domenica , 25 giugno 2017
Le news di Asterischi

La narrazione interattiva, il caso di Lost in Google.

Chiunque fruisca passivamente di qualcosa manifesta spesso una piccola dose di insolenza e presunzione che lo porta inevitabilmente a pensare che, se fosse dipeso da lui, le cose sarebbero andate diversamente.
È qualcosa a cui assistiamo sempre quando guardiamo una partita di calcio finita male per la nostra squadra preferita: «Tutta colpa dell’allenatore, io al suo psoto avrei proposto uno schema più aggressivo. E poi che senso aveva quel cambio all’ottantesimo minuto?»
Se un atteggiamento del genere può avere un senso nel calcio e negli sport in generale, lo stesso comportamento risulta decisamente più pedante quando si parla d’arte, quando si discute di un libro o di un film il cui finale non ci ha convinto; in questo caso l’ultima parola dovrebbe spettare , forse, all’autore dell’opera e non al pubblico che non sa quali motivi l’abbiano condotto a decidere di concludere una storia in un modo piuttosto che in un altro.
Nonostante l’arbitrarietà di questo vezzo dello spettatore, è successo più di una volta che l’autore o gli autori di un’opera narrativa decidessero di lasciare un margine di scelta al pubblico: un ottimo esempio a riguardo sono i finali alternativi presenti nelle edizioni in dvd dei film e i videogiochi di nuova generazione, nei quali lo sviluppo della trama è legato alle scelte compiute dal giocatore. Va da sé che l’interattività, in questi casi, è solo apparente, poiché legata comunque a un numero ristretto di opzioni di scelta proposte dall’autore del gioco o del film.
Un primo segnale d’interattività reale si deve al fumettista Jim Starlin, il quale, chiamato a scrivere un ciclo narrativo di Batman, propose ai lettori un referendum telefonico decisivo per l’evoluzione delle storie dell’Uomo Pipistrello: Jason Todd, il secondo Robin, doveva morire tragicamente o restare al fianco del supereroe? La maggioranza dei partecipanti, rivelando una certa crudeltà – dettata, forse, dalla voglia di prendere una decisione forte in senso narrativo – si pronunciò a favore della morte del personaggio. Anche in questo caso, però, al pubblico venne chiesto di scegliere tra due possibilità date dall’autore e dalla casa editrice.
La vera rivoluzione arriva con l’avvento di Internet, attraverso cui è sicuramente più facile esprimere la propria opinione riguardo l’evoluzione di una trama; il 28 Giugno 2011 la Jackal, una casa di produzione cinemtaografica online, lancia una web-serie, Lost in Google, descrivendola come «la prima web-serie creata da te».
Dopo un primo, brevissimo episodio, le redini della costruzione narrativa vengono passate agli utenti di YouTube, i quali possono proporre battute, nuovi personaggi, eventi e sviluppi fondamentali attraverso i loro commenti. Il progetto si rivela un successo da più di sedicimila utenti e nelle nuove puntate, piene di riferimenti parodistici alla realtà del web, troviamo i cameo di Caparezza, Roberto Giacobbo e Patrizio Rispo.
YouTube, forse, è destinato a essere il mezzo per dare vita a una vera arte interattiva.

Episodio pilota di Lost in Google.

(lm)

Informazioni su Loris Magro

Loris Magro
Nasce il 3 Maggio 1990 ad Agrigento. Un po’ per un’insaziabile curiosità, un po’ per geni ereditari, legge fin da piccolo tutto quel che gli capita sotto agli occhi; una volta cresciuto, decide di dedicarsi a tempo pieno alla critica letteraria.

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.Campi obbligatori *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

shared on wplocker.com