martedì , 26 settembre 2017
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MilleSicilie – La naturalezza greca di Taormina

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Proseguendo l’itinerario verso la costa ionica giungiamo nell’antica Tauromenium, meta prediletta dal turista attratto dal binomio mare-vulcano. Tanti gli autori che hanno regalato alla cittadina messinese ricordi e testimonianze di eccezionale valore e tra tutti spicca sicuramente J.W. Goethe che, nel suo Italienische Reise, data la visita di Taormina il 6 Maggio 1787. Quando il tedesco arriva in Sicilia ha da poco attraversato lo stivale italiano. Bologna, Firenze, Vicenza non sono state sufficienti per non stupire ancora lo scrittore di Weimar che, giunto al Teatro greco, «non può fare a meno di confessare che forse mai il pubblico d’un teatro ha avuto innanzi a sé uno spettacolo simile». La splendida conca che ospita il teatro concede allo spettatore un panorama unico: a sud il mare di Naxos,  prima colonia greca in Sicilia, a nord «lo sguardo abbraccia inoltre tutta la lunga schiena montuosa dell’Etna. L’enorme vulcano fumante conchiude il quadro sterminato, ma senza crudezza, perché i vapori dell’atmosfera lo fanno apparire più lontano e più grazioso che non sia in realtà». Un paradiso intatto, colto nella sua naturalezza ancora profondamente greca, dal quale è ben difficile staccarsi prima del tramonto, come lo stesso Goethe rammenta: «Osservare come questa regione, in tutti i particolari interessante, si sprofondava a poco a poco nelle tenebre è stato uno spettacolo di una bellezza indicibile».

(mc)

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