ora, se guardi oltre Murano, vedi Venezia. Quella è la mia città.” Stiamo entrando nella mia città, pensò. Cristo, che bella città.»

e… Progetti futuri: «È qui che devo venire a vivere. Coi soldi della pensione ce la farei benissimo. Non al Gritti Palace. Una camera in una casa come questa, e il movimento delle maree e le barche che passano. Potrei leggere di mattina e andare in giro per la città prima di colazione, e  andare tutti i giorni a vedere il Tintoretto all’Accademia e alla Scuola di San Rocco e andare a mangiare in buone trattorie economiche dietro al mercato, o magari la padrona di casa mi farebbe da mangiare la sera.»

Amici italiani illustri, loro domicili e pettegolezzi: «Quella è la casa della contessa Dandolo. Ha più di ottant’anni ed è allegra come una ragazza e non ha nessuna paura di morire.»

«Ecco la casa della madre di Alvarito. Non vi abita mai molto e sta fuori nella villa vicino a Treviso dove ci sono gli alberi. È stanca di non avere alberi a Venezia. Ha perduto un uomo in gamba e in fondo non la interessa più nulla tranne l’efficienza. Ma la sua famiglia una volta affittò la casa a George Gordon, Lord Byron.»

«“Quella villetta a sinistra apparteneva a D’Annunzio, che era un grande scrittore”, “Signorsì, sono lieto di saperlo. Non ne ho mai sentito parlare.”, “D’Annunzio”, disse il colonnello, “Scrittore”. Aggiunse a se stesso […]: scrittore, poeta, eroe nazionale, cantore della dialettica del fascismo, egoista macabro, aviatore, comandante o autista nella prima Mas, tenente colonnello di fanteria che non sapeva da che parte si comincia a comandare una compagnia e neanche un plotone, il grande, meraviglioso autore del Notturno che tutti rispettiamo e sfottiamo.»

Gruppo segreto d’appartenenza: «L’Ordine, che era un’organizzazione puramente fittizia, era stato fondato in una serie di conversazioni tra il Gran Maestro e il colonnello. Si chiamava El Ordine Militar, Noble y Espirituoso de los Caballeros de Brusadelli. Il colonnello e il capo cameriere parlavano entrambi spagnolo, e siccome lo spagnolo è la lingua migliore per fondare Ordini, l’avevano usata per battezzare questo, intestato a un multimilionario milanese, il quale nel corso di una lite per la proprietà di certi titoli, durante lo svolgimento del processo aveva accusato pubblicamente e in sede legale la giovane moglie di averlo minorato intellettualmente a causa delle sue eccessive esigenze sessuali.»

Cicatrici: «Quell’inverno il colonnello era stato ferito tre volte, ma erano state ferite da niente. […] Alla fine venne ferito a dovere e sul serio. Nessuna delle altre ferite gli aveva fatto l’effetto che gli fece la prima ferita grave. Dev’esser stato per la perdita dell’immortalità, pensò. Be’, in un certo senso è una perdita grossa.»

Ambizioni: «Accidenti, se non troverò anche la felicità. La felicità, come sai, è una festa mobile.»

Amori: «Ho amato soltanto tre donne e tre volte le ho perdute. Si perdono come si perde un battaglione: per errori di giudizio; ordini che è impossibile eseguire, dati in condizioni impossibili. Anche per la brutalità. Ho perduto tre battaglioni nella mia vita e tre donne, e ora ne ho una quarta, e la più bella, e come diavolo andrà a finire?»

Aforisma: «Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio. Anche se in molti posti bisogna buttarsi sulla pancia maledettamente in fretta, se si vuole restare vivi.»

Informazioni su Debora Borgognoni

Debora Borgognoni
Nasce a Pavia nel 1980. Dopo il diploma in Lingue Europee, studia fotografia professionale alla John Kaverdash School Academy di Milano e nel frattempo pubblica per Albatros il suo libro d’esordio “Caro diario…”

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.Campi obbligatori *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

shared on wplocker.com