martedì , 27 giugno 2017
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Le Horla, il mostro più antico dell’uomo

C’è un Maupassant che non ti aspetti. Il maestro del racconto moderno, irriverente accusatore della società borghese, fu l’ideatore di una creatura tra malattia mentale e presenza soprannaturale.

Le Horla (Le Horla e altri racconti dell’orrore, Newton, Tascabili Economici 100 Pagine 1000 lire, numero 140) è un mostro che si presenta in punta di piedi. Dapprincipio sembra un “innocuo” disturbo mentale, uno di quelli che ti fa vedere e udire cose-che-non-dovresti-vedere-e-udire. Poi il fastidio comincia a diventare ossessione. Il confine tra l’organico del cervello e l’altro del soprannaturale si assottiglia. Forse cosciente di questa duplice interpretazione, che poi è un topos di tanta letteratura fantastica, Maupassant realizza almeno due versione del racconto. La seconda è quella che scansa e accoltella, senza mai ucciderla definitivamente, la spiegazione psichica. Si tratta, in definitiva, di un essere antico, che esisteva già prima dell’uomo, e che ha deciso di perseguitare il malcapitato protagonista.

Ecco cosa scrive ad un certo punto. «È venuto, Colui che prevedevano i primi terrori dei popoli primitivi, Colui che esorcizzavano i sacerdoti inquieti, che gli stregoni evocavano nelle notti scure, senza vederlo apparire ancora, a cui i presentimenti dei padroni effimeri del mondo prestarono tutte le forme mostruose o graziose degli gnomi, degli spiriti, dei geni, delle fate, dei folletti». Poi cita i classici riferimenti dell’epoca come Mesmer (anche Poe si ispirò alle opere del medico austriaco per scrivere splendide cose come Rivelazione mesmerica e La verità sul caso di Mr. Valdemar) per lasciarci senza soluzione perché «Lui è venuto, il… il… come si chiama… mi sembra che mi gridi il suo nome, ma io non lo sento…».

Anche sul nome della creatura, praticamente intraducibile, ci sono state differenti interpretazioni tra cui Ce Horla come anagramma di cholera, anche se l’interpretazione più semplice è Hors La, nel senso di espulsione del corpo estraneo. Una concezione che non stupisce perché il francese viveva in una realtà dove l’uomo era schiacciato da entità più o meno consistenti e reali.

Al cinema bisognerà attendere il 1963 per vedere trasposto il racconto in Horla – Diario Segreto di un pazzo di Reginald Le Borg. Mai attesa fu più vana perché il film, che mette dentro la storia anche un altro racconto di De Maupassant che si chiama Diario di un magistrato, non si stacca dalla mediocrità complessiva, nonostante la presenza di Vincent Price.

(rrb)

Consigli di lettura: Guy De Maupassant, Le Horla  (clicca per acquistare)

Informazioni su Rosario Battiato

sopravvive soltanto a temperature basse e in ambienti chiusi. Ha studiato Storia, ma ha la tendenza a fare il giornalista e a costruire un pastiche al giorno. Fondatore di Asterischi.

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