sabato , 29 aprile 2017
Le news di Asterischi

L’uomo dell’anno non veste giacca e cravatta

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L’elenco delle prime volte è prerogativa del TIME. Primo news magazine settimanale statunitense. Primo ad eleggere il Man of The Year. Primo a onorare come uomo un non-umano.

È un’usanza dal 1927, ad appena quattro anni di vita del magazine, quando The Man Of The Year fu Charles Lindbergh. Il più giovane da sempre tra gli eletti, l’allora venticinquenne aviatore aveva conquistato il TIME e l’America con la sua sensazionale impresa della traversata transoceanica senza scalo, il 21 Maggio dello stesso anno. Da quel dicembre, ogni dodici mesi il Time sfila una virtuale passerella di uomini chiacchieratissimi. Imprenditori come Chrysler si alternano a personalità spirituali come Gandhi, eletto nel 1930 quando, per la legge dei primi, rappresentava anche il primo non americano, e Papa Giovanni XXIII, il primo Papa-Uomo dell’anno. Non mancano certo i Presidenti degli Stati Uniti, e in appello abbiamo un Franklin Delano Roosvelt per ben tre volte; Truman e il suo Segretario di Stato l’anno successivo; Eisenhower e JFK; Nixon, Carter e Reagan. Generali, dittatori, aristocratiche amanti, re e regine, persino Hitler, che è stato eletto ma non ha meritato la foto in copertina. Sfogliare quelle pagine significa stilare un’affascinante mappatura dei tempi e dei relativi prodotti sociali, un po’ come immergersi in un’epoca e viverla a livello mondiale.

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Ieri, 26 Dicembre 1982, il Time decide di eleggere Uomo dell’Anno un vincitore che proprio uomo non è. Il Computer. Una storia lunga e affascinate, quella di questo neoeletto non-umano, con avi lontanissimi e da ogni parte del mondo, comincia presumibilmente nel XVII secolo con la macchina di Pascal, il progenitore della calcolatrice. Continua con la Macchina Analitica a vapore di Babbage, progettata a cavallo tra il 1800 e il 1900, che da calcolatore si trasforma in un vero e proprio dispositivo con unità di memoria. È Van Bush che nel 1930 inventa il memex, colossale marchingegno fatto a scrivania, introducendo per la prima volta il concetto di macchina programmabile per uso casalingo. Da allora la storia informatica ha conosciuto lo Z1, il primo ad essere basato sul sistema binario; l’Atanson Berry Computer, dove si parla di digitale, ossia di completamente elettronico; l’Elea 9300 della Olivetti, il primo rudimentale personal computer; l’HP dotato di transistor e tastiera; lo Sphere 1 e poi l’Apple II. Ma il computer, che ieri ha scansato le personalità in carne e ossa, o meglio, in giacca e cravatta, dell’anno che stiamo per lasciarci alle spalle, è l’IBM 5150, 3000 dollari il suo valore. Sarà lui, fisicamente riconoscibile, empirica figura con ossa di chip e materia grigia chiamata processore, o questo inconsueto vincitore, con cui il Time segna un’altra prima volta, sarà qualcosa di metafisico, qualcosa che ci cala nei tempi moderni? Sarà un’avanguardia, una provocazione, un far-parlare-di-sé o un rilevante punto esclamativo all’attenzione dell’umanità che sta scendendo di un gradino? In fondo mancano due anni a quel 1984 predetto da George Orwell, dove l’uomo diventa un codice e la Storia qualcosa di riscrivibile.

Ma non perdiamoci in vaneggiamenti catastrofici. Il computer quest’anno ha fatto parlare: il più vecchio e allo stesso tempo neonato vincitore del Time magazine oggi trionferà. C’è da capire chi poi ne assaporerà i meriti. Perché è ancora l’uomo, in fondo, quello cui tocca ritirare i premi e accaparrarsi i bottini.

Informazioni su Debora Borgognoni

Debora Borgognoni
Nasce a Pavia nel 1980. Dopo il diploma in Lingue Europee, studia fotografia professionale alla John Kaverdash School Academy di Milano e nel frattempo pubblica per Albatros il suo libro d’esordio “Caro diario…”

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