lunedì , 24 aprile 2017
Le news di Asterischi

Le città invisibili – La Santiago del Cile di Isabel Allende

Luogo: Santiago Del Cile

Esploratore: Isabel Allende

Romanzo: Il mio paese inventato

Anno di esplorazione: 2003

La sua geografia: «Questa terra affusolata è come un’isola, separata dal resto del continente, a nord dal Deserto di Atacama, il più arido del mondo, come amano dire i suoi abitanti, anche se probabilmente non è vero, perché in primavera una parte di questo calcinaccio lunare indossa un manto di fiori, come un meraviglioso dipinto di Monet; a est dalla Cordigliera delle Ande, imponente massiccio di rocce e nevi perenni; a ovest dalle coste scoscese dell’Oceano Pacifico; a sud dal solitario Antartico. Questo paese, dalla topografia drammatica e dai climi diversi, pieno di ostacoli capricciosi e scosso dai sospiri di centinaia di vulcani, che si estende come un miracolo geologico dai rilievi della cordigliera agli abissi del mare, è unito dal profondo senso di nazionalità dei suoi abitanti.»

Il legame con la terra: «Noi cileni, da buoni contadini quali eravamo un tempo, siamo ancora legati alla terra. La maggior parte di noi sogna di possedere un orticello, anche solo per piantarci quattro cespi di lattuga striminzita. Il giornale più diffuso, “El Mercurio”, pubblica un supplemento settimanale di agricoltura che aggiorna la popolazione sull’ultimo insignificante parassita che ha attaccato le patate, o sulla produzione di latte che si ottiene con un determinato foraggio. I lettori, che vivono tra cemento e asfalto, lo sfogliano con interesse, anche se non hanno mai visto una mucca in carne e ossa.»

Perché per vivere si finisce per scrivere: «Io non mi sono mai sentita adeguata in alcun ruolo, né in famiglia, né nella classe sociale o nella religione che mi sono toccate in sorte; non facevo parte delle bande che scorrazzavano in bicicletta per strada; i cugini non mi facevano giocare con loro; da piccola ero la bambina meno popolare della scuola e in seguito sono stata per molto tempo quella che non ballava alle feste, più per timidezza che per il fatto di sentirmi brutta, almeno così preferisco pensare.” [...] “La scrittura, in fin dei conti, rappresenta un tentativo di comprendere se stessi e mettere ordine nella confusione della propria esistenza. Tutte inquietudini che non tormentano la gente normale, ma solo gli anticonformisti cronici, molti dei quali finiscono per fare gli scrittori dopo aver fallito in altri campi. Questa teoria mi ha tranquillizzata: non sono un mostro, esistono altre persone come me.»

Il Clima: «In linea generale, sono quattro i climi ben differenti del mio slanciato Cile.” [...] “Sole, pietre arroventate, chilometri e chilometri di spettrale desolazione, di tanto in tanto un cimitero abbandonato, qualche casa disabitata di legno o di mattoni. Faceva un caldo secco cui non sopravvivevano neanche le mosche.” [...] “Nel Piccolo Nord[...] l’aria è così tersa che nessuna stella – né morta né appena formata – sfugge all’occhio gigantesco del telescopio.” [...] “La Valle Centrale è la zona più prospera del paese terra di vigneti e alberi di mele, dove si concentrano le industrie e un terzo della popolazione, che vive nella capitale.” [...] “Il Grande Sud [...] È una regione incantata, ricca di boschi, laghi, fiumi e vulcani. Piogge torrenziali mantengono rigogliosa l’intricata vegetazione della foresta fredda, dove crescono gli alberi autoctoni, antichi di millenni.»

Il Cile secondo Neruda: «Per vedere il mio paese con gli occhi del cuore bisogna leggere Pablo Neruda, il poeta nazionale, che ha immortalato nei suoi versi i paesaggi superbi, i profumi e le albe, la pioggia insistente e la dignitosa povertà, lo stoicismo e l’ospitalità.[...] “

“Notte, neve e sabbia disegnano la forma
della mia patria sottile,
tutto il silenzio giace nella lunga linea,
tutta la spuma straripa dalla barba marina,
tutto il carbone la colma di misteriosi baci.»

Il carattere dei cileni: «A causa della lontananza, noi cileni abbiamo una mentalità da isolani, e la bellezza portentosa della nostra terra ci rende superbi. Ci crediamo il centro dell’universo – per noi Greenwich dovrebbe essere a Santiago – e voltiamo le spalle all’America Latina, paragonandoci sempre all’Europa. Siamo egocentrici: il resto del mondo esiste solo per bere il nostro vino e allenare squadre di calcio che noi si possa battere.»

I tesori della cucina cilena: «Da qui provengono i favolosi tesori della nostra cucina, come il grongo, re del mare, con il suo giubbetto di squame ingioiellate, e la corvina, dalla gustosa carne bianca, seguita da un corteo di centinaia di altri pesci, più umili ma altrettanto saporiti. Infine, la carrellata dei frutti di mare: granseole, ostriche, cozze, capesante, abaloni, gamberetti, ricci di mare e altri ancora, compresi alcuni dall’aria tanto sospetta che nessuno straniero si azzarda ad assaggiarli, come il riccio o il balano, iodio e sale, pura essenza marina. Il nostro pesce è talmente saporito che non è necessario essere dei cuochi per cucinarlo.»

Il “dulce de leche”: «Si cominciava a preparare il fuoco nel cortile, con legna e carbone. In cima, appeso a un treppiede, si collocava un paiolo di ferro, annerito dall’uso, dove si mettevano gli ingredienti – quattro tazze di latte per una di zucchero, due stecche di vaniglia e la scorza di un limone per aromatizzare che poi si lasciavano pazientemente bollire per ore, mescolando di tanto in tanto con un lunghissimo cucchiaio di legno. I bambini osservavano da lontano, attendendo che il lavoro terminasse e che il dolce si raffreddasse per ripulire il recipiente.»

Le bellezze locali: «Per quanto riguarda la bellezza femminile, è necessario aprire un capitolo a parte. Si tratta di un commovente apprezzamento diffuso in tutto il paese. A essere sincera, all’estero non ho mai sentito dire che le cilene siano straordinarie come affermano i miei gentili compatrioti. Non sono meglio delle venezuelane, che vincono tutti i concorsi internazionali di bellezza, o delle brasiliane, che esibiscono sulle spiagge le loro curve color cioccolato, e questo per menzionare solo un paio di categorie nostre rivali. Ma, secondo la mitologia popolare, fin dai tempi remoti i marinai abbandonano le navi, stregati dalle sirene dalle lunghe chiome che guardano il mare dalle spiagge.»

Il viaggio: «[…]le cose più importanti del mio viaggio in questo mondo non compaiono nella mia biografia o nei miei libri, sono accadute in modo quasi impercettibile nelle stanze segrete del cuore. Sono una scrittrice perché sono nata con un buon orecchio per le storie e ho avuto la fortuna di appartenere a una famiglia eccentrica e di vivere un’esistenza errabonda. Il mestiere della scrittura mi ha definita: parola dopo parola ho creato la persona che sono e il paese inventato in cui vivo.»

 

(tv)

 

Informazioni su Tamara Viola

Tamara Viola
È bellabellabella in modo assurdo. In perenne lotta contro il sole, gli uomini con le camicie a maniche corte, le donne con l’eyeliner sbavato. Famosa gerontofila, cade spesso in amore. Sa leggere e scrivere.

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.Campi obbligatori *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

shared on wplocker.com