martedì , 23 maggio 2017
Le news di Asterischi

La rivoluzione prima passa da Salgari

«Sono un vinto: non vi lascio che 150 lire, più un credito di altre 600 che incasserete dalla signora…»

 A 150 anni dalla nascita si capisce, una volta di più, perché Emilio Salgari non si può ridurre. Sandokan, Yanez, Tremal Naik, Capitan Tempesta, Jolanda, non sono semplici compagni delle prime letture dell’esistenza. Non lo sono stati per noi e, siamo certi, non lo saranno stati neanche per voi. Salgari forma i suoi giovani lettori, li trasforma, li rende differenti e coscienti, nonostante i tiratissimi tempi concessi dai suoi esigenti editori che lo costringevano a ritmi incredibili di scrittura, a scapito della qualità e di qualche scopiazzatura nei confronti dei classici americani. Quando l’età ammansisce il ritmo dell’avventura, i duelli nell’acqua salata, gli innamoramenti, le splendide fughe, le grandi battaglie, le navi, i corsari, i pirati, il senso della meraviglia, allora Salgari si fa magma e comincia la sua mutazione, quasi fosse un medicinale a rilascio prolungato. Il meglio della sua scrittura resta quando ad un certo punto si scopre il senso di Capitan Tempesta, alias Eleonora duchessa d’Eboli, impegnata a salvare un uomo dai turchi, che, senza retorica alcuna né costruzione ideologica, può tranquillamente affermare che “Hamid Eleonora non teme nessuno”. Sin troppo facile poi giocare con Sandokan. Il pirata salgariano ha la rivoluzione nel sangue, perché nasce da un rigurgito esplosivo e inarrestabile. Sandokan non predica la rivoluzione, Sandokan è rivoluzione proprio nella misura in cui ne parla con una semplicità e precisione da sembrare un lavoro levigato e pulitissimo da artigiano e non avanguardia intellettuale. Inappuntabile. “La razza bianca non aveva mai avuto da dolersi di me, eppure mi volle schiacciare. Ora io li odio, siano spagnoli, od olandesi, o inglesi o portoghesi tuoi compatrioti, io li esecro e mi vendicherò terribilmente di loro, l’ho giurato sui cadaveri della mia famiglia e manterrò il giuramento!”.

In una recente intervista alla rivista Pulp ci ha pensato Paco Ignacio Taibo II, il celebre autore spagnolo che ha firmato anche una biografia di Che Guevara (Senza perdere la tenerezza) riportando come lo stesso rivoluzionario sudamericano avesse letto una miriade di romanzi salgariani, a ricordare il ruolo dello scrittore veronese nella sua formazione di antimperialista al punto da farne un punto di riferimento nella sua formazione persino oltre il Lenin di Stato e Rivoluzione.

Alla fine a Salgari non rimase nulla. La moglie era stata ricoverata in manicomio mentre la voglia di scrivere gli era stata scippata da dosso, come se l’avessero scorticato vivo. Senza la voglia di inventarsi mondi e avventure dall’altra parte del mondo nel chiuso delle pareti di una biblioteca probabilmente maturò l’idea di andarsene. Così scrisse ai figli di aver chiuso l’esistenza da vinto. A noi ha lasciato l’idea che non avesse affatto ragione.

(rrb)

Informazioni su Rosario Battiato

sopravvive soltanto a temperature basse e in ambienti chiusi. Ha studiato Storia, ma ha la tendenza a fare il giornalista e a costruire un pastiche al giorno. Fondatore di Asterischi.

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