martedì , 26 settembre 2017
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Le ossa di morto di Ercole Patti

«Accanto ai pesanti frutti di marzapane che raffiguravano mele, susine, cipolle e fichidindia dipinti con colori accesi e lustri, biancheggiavano le “ossa di morto” sulle loro piccole basi scure fatte di una pasta gustosa e un po’ morbida mentre la parte superiore scricchiolava sotto i denti frantumandosi come calce secca».

Cuoco: Ercole Patti

Ingredienti

500 g di farina

500 g di zucchero semolato

2 chiodi di garofano

Cannella

Preparazione: Setacciate la farina e mescolatela con un pizzico di cannella e i chiodi di garofano polverizzati. Su fiamma bassa, sciogliete lo zucchero con poca acqua; lasciate intiepidire e amalgamatelo con la farina, incorporando l’acqua necessaria per ottenere un composto abbastanza consistente e omogeneo. Lavoratelo per qualche minuto; poi distribuite l’impasto in formine, oppure decorate ciascun pezzetto, incidendone la superficie con un coltellino. In entrambi i casi lasciate asciugare i dolcetti per  2 giorni.  Quando si saranno induriti (se necessario aspettate altre 24 ore), estraeteli dagli stampini e inumidite la parte inferiore con poca acqua; disponeteli in una teglia rivestita di carta da forno e infornate a 160° per venti minuti circa. Appena la base dei biscotti si sarà caramellata lasciando in superficie il decoro biancastro, sfornateli e lasciateli raffreddare.

Periodo di produzione: «Si era nella seconda metà di ottobre, già c’era in giro l’atmosfera della festa dei Morti i cui dolci riempivano le vetrine delle pasticcerie di via Etnea».

Forme tipiche (da cui deriva il nome): «Le antiche formelle di coccio smaltato dalle quali erano ricavati quei dolci riproducevano mazzetti di fiori e oggetti informi e misteriosi; alcuni raffiguravano piccole tibie, scheletrini e graziosi teschi il cui corpo era avvolto nel lenzuolo come venivano descritti ai bambini “i morti” nell’atto di aggirarsi nelle case la notte del 2 novembre per nascondervi i doni destinati a loro che la mattina dopo li avrebbero cercati col cuore in gola».

«Faceva un certo effetto mangiare quei dolci proprio in quella ricorrenza quasi che si volesse festeggiare la celebrazione dei defunti divorandone simbolicamente i resti».

 

Da Un bellissimo novembre, Milano, Bompiani, 1971.

(a cura di Rossana Barbagallo)

 

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