lunedì , 23 ottobre 2017
Le news di Asterischi

La strada per Lovecraft

le montagne

(Copertina di At the mountains of madness)

Il teologo Adolf von Harnack scriveva qualcosa in merito alla inutilità della cristologia (L’essenza del cristianesimo, Torino, Bocca, 1903) nella ricezione del messaggio originario del vangelo. Anche la scoperta di Howard Philipps Lovecraft non può procedere seguendo un percorso che muove dal tritacarne della contemporaneità dove ogni cosa è già diventata altro. L’americano è un sentiero che va percorso in tempo e non c’è strada che funzioni a ritroso.

Howard Philipps Lovecraft nasce il 20 agosto del 1890. Inutile stare a ribadire quanto abbia influenzato diverse generazioni di scrittori pulp – da Bloch a Leiber fino agli amici Howard e Smith, tanto per citarne alcuni – e quanto sia omaggiato dai viventi come Stephen King. Non è necessario rimembrare le citazioni della cultura popolare – l’Arkham Asylum è il manicomio criminale nei fumetti di Batman ed è un richiamo esplicito all’omonima città inventata dall’autore di Providence – e nemmeno i libretti di noti autori contemporanei che esaltano l’amore viscerale contratto in giovane età (Contre le monde, contre la vie, saggio su Lovecraft, 1991, di Michel Houellebecq pubblicato in Italia da Bompiani, Contro il mondo, contro la vita, 2005). Superfluo ricordare come sia stato al centro di furibonde polemiche che ne reclamavano un’appartenenza politica che in vita era stata sempre confusa e poco qualificata e che in Italia ha visto, l’un contro l’altro armati, critici del calibro di Gianfranco De Turris e Sebastiano Fusco (http://www.fantascienza.net/vegetti/GDT/Compagno.htm) e Valerio Evangelisti (http://www.noosfere.org/icarus/articles/article.asp?numarticle=106&Pays=127). Non vale la pena sottolineare come Cthulhu, la creatura cosmica che attende di risorgere dalla leggendaria città di R’lyeh e protagonista dell’omonimo ciclo, si sia ormai tramutato in giocoso personaggio presente costantemente sui social network e liberato dalla tutela ingombrante del suo creatore. Non contano nemmeno gli innumerevoli riferimenti cinematografici – tra gli ultimi lavori va ricordato il bellissimo Il mistero di Lovecraft – Road to L. (2004) di Federico Greco e Roberto Leggio, un mockumentary horror da non perdere – e la sua presenza nei testi di alcuni dei noti brani del Novecento (tra cui un gruppo che si chiama proprio H. P. Lovecraft). Poco importa se lovecraftiano sia ormai assurto quasi al livello di aggettivazione che hanno kafkiano e pirandelliano.

Tutto questo è inutile se dimentichiamo una cosa essenziale: Lovecraft va conosciuto nell’adolescenza, letto e poi metabolizzato. Lovecraft va bevuto tutto d’un sorso quando le sue architetture barocche e i suoi orrori indicibili (ma raccontanti con la puntualità di un ragioniere) funzionano e non stancano. Lovecraft è il libretto rosso dei quindicenni alternativi che odiano il mondo. Lovecraft, però, non passa mai. Lovecraft, infatti, ha il vizio di restare in tutti gli interstizi dell’età adulta. Lovecraft è il babau che, incontrato all’età giusta, non sparisce quando cresci. Lovecraft non è stato un grande e finissimo scrittore ma ha reso il servizio impagabile di ricordare a tutti noi che non importa poi molto che esistano o meno creature bestiali pronte a tornare e a devastarci perché l’uomo resta un banale incidente genetico. Roba che solo gli dèi si permettono. Pardon. Solo Lovecraft.

Informazioni su Filippo Grasso

Pare che si diverta a leggere, ma, in realtà, passa in rassegna soltanto le quarte di copertina. Adesso che ha svelato il suo segreto vi ucciderà tutti.

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