giovedì , 14 dicembre 2017
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L’uomo che voleva salvare la morte

rondini

Tornava una rondine al tetto, l’uccisero: cadde tra spini. Un ritorno negato, una traiettoria spezzata, il grottesco che interrompe il sublime del volo. Qualcuno si chiederà perché scomodare Giovanni Pascoli, senza che una stella cada dal cielo, senza che agosto unga i nostri corpi. Sarebbe forse banale, anche se romantico, e soprattutto sarebbe ingiusto. Perché la filosofia di un corpo che rovina, di una stella che scoppia e diventa oblio, è forse quanto di più immanente nella vita dell’uomo. L’occasione della riflessione, certo, è data dall’uccisione del carabiniere di Maddaloni, e dal grave ferimento dell’altra divisa in piazza Montecitorio. Ma si riferisce a tutti quelli che, nel bene o nel male, tornano.

Ella aveva nel becco un insetto, la cena dei suoi rondinini. Quando ci raggiunge la notizia della scomparsa di un’anima a noi cara, tutti regrediamo allo stato di rondinini. Smarriti annaspiamo, pigolando, nei nidi. Eppure non tutti, come il Pascoli, la cui attesa di quel giorno d’estate fu vana, hanno così presente l’idea della morte. E forse oggi sono, siamo, sempre meno. Perché nella società consumistica la morte è un concetto da abolire. La osserviamo infastiditi, cinicamente, a una distanza proporzionale alla scala degli affetti. Ma fino a quando non entra almeno nel nostro giardino, non ci riguarda. Non è bastato avere “ucciso” Dio, ora serve uccidere anche la morte stessa. È questo il paradosso dell’uomo moderno che, inseguendo conoscenze labili, e tralasciando i macrosistemi, rassomiglia sempre più a un animale. Giovanni ne ebbe, in qualche modo, sentore. “Troppa questa morte? Ma la vita, senza il pensiero della morte, senza, cioè, religione, senza quello che ci distingue dalle bestie, è un delirio, o intermittente o continuo, o stolido o tragico”.

Il poeta. Giovanni Pascoli fu un anarchico per caso. Costretto a crescere troppo presto, una tragedia dietro l’altra, guardò il mondo, “l’atomo opaco del male”, sempre da lassù, abbarbicato a quel nido in cui conobbe la sofferenza. Eppure accanto alle idee libertarie, non poté nascondere l’amore per i sistemi. Tutta la sua esistenza fu impegnata a ricostruire faticosamente ciò che gli era stato tolto. Non andò bene, ma non conta. Limitiamoci a immaginare, per un attimo, quel fanciullino come un eroe che non si arrende, che non accetta le ingiustizie.

Informazioni su Antonio Leo

Elementari. Classico tema: Cosa vuoi fare da grande? Scrissi: il "cronista". Da allora non ho smesso di provarci. Scrivo per il QdS e per StartupCt. Mi piace il cinema e la letteratura americana. Per il resto, chiedete alla polvere.

Un commento

  1. Buon pezzo.

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