lunedì , 11 dicembre 2017
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Le città invisibili – il Villaggio del Castello di Franz Kafka

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(Le chateau des Pyrénées (Il castello dei Pirenei) realizzato nel 1961 in olio su tela René Magritte)

Luogo: Il villaggio del Castello

Esploratore: K. ovvero Franz Kafka

Romanzo: Il castello, 1926, traduzione italiana a cura di Giuseppe Porzi, Newton Compton, 1990

Proprietario: «Questo villaggio è proprietà del Castello, chi abita o pernotta qui, in un certo senso abita o pernotta nel Castello. Nessuno può farlo senza il permesso del Conte. […] Il Castello del signor Conte Westwest.»

Panorama intorno al Castello: «Il villaggio era immerso in una spessa coltre di neve. Non si riusciva a vedere la collina, nebbia e oscurità lo circondavano, neanche il più debole bagliore di luce indicava il grande Castello.»

Panorama caratteristico del Castello… da lontano: «Come appariva da lontano, il Castello […] non era né una vecchia fortezza feudale, né una nuova costruzione fastosa; era piuttosto una vasta costruzione composta da pochi edifici a due piani e da molte case basse una accanto all’altra. Se non si fosse saputo che era un castello, lo si sarebbe potuto scambiare per una piccola città.»

e… da vicino: «Con l’avvicinarsi, il Castello […] non era che una misera cittadina, un insieme di casupole con la particolarità di essere costruite tutte in pietra; l’intonaco però era caduto da tempo e la pietra sembrava scrostarsi.»

Luoghi d’interesse: La Chiesa e la Scuola: «Dietro la chiesa del villaggio – non era altro che una cappella ampliata come un capannone per contenere i parrocchiani – c’era una scuola. Era una costruzione lunga e bassa, che dava allo stesso tempo la sensazione del provvisorio e dell’antico, in un giardino delimitato da un cancello, ora ricoperto di neve.», La Locanda del Ponte: «Nella locanda c’era ancora gente sveglia, l’oste non aveva camere da affittare […] “E per pernottare si deve avere il permesso?” “Si deve avere il permesso”, fu la risposta.» L’Albergo dei Signori: «Quella locanda era destinata ai signori del Castello che, quando avevano da fare nel villaggio, vi mangiavano e talvolta vi pernottavano.»

Il sindaco: «Un uomo cordiale, grasso e ben rasato, era affetto da un violento attacco di gotta.», «”Il sindaco è una persona di nessun conto. Non l’ha notato? Non potrebbe restare in carica neanche un giorno se non ci fosse sua moglie che fa tutto.»

Leggi interne: «Questo organismo ha una sensibilità corrispondente alla sua precisione. Quando una questione va avanti per molto tempo, può accadere, anche prima che le deliberazioni siano concluse, che improvvisamente in un punto imprevisto e più tardi non determinabile, spunta fuori una soluzione che liquida la faccenda in modo spesso giusto, ma tuttavia arbitrario.»

Comunicazioni col Castello: «Nel Castello il telefono funziona in modo eccellente: mi dicono che viene usato ininterrottamente e ciò accelera naturalmente il lavoro. Queste comunicazioni ininterrotte le sentiamo al telefono come un brusio e un canto. Ma quel brusio e quel canto sono l’unica cosa precisa e affidabile che ci trasmettono i nostri telefoni, tutto il resto è un’illusione.»

Abitudini: «”Si scrive molto qui.”, “Già, è una pessima abitudine.”»

Informazioni su Debora Borgognoni

Debora Borgognoni
Nasce a Pavia nel 1980. Dopo il diploma in Lingue Europee, studia fotografia professionale alla John Kaverdash School Academy di Milano e nel frattempo pubblica per Albatros il suo libro d’esordio “Caro diario…”

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