martedì , 12 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Personaggio in cerca d’autore: Antoine Roquentin

 

Nome: Antoine Roquentin

Padre: Jean-Paul Sartre

 

Perché tenere un diario: « La miglior cosa sarebbe scrivere gli avvenimenti giorno per giorno. Tenere un diario per vederci chiaro. Non lasciar sfuggire le sfumature, i piccoli fatti anche se non sembrano avere alcuna importanza, e soprattutto classificarli. Bisogna dire come io vedo questa tavola, la via, le persone, il mio pacchetto di tabacco, poiché è questo che è cambiato. Occorre determinare esattamente l’estensione e la natura di questo cambiamento.»

 

Inizio della stesura dei quaderni: «La prima pagina non ha data, ma abbiamo buone ragioni per pensare che essa preceda di qualche settimana l’inizio del giornale propriamente detto. Sarebbe dunque stata scritta al più tardi verso il principio del gennaio 1932.»

 

Il mestiere di storico: « Io non credo che il mestiere dello storico disponga all’analisi psicologica. Nella nostra partita noi abbiamo a che fare soltanto con sentimenti completi, ai quali diamo nomi generici come Ambizione, Interesse. Tuttavia se avessi un’ombra di conoscenza di me stesso questo sarebbe il momento di servirsene. »

La sua opera: «A quest’epoca […] si era stabilito da tre anni a Bouville per completare le sue ricerche storiche sul marchese di Rollebon.»

 

La malattia: « M’è accaduto qualcosa, non posso più dubitarne. È sorta in me come una malattia, non come una certezza ordinaria, non come un’evidenza. S’è insinuata subdolamente, a poco a poco; mi son sentito un po’ strano, un p0’ impacciato, ecco tutto. Una volta installata non s’è più mossa, è rimasta cheta, ed io ho potuto persuadermi che non avevo nulla, ch’era un falso allarme. Ma ecco che ora si espande.»

« È dunque questa, la Nausea: quest’accecante evidenza? Quanto mi ci son lambiccato il cervello! Quanto ne ho scritto! Ed ora lo so: io esisto — il mondo esiste — ed io soche il mondo esiste. Ecco tutto. Ma mi è indifferente. »

 

Gli effetti della Nausea: « Allora la Nausea m’ha colto, mi son lasciato cadere sulla panca, non sapevo nemmeno più dove stavo; vedevo girare lentamente i colori attorno a me, avevo voglia di vomitare. Ed ecco: da quel momento la Nausea non m’ha più lasciato, mi possiede.»

 

Rapporto con la gente: « Quanto a me, io vivo solo, completamente solo. Non parlo con nessuno, mai; non ricevo niente, non do niente.»

 

Opinione sulla sua vita: « Lo non ho avuto avventure. Mi son capitate delle cose, dei fatti, degli incidenti, tutto quel che si vuole. Ma non avventure. Non è una questione di parole; comincio a comprendere. V’è qualche cosa a cui tenevo più che a tutto il resto — senza rendermene ben conto. Non era l’amore, Dio, no, né la gloria, né la ricchezza. Era… Insomma, m’ero immaginato che in certi momenti la mia vita avrebbe potuto assumere un’essenza rara e preziosa. Non c’era bisogno di circostanze straordinarie: chiedevo soltanto un po’ di rigore. La mia vita presente non ha niente di molto brillante: ma ogni tanto, per esempio quando sentivo là musica nei caffè, riandavo indietro col pensiero e mi dicevo: in passato, a Londra, a Meknès, a Tokio, ho avuto momenti meravigliosi, ho avuto avventure. È questo che adesso mi vien tolto. Ho saputo d’improvviso senza ragione apparente, d’aver mentito a me stesso per dieci anni. Le avventure sono nei libri. Naturalmente tutto ciò che si racconta nei libri può accadere, ma non nello stesso modo. Ed è a questo modo ch’io tenevo tanto.»

 

Abitudini: la pipa: « Avevo voglia di accendere la pipa, ma mi seccava attirare la loro attenzione con lo scrocchio d’un fiammifero. »

 

La decisione di non scrivere più il suo libro: « Non scrivo più il mio libro su Rollebon; è finita, posso più scriverlo. Cosa farò dunque della mia vita?»

 

(lm)

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