mercoledì , 23 agosto 2017
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La focaccia barese di Gianrico Carofiglio

“La focaccia, a Bari, è una metafora dell’uguaglianza e uno di pochi simboli (fra questi, degni di nota anche le cozze crude) in cui i baresi riconosco la loro identità collettiva.”

Cuoco: Gianrico Carofiglio

Preparazione: “La focaccia barese si prepara mescolando farina di grano tenero, sale, lievito e acqua. Ne deriva un impasto piuttosto liquido che si versa in una teglia rotonda, si condisce con olio, pomodori freschi, olive e poi si cuoce nel forno a legna. Proprio perché l’impasto è liquido, i pezzi di pomodoro e le olive sprofondano nella pasta, creando e riempiendo dei piccoli crateri morbidi che diventano le parti più buone della focaccia”.

Come si mangia: “Si mangia calda ma non bollente, avvolta in un pezzo di carta da panificio, uscendo da scuola, al mare, per cena o anche per pranzo (o merenda o anche colazione, ma questa è roba da esperti): veloce, economico e deliziosamente unto”.

Gusto: “La focaccia è una delle cose più buone al mondo. Mi trattengo dal dire che è la più buona per mantenere un minimo di prospettiva e per evitare il delirio campanilistico”.
Dove comprarla: “A differenza di molte cose buone, che sono scarse e spesso costose, la focaccia, a Bari, si trova ovunque ci sia un panificio. Cioè ovunque, e tutti se la possono comprare”.

Nota:

Le citazioni della sono tratte da Né qui né altrove – Una notte a Bari.

(La ricetta è stata pubblicata in versione cartacea sul Quotidiano di Sicilia.)

(lm)

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