martedì , 27 giugno 2017
Le news di Asterischi

Personaggio in cerca d’autore: Lolita

Nome: «Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta.
Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita»

Padre letterario: Vladimir Nabokov

Cos’è una ninfetta: «Tra i limiti d’età di nove e quattordici anni non mancano le vergini che a certi ammaliati viaggiatori, i quali hanno due volte o parecchie volte il loro numero di anni, rivelano la propria reale natura: una natura non umana, ma di ninfa (vale a dire, demoniaca). Orbene, io propongo di chiamare “ninfette” queste creature eccezionali.»

Descrizione fisica:«Le stesse spalle fragili e sfumate di miele, la stessa schiena nuda, serica e flessuosa, gli stessi capelli castani.»

Personalità: « È vero, tutti gli adolescenti hanno dei momenti di cattivo umore, è un fatto concomitante all’età dello sviluppo, ma Lo esagera. È musona e sfuggente. Screanzata e ribelle. Ha ficcato una penna stilografica nel didietro di Viola, una sua compagna italiana.»

Padre: «Il fu Harold Haze – Dio l’abbia in gloria – aveva generato il mio tesoro durante la siesta in una camera celeste; era in luna di miele a Vera Cruz, e i souvenir di quel viaggio, Dolores compresa, erano sparsi dappertutto.»

Madre: «La poveretta era sui trentacinque anni; aveva la fronte lucida, le sopracciglia depilate e i tratti piuttosto elementari ma non sgradevoli, del tipo che si potrebbe definire una soluzione molto diluita di Marlene Dietrich.»

Rapporto con la madre: «Oh, lei la odiava, la figlia! La sua più grande cattiveria, ai mieri occhi, era stata darsi la pena di riempire con grande diligenza il questionario di un libro scritto da qualche imbecille (Guida allo sviluppo dei vostri figli.) pubblicato a Chicago.»

Il padre adottivo – amante: Humbert Humbert

I sentimenti di Humbert: «Sapevo di essermi innamorato di Lolita per sempre; ma sapevo anche che lei non sarebbe stata per sempre Lolita. Il primo gennaio avrebbe compiuto tredici anni. Entro un paio d’anni avrebbe cessato di essere una ninfetta e si sarebbe trasformata in una ragazza, e poi, orrore degli orrori, in una college-girl

Il sesso: «La mia vita fu maneggiata dalla piccola Lo in modo energico e sbrigativo, come se fosse un aggeggio privo di sensibilità del tutto separato da me; ma pur avendo una gran voglia di impressionarmi con quel mondo di “ragazzi tosti”, non era preparata a certe discrepanze tra la vita di una ragazzina e la mia. Soltanto l’orgoglio la trattenne dall’arrendersi; perché, in quella ben strana situazione, io ostentai un supremo candore e la lasciai fare.»

Lolita cresce – invecchia: «Ah, se era cambiata! La sua carnagione era ormai quella di una qualsiasi, volgare, sciatta liceale che divide i cosmetici con le amiche, spalmandoseli sulla faccia non lavata, le dita luride, senza curarsi di quale sozzo tegumento, di quale epidermide pustolosa venga in contatto con la sua pelle.»

Morte: «La guardai. La guardai. Ed ebbi la consapevolezza, chiara come quella di dover morire, di amarla più di qualsiasi cosa avessi mai visto o potuto immaginare. Di lei restava soltanto l’eco di foglie morte della ninfetta che avevo conosciuto. Ma io l’amavo, questa Lolita pallida e contaminata, gravida del figlio di un altro. Poteva anche sbiadire e avvizzire, non mi importava. Anche così sarei impazzito di tenerezza alla sola vista del suo caro viso.»

 (lm)

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