sabato , 29 aprile 2017
Le news di Asterischi

L’ultima luce e l’ultima ombra sull’America

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Il Chicago Sunday Tribune esce stamattina, domenica 18 Ottobre 1931, con due titoli che rimarranno nella storia dell’America: «Thomas A. Edison dies in sleep at 84» e «U.S Jury convicts Capone». Thomas Edison muore nel sonno a 84 anni. Il Tribune ci conforta: «Death painless for man who lighted world. (Una morte indolore per l’uomo che ha illuminato il mondo).» Ha illuminato il mondo, dice, ed è vero: una citazione presa in prestito dalla rivista Life, che in un’edizione speciale, lo posizionava in vetta a una classifica delle cento personalità degli ultimi mille anni, riconoscendogli appunto di aver «illuminato il mondo» grazie all’invenzione della lampada a incandescenza. In senso figurato e in senso letterale, Edison ci ha regalato sogni, e stanotte muore a West Orange, New Jersey, dopo una lunga e prolifica vita di trionfi.

Eppure il Tribune stampa un titolo di apertura imponente che non riguarda la morte di Thomas Alva Edison. È Alphonse Gabriel “Al” “Scarface” Capone il festeggiato, è a lui che spetta lo spazio di nove colonne in orizzontale. Festeggiato si fa per dire, perché mentre Edison spira lasciando a noi la luce, Al Capone fa calare l’ultima ombra su Chicago.

Al Capone condannato

Solo qualche giorno fa abbiamo parlato del debutto di Dick Tracy, l’incorruttibile poliziotto ideato dal fumettista Chester Gould, e del suo acerrimo nemico, il boss Alphonse “Big Boy” Caprice. Gould non c’è andato per il sottile, e i volti dei nemici sono stati soltanto un po’ imbruttiti. È il vero volto di Dick Tracy e dei suoi amici che oggi scopriamo con sollievo: l’agente speciale Elliot Ness e gli Intoccabili. Dove si è spostato il filo della finzione? Quanta porzione di realtà è stata catturata in questa domenica 18 Ottobre 1931? Come eroi di un fumetto, gli Intoccabili hanno colpito Al Capone con un’accusa apparentemente marginale. Perché il gangster è anche un imprenditore che si è mosso su due piani distinti: le attività illegali legate al proibizionismo e quelle legali con la possessione di società di ristorazione e abbigliamento ben alla luce del sole. E se per ciò che è legale, Capone, dopo la crisi nera di due anni fa, si guadagna persino un posto in Paradiso per aver distribuito ai nuovi poveri americani cibo e abiti, nelle imprese “oscure” si è guardato bene dal non apporre la sua firma. Ness e la sua squadra brancolavano nel buio finché, a seguito di una riuscitissima operazione di intercettazione di un carico di alcool, è saltato fuori il libro paga dei traffici illegali del boss. Ma per non allontanarsi da questa realtà da fumetto, in cui la giustizia vince e il Bene è il valore supremo, Ness e i suoi fanno in modo di sostituire la giuria prevista per il processo di ieri, probabilmente “venduta”, con una incorruttibile.

Durante il processo

Alphonse Gabriel, l’italiano figlio di un barbiere e di una sarta di Castellammare di Stabia, nato a Brooklyn trentadue anni fa, compagno di scuola di Lucky Luciano fino a quando non viene cacciato dall’istituto per aggressione a un’insegnante; Scarface, il ragazzo rissoso che si procura quella ferita profonda sul volto offendendo la sorella di Frank Galluccio; The Big Fellow, il gangster che eredita il comando da Johnny Torrio quando lascia l’America per tornare in Italia; Al Capone, l’imprenditore killer nominato «nemico numero 1 di Chicago» dall’FBI. Tutti questi uomini ne racchiudono uno, in quel panciotto gessato e nel Borsalino nero e bianco, in quel sorriso di sfida e nell’incredulità di ieri di fronte a una condanna di 17 anni per evasione fiscale.

Informazioni su Debora Borgognoni

Debora Borgognoni
Nasce a Pavia nel 1980. Dopo il diploma in Lingue Europee, studia fotografia professionale alla John Kaverdash School Academy di Milano e nel frattempo pubblica per Albatros il suo libro d’esordio “Caro diario…”

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