giovedì , 14 dicembre 2017
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MilleSicilie – Camilleri racconta Quisquina, loco oscuro

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Non solo città nell’immenso calderone delle MilleSicilie. Andrea Camilleri, ricostruendo un pezzo della storia siciliana dell’immediato secondo dopoguerra tempestato dalle lotte sanguinose per l’abolizione del latifondo (dove il sangue, come è noto, scorreva solo da una parte), non ha potuto fare a meno di tratteggiare uno splendido bosco in provincia di Agrigento e compreso, oggi, tra i comuni di Cammarata, San Giovanni Gemini e Santo Stefano di Quisquina. L’autore agrigentino ne fa menzione in Le pecore e il pastore, pubblicato per i tipi della Sellerio nel 2007, dove narra che «il bosco che c’era tra Santo Stefano e Cammarata, a quasi mille metri d’altizza, era un tempo accussì selvaggio et aspro e forte che la luce del sole non ce la faciva a passare attraverso il fitto del fogliame e chi ci si avventurava non arrinisciva più a distinguere se era jorno o se era notte». Il romanzo, che muove da una matrice storica senza rinunciare all’abituale incursione nel giallo, è anche una scusa per narrare la storia di questo luogo. «I primi arabi conquistatori lo chiamarono koschin, che veni a dire loco oscuro. Po’, a picca a picca, il nome si cangiò in Quisquina». Oggi troviamo la Riserva Naturale Orientata “Monte Cammarata”, istituita nel 2000, segno innegabile della stratificazione culturale dell’Isola.

(rrb)

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