domenica , 25 giugno 2017
Le news di Asterischi

L’arte spiegata ai miei amici: un pomeriggio di primavera a Giverny, in cerca di Monet

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Recentemente sono stato in Francia, per la precisione in Bretagna e in Normandia, in cerca di Claude Monet, un’esperienza interessante e stimolante che si è conclusa idealmente a Giverny , un piccolo centro dell’Alta Normandia .

Il paese dista 70 km da Parigi ed è immerso in una campagna ricca di campi di colza, pioppi, querce ed olmi; è un luogo magico ed affascinante per la presenza dei giardini e della casa in cui Claude Monet trascorse gli ultimi 40 anni della sua esistenza.

Alla morte della moglie Camille, nel 1879, Monet si reca con molta frequenza in Normandia incantato dalle falesie di Etretat, Pourville, Fecamp, sempre alla ricerca di nuovi spunti paesaggistici e nuove armonie cromatiche. In uno di questi viaggi, ritornando a Parigi , scopre Giverny, un villaggio tranquillo e lontano dai clamori della grande città, il luogo ideale per lavorare e vivere in completa armonia. Si sente solo, ha bisogno di una compagna e diventa sempre più intenso il rapporto con Alice, moglie di Ernest Hoschedé, commerciante di tessuti e collezionista di pittura impressionista. Dopo un breve soggiorno a Poissy si trasferisce a Giverny insieme ai figli avuti dai rispettivi matrimoni (6 Alice , 2 Monet ) sicuro di un soggiorno rispettabile e lontano da eventuali commenti dovuti ad una famiglia “artistica” e non regolare.

A Giverny trova un casolare e un parco ricco di fiori e di piante. Con l’aiuto di un giardiniere del luogo riesce a farlo diventare sempre più splendente e luminoso, in ogni momento dell’anno aiuole e bordure sono un’esplosione di colori. Monet produce una serie interminabile di disegni e tele che ritraggono il parco in ogni angolo e a ogni ora del giorno e gran parte del tempo lo trascorre in giardino lavorando o discorrendo con i suoi amici più intimi, con Alice e i figli.

Lascia di frequente Giverny per correre a Rouen e immortalare la cattedrale, per raggiungere la Costa d’Alabastro sul canale della Manica, dove è folgorato da paesaggi affascinanti e romantici. Monet è un artista instancabile , produce un’infinità di dipinti, partecipa a numerose mostre in Europa e negli Stati Uniti, vende molti quadri, diventa ricco e ha la possibilità di acquistare il casolare e il parco di Giverny, di ampliarlo e trasformarlo in un giardino radioso.

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Ripete spesso “forse devo ai fiori l’essere diventato un pittore”, con l’amico artista Calebotte durante le sue visite parla esclusivamente di giardini, di fiori, di tecniche botaniche. Mai di pittura. Insieme ad un giardiniere espertissimo e otto assistenti progetta nei minimi dettagli il giardino dei fiori  (Clos Normand), il giardino acquatico con le ninfee, l’orto frutteto; è il pittore che diventa architetto paesaggista, architetto di giardini. Abbatte alberi e recinzioni in pietra per rendere il parco immenso, senza limiti; ottiene il permesso delle autorità locali di deviare il corso di un piccolo fiume il Ru e crea uno stagno con ponti di legno verde (nelle stampe di Hokusai e di Hiroshige, sono rosso corallo) creando un giardino acquatico dove le ninfee crescono rigogliose. La realizzazione del giardino richiede tempo, lavoro, risorse continue, aggiornamenti e aggiustamenti in corso d’opera, ma il risultato è eccezionale, sembra un’opera spontanea. Tutto è curato in ogni particolare (le ninfee vengono ancorate per evitare che si propaghino nei fiumi circostanti, i salici e i glicini creano riflessi soffusi, vengono scelte varietà di fiori per avere giardini rigogliosi durante tutte le stagioni…); tutto deve deliziare gli occhi e offrire soggetti da dipingere.

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Successivamente dirà “Mi ci è voluto molto tempo per capire le mie ninfee. Le avevo piantate per il gusto di piantarle, e le ho coltivate senza pensare di ritrarle… Non si assorbe un paesaggio in un solo giorno”. Dopo un periodo di meditazione, di studio e di riflessione, si dedica con accanimento a dipingere ogni angolo del giardino di Giverny, colloca i cavalletti contemporaneamente in vari punti del giardino come uno scacchista che gioca in simultanea con vari giocatori, sale in barca e dalla barca trova gli angoli più suggestivi e li ritrae nei suoi taccuini. L’artista che aveva scoperto il termine impression, si ricorda delle solarità e della luce mediterranea  (scoperte che aveva fatto insieme a Renoir nei vari viaggi in Italia), e anche a seguito di un abbassamento della vista per una cataratta, trasforma la sua pittura: immediatezza del disegno, semplificazione delle forme ed enfatizzazione del colore e impression diventa fauvisme.

A Giverny dipinge centinaia di tele, alcune particolarissime per cromatismo e grandezza, all’Orangerie alcune tele raffiguranti le ninfee misurano 2 metri x 17: è la testimonianza e il testamento di un artista che ha rivoluzionato la pittura moderna.

Le mie foto sono un modesto omaggio a un grande artista e un invito a visitare un luogo ammaliante dove in ogni angolo si avverte la presenza di Claude Monet e in alcuni momenti sembra di vivere in un set cinematografico, avendo in mente i colori di Monet e la musica di Satie. Vi consiglio Full screen, audio on… buona visione.

Informazioni su Mario Caruso

Mario Caruso
Mario Caruso ha scoperto al primo appello della prima elementare (siamo nel lontano anno 1948) di chiamarsi Mariano. Ha iniziato a fotografare con una Brownie Kodak, ha sempre fatto diapositive e dopo una iniziale riluttanza si è convertito al digitale. Tutte le foto che scatta vengono "controllate" sempre e soltanto alla fine di un viaggio, mai subito dopo lo scatto. Fotografia, architettura, musica e viaggi sono la sua passione. Segni particolari: quando fotografa chiude l’occhio destro. Sono napoletano e tifo Napoli...

Un commento

  1. Le foto sono bellissime.. Sembra quasi di rivivere i quadri di Monet! La colonna sonora completa l’opera accompagnando le immagini con sobrietà e dolcezza.. Complimenti!!!

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