domenica , 25 giugno 2017
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Pan è morto, evviva il Grande dio Pan

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Il dio Pan muore nella Roma dell’imperatore Tiberio, ma come tutte le divinità antiche ha riposato in attesa del ritorno nel mondo degli umani. A risvegliarlo ci ha pensato Arthur Machen, lo scrittore gallese ispiratore di alcune divinità lovecraftiane. Scrive James Hillman nel Saggio su Pan (traduzione di Aldo Giuliani, Adelphi, 1982) che «l’amore non gioca alcun ruolo nel mondo di Pan, fatto di panico, masturbazione, stupro, o nella sua caccia alle ninfe».

La figura di Pan, il satiro mezzo dio e mezzo caprone, figlio di Ermes e di Driope, sovrano delle campagne delle selve e dei pascoli, affonda le sue origini nella storia occidentale. Pan, tuttavia, è una divinità particolare. Non solo per essere noto come un dio dalle qualità spiccatamente sessuali (un sontuoso protagonista dell’onanismo divino), ma anche per aver potuto godere di una morte e di svariate resurrezioni letterarie. Il nostro Pan avrebbe, infatti, ricevuto il benservito dalla vita, durante il regno di Tiberio, tra il 14 e il 37, così come racconta Plutarco ne Il tramonto degli oracoli. Un dio sacrificato per celebrare la caduta del politeismo e far posto all’incombente trionfo della cristianità.

Dalla Roma degli antichi dobbiamo spostarci in Galles alle fine dell’Ottocento. Pan, infatti, non muore per tutti. Il mito viene ripreso e adattato da Arthur Machen, noto scrittore del soprannaturale e dell’orrore. Il romanzo che ne viene fuori è Il Grande Dio Pan (ultima edizione italiana per i tipi della Fanucci nel 2005), pubblicato per la prima volta nel 1890 e poi aggiornato in edizione definitiva nel 1894. Ne parlerà benissimo anche Howard Phillips Lovecraft nel suo testo critico Supernatural Horror in Literature (oggi rintracciabile in Teoria dell’orrore, Bietti) prendendola come spunto per alcune delle sue opere e per condensare il suo pantheon di divinità ai confini del cosmo.

Machen crede nella teoria darwiana dell’evoluzione della specie. Ci crede a tal punto da pensare che la realtà sia completamente illusoria (nel romanzo si legge che «Esiste un mondo reale, ma è oltre questo incanto»), e che i veri padroni del mondo siano delle antiche divinità che strisciano carponi sulla terra, pronte a tornare tra gli uomini per dominarli o, meglio ancora, spazzarli via. Tra queste c’è il grande dio Pan. Fa tanto Lovecraft, ma è Machen. La storia è tipica. Una donna viene operata al cervello per aprire il suo occhio interiore ed entrare in contatto col Grande dio Pan. L’incrocio però non funziona, perché Pan è la mostruosità della natura, il portatore sano del timor panico, sovrano, quindi, dell’incontrollata paura. I risultati, come potete immaginare, saranno catastrofici.

Al cinema Pan non gode di una grande filmografia. Di recente una sua apparizione, o citazione, è stata appena sfiorata dalla riduzione cinematografica di Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo, scritto da Rick Riordan e adattato per lo schermo dal regista Chris Columbus, perché il satiro Grover Underwood, che nel romanzo è sempre alla ricerca di Pan, nel film, invece, non menziona la sua divinità di riferimento.

Bisogna accontentarsi, e forse è pure meglio. Vedere Pan, come scrisse Machen, è sollevare il velo. Qualcuno di voi vuole davvero vedere la vera realtà e sfidare la beata ignoranza? Il dio Pan muore nella Roma dell’imperatore Tiberio, ma come tutte le divinità antiche sta riposando in attesa del ritorno nel mondo degli umani.

(rrb)

Informazioni su Rosario Battiato

sopravvive soltanto a temperature basse e in ambienti chiusi. Ha studiato Storia, ma ha la tendenza a fare il giornalista e a costruire un pastiche al giorno. Fondatore di Asterischi.

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