martedì , 27 giugno 2017
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Le città invisibili – La Valparaíso di Pablo Neruda

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 Nome: Valparaíso

Esploratore: Pablo Neruda

Libro: Confesso di aver vissuto, traduzione a cura di Agata Sapienza

Origini della città: «Le colline e la pienezza marina diedero forma alla città e la fecero uniforme, non come un quartiere, ma con la disparità della primavera, con la contraddizione dei suoi dipinti, con la sua sonora energia. Le case si fecero colori, in loro si riunirono l’amaranto e il giallo, il carminio e il cobalto, il verde e il porpora. Così portò a termine, Valparaíso, la sua missione di porto vero, di vascello incagliato ma vivente, di navi con le loro bandiere al vento. Il vento dell’Oceano Pacifico meritava una città di bandiere».

Caratteristiche: «Valparaíso è segreta, sinuosa, sgomitante».

«Valparaíso […] apre le sue porte al mare infinito, alle grida delle strade, agli occhi dei bambini».

Gli abitanti: «Nelle eccentriche vite che scoprii mi sorprese la suprema unione che mostravano con lo straziante porto».

«Per le colline si sparge la povertà come una cascata. Si sa quanto mangia, come si veste (e anche quanto non mangia e come non si veste) l’infinito popolo delle colline. I vestiti stesi come bandiere in ogni casa e l’incessante proliferare di piedi scalzi rivelano con il loro alveare un interminabile amore».

La notte: «Improvvisamente sentii invadermi da una strana e affascinante influenza. Era una fragranza di montagna, un odore di prateria, di vegetazione cresciuta con la mia infanzia e che avevo dimenticato nel fragore della mia vita in città. Mi sentii riconciliato con il sonno, avvolto dalla ninna nanna della terra materna. Da dove veniva quella silvestre palpitazione della terra, quella purissima verginità di aromi?».

Le scale: «Le scale partono dal basso e dall’alto e si ritorcono arrampicandosi. Si assottigliano come capelli, danno una leggera tregua, diventano verticali. Hanno le vertigini. Precipitano. Si allungano. Retrocedono. Non finiscono mai. Quante scale? Quanti gradini di scale? Quanti piedi sui gradini? Quanti secoli di passi, a salire e scendere con il libro, con i pomodori, con il pesce, con le bottiglie, con il pane? […] Scale! […] Se percorressimo tutte le scale di Valparaíso avremmo fatto il giro del mondo».

Il porto: «Il porto è un dibattito tra il mare e la natura evasiva delle cordigliere».

La paura: «Valparaíso a volte si scuote come una balena ferita. Traballa nell’aria, agonizza, muore e risuscita. Qui ogni cittadino porta con sé un ricordo del terremoto. È un petalo di spavento che vive attaccato al cuore della città. Ogni abitante è un eroe sin da prima di nascere. Perché nella memoria del porto c’è quella disgrazia, quel trasalire della terra che trema e il rauco rumore che arriva dalle profondità, come se una città sottomarina e sotterranea si mettesse a rintoccare le sue campane sepolte per dire all’uomo che è tutto finito. A volte, rotolati i muri e i tetti tra la polvere e le fiamme, tra le grida e il silenzio, quando sembra già tutto definitivamente quieto nella morte, esce dal mare, come ultimo spavento, la grande onda, l’immensa mano verde che, alta e minacciosa, sale come una torre di vendetta spazzando la vita che rimane intorno.  Tutto comincia a volte con un leggero movimento, e quelli che dormono si svegliano. L’anima tra i sogni comunica con radici profonde, con la profondità terrestre. Ha sempre voluto saperlo. Lo sa già. Poi, nel gran fremito, non si sa dove andare, perché gli dei sono andati via, le vanitose chiese sono diventate blocchi tritati.
La paura non è la stessa del toro arrabbiato, del pugnale che minaccia o dell’acqua che inghiotte. Questa è una paura cosmica, un’istantanea insicurezza, l’universo che crolla e si distrugge. E nel frattempo suona la terra con un sordo tuono, con una voce che nessuno conosceva. La polvere alzata dalle case che crollano a poco a poco si acquieta. E restiamo soli con i nostri morti e con tutti i morti, senza sapere perché siamo ancora vivi».

 

 

Informazioni su Agata Sapienza

Agata Sapienza
Dopo studi e peregrinazioni varie non ha ancora capito dove vive, ma legge e traduce sempre e solo dal suo divano.

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