domenica , 25 giugno 2017
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“Non ho paure letterarie”. L’intervista a Carlos Fuentes su El Paìs

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Riportiamo la nostra traduzione di un’intervista a Carlos Fuentes pubblicata su El País il 14 maggio 2012. Clicca qui per leggere l’articolo originale. 

Carlos Fuentes è arrivato a Buenos Aires agli inizi di maggio per partecipare alla Fiera del Libro. Aveva appena consegnato un libro alla sua casa editrice e già ne aveva un altro per la testa, passava da un pranzo a una cena, ha firmato copie per tre ore, ricevuto decine di giornalisti, uno dietro l’altro, risposto a centinaia di domande senza esitare, senza indugiare, senza essere in dubbio nemmeno su un nome o una data. E i suoi 83 anni hanno continuato a passeggiare fra l’America e l’Europa, senza segni di stanchezza. Il segreto ha molto a che vedere con la sua passione per la scrittura.

“Il mio rimedio per la giovinezza è lavorare molto, avere sempre un progetto da portare a termine. Ora ho terminato un libro, Federico en su balcón, ma ne ho già in mente uno nuovo, El baile del centenario, che comincio a scrivere lunedì in Messico”.

Domanda. Nessuna paura del vuoto della pagina in bianco?

Risposta. Non ho paure letterarie. Ho sempre saputo bene quello che volevo fare, mi sveglio e lo faccio. La mattina mi alzo e fra le sette e le otto sono già a scrivere.Ho le mie note e comincio. Così fra i miei libri, mia moglie, i miei amici e i miei amori, ho abbastanza motivi per continuare a vivere.

D. Non crede che con l’avanzare dell’età non si diventa più saggi ma soltanto più ottusi man mano che ci si rinsaldanelle proprie vecchie convinzioni?

R. Dipende dalla persona. Io sono molto amico di Jean Daniel, il direttore del Nouvel Observateur. È un uomo che ha appena compiuto 91 anni ed è più lucido di me e lei messi insieme. Nadine Gordimer ne ha più di novanta. Luise Rainer, l’attrice, che incontro spesso a Londra, ha 102 anni. Andiamo insieme a cena, si mette un cappello ed è felice della sua vita. Non esistono regole. Il fatto è che quando si arriva a una certa età, o si è giovani dentro o sei fottuto.

Le strade di Buenos Aires fanno ricordare a Carlos Fuentes la sua adolescenzafra le risate,come se fosse ieri, immune alle trappole della nostalgia.

R. Ho vissuto per molto tempo a Buenos Aires perché mio padre vi era arrivato come consigliere dell’ambasciata del Messico nel 1943.Siccome il ministro dell’istruzione era Hugo Wast, nella scuola si dava un’educazione fascista.E ho detto a mio padre: “Ascolta, io vengo dalla scuola pubblica di Washington, tutto questo non lo sopporto”. E mio padre mi ha detto: “Hai completamente ragione, hai 15 anni, pensa a divertirti”. E questo ho fatto. Nel giro di un annosono diventato sostenitore dell’orchestra di Aníbal Troilo. Lo seguivo dappertutto. La libreria Ateneo mi ha nutrito con la letteratura argentina, misono innamoratodi una vicina che aveva il doppio dei miei anni. Io avevo 15 anni, lei 30. E ogni volta che torno ho la sensazione di ringiovanire, di tornare ad avere 15 anni, ma dov’è la francesina di fronte?

D. Era corrisposto?

R. Mmmolto corrisposto perché il marito era impegnato tutto il giorno a girare film

D. Come le sembra adesso la città?

R. È cambiata poco, è una città identica a se stessa. È una cittàche si è fatta durante il grande auge dell’agricoltura e del bestiame, a partire da [Domingo F. ] Sarmiento (1811-1888) fino al 1940. Ma ci sono ancora gli stessi grandi viali, gli stessi grandi hotel…Messico è una città più antica, prima una città indiana e più tardi una grande città coloniale. Ma questo invece nel 1820 era un villaggio, ha fatto poi un grande salto e ed è diventata Buenos Aires, la città più affascinante e moderna dell’America Latina. In quegli anni gli argentini disprezzavano moltoil resto dell’America: i brasiliani erano brutti, noi messicani pistoleri. Adesso ormai siamo tutti uguali.

D. Ballava il tango?

R. Lo ballo molto bene. C’è stata una cena a Montevideo offerta dal presidente [Julio María] Sanguinetti al presidente [Ernesto] Zedillo. Sanguinetti balla il tango stupendamente. Ha ballato con sua moglie… Quanti applausi!… E ha detto a Zedillo: “Ora, tocca a lei”. E il presidente mi ha detto: “Carlos, rappresentami”. E io ho ballato con mia moglie. Ho rappresentato il Messico grazie al tango.

P. Uno scrittore che viene trattato quasi come un capo di Stato, come se la cava ad ascoltare?

R. Uno scrittore deve ascoltare perché altrimenti non sa come parla la gente.Ieri sera, per esempio, ho passato due o tre ore autografando libri alla fiera. Ma soprattutto per ascoltare la gente, per vedere che pensa. Ma, più che altro, sono io che chiedo a loro.

 

Fuentes sta leggendo due libri. Uno è Mañana o Pasado, del suo compatriota Jorge Castañeda riguardo l’attualità messicana – “un libro molto intelligente, con cui a volte sono d’accordo e a volte no, ma che offre una visione molto intelligente”—e l’altro è Los Living, di Martín Caparrós. “Un ottimo libro di un ottimo scrittore”. Gli è piaciuto anche Libertad, di Jonathan Franzen: “Rompe i canoni e le restrizioni del romanzo americano. Ci mette tutto, giornalismo, politica, sport… e tutto vi entra in maniera naturaleper dare una visione completa di queste persone così oneste e simpatiche da sembrare dei mostri, che però sono circondate da un vero mondo di cultura”.

Quando ha pubblicato in Spagna il suo saggio La gran novela latinoamericana ha sottolineato che il cileno Roberto Bolaño non compariva nel libro perché non lo aveva letto e non le piaceva giudicare quello che non conosce. Sperava di leggerlo quando avesse avuto più calma. Non deve ancora averla trovata. Si dichiara assalito dalla quantità di libri e scrittori che escono ogni anno in America Latina.

D. Di cosa trattano il suo ultimo libro e quello che sta per cominciare?

R. In quello che ho concluso, Federico en su balcón, Nietzsche appare resuscitato su un balconealle cinque del mattinoe io avvio una conversazione con lui. E quello che sto per cominciare, El Baile del Centenario, termina una trilogia dell’Età Romantica, che copre un tempo che va dalla celebrazione del centenario dell’indipendenza nel settembre del 1910, organizzata da Porfirio Díaz, e la celebrazione della fine del centenario nel 1920, organizzata da Álvaro Obregón con José Vasconcelos, così da coprire dieci anni della vita del Messico.Ho già molti capitoli, note e personaggi.C’è una donna in particolare che mi interessa molto, che non vuole dire nulla del suo passato e che si va scoprendo a poco a poco, fino a raggiungere il mare e liberarsi.

D. C’è qualcosa che la attrae particolarmente di questo inizio di secolo?

R. Mi affascinano i cambiamenti che stiamo vivendo. Chi le avrebbe mai detto che i cambiamenti sarebbero partiti dal Nord Africa?E che da lì si sarebbero estesi a buena parte dell’Europa e degliStati Uniti, dove molti miei studenti mi dicono: “Sono laureato e non trovo lavoro”. Oppure… “Mio padre è asceso alla classe mediae io sento che sto scendendo alla classe lavoratrice”. Anche in America Latina ci sono forti cambiamenti, nonostante si sia mantenuta una certa stabilità. Prima i problemi cominciavano in America Latina. Ora sembra che arrivino in America Latina. Ed è un mondo che non sappiamo nominare. Se qualcuno dice a Dante, come si sente stando in pieno Medioevo?, lui ci direbbe: “E cos’è il Medioevo?” Non possiamo nominare questa epoca, eppure sentiamo che qualcosa sta cambiando. Il Rinascimento sapeva di essere il Rinascimento, il Medioevo non sapeva di essere il Medioevo.

D. Com’è il suo rapporto con Internet e le reti sociali?

R. Io sono rimasto al fax; scrivo a mano su una pagina biancacon la penna, correggo nella pagina anteriore. È mia moglie che mi tiene informato sulle novità. Prima dicevo vado a cercare sull’Enciclopedia Britannica mentre ora mia moglie mi dice no, tocca un tasto ed è fatta.

D. Crede che nell’ultimo decennio si sia prodotta una specie di rivoluzione silenziosa da parte delle donne?

R. È stata clamorosa, non silenziosa. Ma non è un problema che è cominciato oggi. La sua è una vittoria dell’umanità, non solo delle donne.

D. Cosa pensa dell’espropriazione del 51% delle azioni della Repsol da parte del YPF?

R. In Messico abbiamo naturalizzato il petrolio nel 1938. Ci sono azioni che che ogni Governo ha la facoltà di compiere, dopodiché ci sono le conseguenze di queste azioni. Ed è questo che ancora non sappiamo. Vediamo quali conseguenze avrà quest’azione. I problemi interni dell’Argentina, che sono tanti, vengono risolti con un colpo di prestidigitazione che incontra l’appoggio di tutta la società. Qui persino Menem si è dimostrato a favore di questa misura. Così si dimenticano alcuni errori, tanto ne arriveranno altri.

Informazioni su Laura Coletta

Laura Coletta
Classe 1988, Caserta. Laureata in lingue e letterature straniere, si sta specializzando in traduzione letteraria. Vive di grandi passioni, caute aspettative e affetti autentici. Può bastare.

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