martedì , 23 maggio 2017
Le news di Asterischi

Letture d’autunno

(illustrazione di Germana Ferlito)

Ci sono degli autori che immancabilmente si presentato alla porta quando pensi alla lande marroni, alle foglie morte, ai primi tè caldi, alle burrasche, alla fosca intransigenza di una stagione che ti accompagna nel periodo dell’anno da passare in casa, avvolto tra comodi plaid, qualche libro, una scacchiera e pochi amici. Come dicevamo, alla porta del nostro scantinato, si è presentato un vecchio scrittore, morto purtroppo appena qualche mese fa, ma sicuramente dono di questa stagione. Ray Brabdury, conosciuto certamente per Fahrenheit 451 e Cronache marziane, in realtà ha prodotto due splendidi esemplari di letteratura autunnale (e non solo per i titoli): Paese d’ottobre e Il popolo dell’autunno. Nel primo caso ci troviamo di fronte ad una raccolta di racconti scritta per un Paese «fatto più che altro di cantine, cellieri, carbonaie, soffitte, credenze, sgabuzzini, tutti sul lato opposto al sole». Insomma, scrive Bradbury, è un Paese «di gente autunnale, con pensieri soltanto autunnali, il cui passo di notte sui marciapiedi ha suono di pioggia…». Così queste piccole e deliziose perle dalle atmosfere rarefatte, dagli istinti malati, dal vago sapore di neogotico, scivoleranno via come biscottini da intingere nelle vostre tazze di latte caldo (o tè, se preferite). Il popolo dell’autunno, invece, vi porta in stagione inoltrata – siamo ad una settimana dalla festa di Halloween – quando un circo magico, la più classica delle apparizioni fanciullesche, si presenta in città. Saranno proprio due ragazzi a vivere la loro battaglia contro le forze del male. Seguendo il buon esempio del vecchio Ambrose Bierce vi diciamo che bisogna avere rispetto dell’autore e della sensazione che vuole creare, quindi da leggere rigorosamente rannicchiati sotto le coperte, preferibilmente da soli (non vi stiamo chiedendo il lume di candela, ma sarebbe preferibile) così da agevolare il viaggio nei mondi oscuri e inaccessibili dell’adolescenza. Per alcuni critici senza Il popolo dell’autunno non avremmo avuto It di Stephen King. Questo non lo sappiamo, ma di certo possiamo dirvi che senza il popolo non avrete l’autunno che meritate.

Poi ci sono gli autori che avete sempre sul comodino e che non pensate possano cadere giù come foglie, in silenzio, senza inneggiare troppo alla stagione del letargo. Cambiamo anche genere, e sentiamo il ritmo cadenzato dei passi stanchi di Pablo Neruda, che nella sua Residenza sulla terra II ci informa, alla fine, del ritorno dell’autunno. «Il cavallo del vecchio autunno ha la barba rossa/e la bava della paura gli copre le mascelle/e l’aria che lo segue è simile all’oceano/e profuma di un vago marciume sotterrato»; una raccolta dai toni, più che riposati, volti al riposo: «Voglio solo un riposo di pietre o di lana,/voglio solo non vedere stabilimenti né giardini,/né mercanzie, né occhiali, né ascensori». Per ricordarci che Neruda non è solo amore, che qualche volta ha bisogno di riposare anche da quello, per ritrovare un po’ di sé perduto. Nel tempo che non passerete guardandovi allo specchio per controllare cosa avete perso durante l’anno e cosa invece è rimasto uguale, leggete Neruda. E se proprio non vi trovate più passate a La cura di Hermann Hesse. Chissà che assieme a lui non possiate sentirvi un po’ lontani dal mondo, immersi nei dettagli della vita, riscoprendo pure il piacere del cibo, che l’estate di certo avrà un po’ smorzato. Nutrire anima e corpo. Noi, per esservi d’aiuto al cento per cento, vi consigliamo anche il nutrimento del corpo; quello dell’anima è dentro i libri, che scrivete dentro e leggete fuori. «Così, probabilmente, anche questa pioggia era opera mia ed io mi sentii pronto ad assumerne la responsabilità».

(articolo originariamente pubblicato sullo speciale Asterischi #1 Leggere d’autunno)

(as) (rrb)

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