domenica , 20 agosto 2017
Le news di Asterischi

La prima volta di Mastro Titta, boia di Sua Santità

Mastro_Titta

Tutt’a un tempo ar paziente Mastro Titta

j’appoggiò un carcio in culo, e Ttata a mmene

un schiaffone a la guancia de mandritta.

Tutt’a un tratto Mastro Titta diede un calcio nel sedere

al condannato, e papà allo stesso tempo diede a me

uno schiaffone di destro sulla guancia.

Tratto da G. G. Belli, Er ricordo

Inutile stare a ricamarci sopra: uccidere non è un mestiere comune. A ricordarcelo ci ha pensato Auguste De Villiers De L’Isle-Adam, che di crudeltà umane se ne intendeva, scrivendo un meraviglioso racconto come Il convitato delle ultime feste, ovvero divagazioni sulla figura del boia e sul piacere estremo di dispensare morte. Oggi corre il triste anniversario della prima volta di Giambattista Bugatti, alias Mastro Titta, che dal 22 marzo del 1796 al 1864 uccise e torturò 516 persone. Una storia sanguinaria che, come sempre, non si limita alla realtà ma sfora nella narrativa.

 «Esordii nella mia carriera di giustiziere di Sua Santità, impiccando e squartando a Foligno Nicola Gentilucci, un giovinotto che, tratto dalla gelosia, aveva ucciso prima un prete e il suo cocchiere, poi, costretto a buttarsi alla macchia, grassato due frati.
Giunto a Foligno incominciai a conoscere le prime difficoltà del mestiere: non trovai alcuno che volesse vendermi il legname necessario per rizzare la forca e dovetti andar la notte a sfondare la porta d’un magazzino per provvedermelo. Ma non per questo mi scoraggiai e in quattr’ore di lavoro assiduo ebbi preparata la brava forca e le quattro scale che mi servivano».

Si aprono così le Memorie romanzate di Giambattista Bugatti, detto Mastro Titta, boia dello stato Pontificio dal 1796 al 1864. Il volumetto, che in realtà non è attribuibile all’arcinoto carnefice, fu pubblicato dall’editore Perini nel 1891 secondo quanto riportato da una premessa del Museo Criminologico (Mucri) di Roma, e si pensa scritto da Ernesto Mezzabotta, l’autore più prolifico del Perini. Secondo la presentazione del Mucri il volume prenderebbe comunque spunto dal taccuino scritto dallo stesso Bugatti, ritrovato da Alessandro Demollo e stampato da Lapi, Città di Castello nel 1886. Verità o meno, Mastro Titta è rimasto leggenda a Roma al punto da esser apparso in un sonetto di Giuseppe Gioachino Belli, nella commedia musicale Rugantino di Garinei e Giovannini, nonché nel film Nell’anno del Signore (1969) di Luigi Magni.

Così la storia di quest’uomo, che era già leggenda in vita, si riempie di quegli ammennicoli che solitamente si concedono a personaggi immortali: la mantellina scarlatta conservata al Mucri di Roma che assume contorni da oggetto mistico che suggerisce l’aldilà, i detti capitolini che ispirano rispetto (tipo “Mastro Titta passa ponte”), e quell’aura di sfrontato omicida che lo fa un personaggio da romanzo. Uccidere più di 500 persone e farla franca? Roba da libro. Appunto.

Rosario Battiato 

Consigli di lettura: Racconti crudeli di Auguste De Villiers De L’Isle-Adam (clicca qui per acquistarlo)

Informazioni su Rosario Battiato

sopravvive soltanto a temperature basse e in ambienti chiusi. Ha studiato Storia, ma ha la tendenza a fare il giornalista e a costruire un pastiche al giorno. Fondatore di Asterischi.

Un commento

  1. C’è sempre da imparare! Così Mastro Titta quando doveva impiccare qualcuno, metteva due scale alla forca, su una faceva salire il condannato, sull’altra vicino saliva lui. A questo punto gli metteva il cappio intorno al collo, poi il fatidico calcio al culo per buttarlo giù! Subito dopo si appendeva alla trave della forca, metteva i piedi sulle spalle dell’impiccato e spingeva finché il collo non si rompeva!

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