lunedì , 24 aprile 2017
Le news di Asterischi

L’arte spiegata ai miei amici: Ronchamp

 

Le foto sono state scattate nel 2010 in occasione di un viaggio a Basilea (fondazione Beyeler) e Berna (centro Klee) durante il quale ho fatto una puntata a Ronchamp per rendere omaggio a Le Corbusier, il più grande architetto del ‘900. Ronchamp è un piccolo comune francese (Haute Saone), vicino a Belfort e Mulhouse, un tempo centro importante per le ricche e numerose miniere di carbone. Non è molto agevole da raggiungere, in quanto la linea ferroviaria ha corse poco frequenti e per questo è consigliabile noleggiare un’automobile all’aeroporto di Basilea, uscita Mulhouse; è lo stesso aeroporto che collega contemporaneamente Svizzera (Basilea), Francia (Mulhouse) e Germania (Friburgo).

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Dalla stazione ferroviaria o dal centro del paese si raggiunge la chiesa di Notre-Dame du Haut (1950) percorrendo un viale alberato che si inerpica sulla collina; salendo si nota verso valle il paesino di Ronchamp che si allontana, e dall’altra parte una struttura bianca quasi informe che si avvicina. Alla fine del viale lo spazio si “allarga ed esplode” e nella radura si staglia la struttura della chiesa in tutta la sua bellezza. Dopo momenti di estasi e di contemplazione il visitatore è quasi invogliato a percorrere la struttura esterna intorno al suo perimetro e si è colpiti dal bianco accecante delle pareti, dalle finestre irregolari che segnano i muri, dalla copertura possente e leggera che incombe dall’alto, dalla leggerezza delle strutture verticali che danno luce all’interno. Non ci sono elementi decorativi e tutto è essenziale, le pareti sono tinteggiate a calce naturale, le strutture in cemento armato sono a vista, evidenziando sia la forma che le caratteristiche strutturali. L’interno prende luce dalle finestre che sono lampi e bagliori di colore e danno vita a composizioni che richiamano Mondrian. Continua il brutalismo e il minimalismo mentre l’unico elemento decorativo è la porta in ceramica policroma, in alto il tetto sembra sospeso senza dare l’impressione di poggiare sulla struttura delle mura perimetrali.

Le foto sono state scattate con una Panasonic Z50 in funzione automatica (preferisco questa funzione per dedicarmi esclusivamente al taglio e alla composizione della foto) e il “montaggio” è concepito come un unico e continuo piano sequenza e gira intorno alla chiesa per una lettura iniziale, penetra all’interno da uno dei torricini (sono campanili senza campane), percepisce l’interno, esce attraverso la finestra con la statua della madonna (forse l’unica testimonianza del vecchio santuario dedicato alla Vergine Maria) e rilegge l’opera architettonica attraverso i particolari, le ombre della struttura sul prato verde. Alla fine rientra attraverso una delle vetrate, fissa i riflessi colorati e le scritte naif e per finire, con l’aiuto delle note di Barber risale, verso l’alto per ascendere al… … …

foto Mariano Caruso (Mario), blues in C minor (The Modern Jazz Quartet) adagio for strings (Samuel Barber). Si consiglia la visione in full screen.

Informazioni su Mario Caruso

Mario Caruso
Mario Caruso ha scoperto al primo appello della prima elementare (siamo nel lontano anno 1948) di chiamarsi Mariano. Ha iniziato a fotografare con una Brownie Kodak, ha sempre fatto diapositive e dopo una iniziale riluttanza si è convertito al digitale. Tutte le foto che scatta vengono "controllate" sempre e soltanto alla fine di un viaggio, mai subito dopo lo scatto. Fotografia, architettura, musica e viaggi sono la sua passione. Segni particolari: quando fotografa chiude l’occhio destro. Sono napoletano e tifo Napoli...

4 commenti

  1. Molto belle le foto dei particolari, indovinata la colonna sonora che esalta il misticismo dell’opera, solo il montaggio del video non mi è piaciuto particolarmente.

  2. Salvatore Donato Lustrino

    Cosa dirti ancora oltre tutto ciò che sai di avermi trasmesso, da una vita?

  3. Pietro Speranza

    Mario mi complimento, sei un artista
    Pietro

  4. Foto bellissime, sei davvero bravo. L’accompagnamento in musica forse richiedeva maggior dinamismo. Anche se le opere di Le Corbusier “parlano da sole”! Quindi va bene così. Grazie, ho gradito molto, alla prossima.

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