domenica , 25 giugno 2017
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La danza della morte

di Belén Iglesias Martínez

(Traduzione a cura di Agata Sapienza)

Articolo originale pubblicato sulla rivista culturale spagnola Revista Mito l’1 novembre 2013 (Las danzas de la muerte )

 

La rappresentazione artistica della morte all’epoca della peste nera

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La danza della morte, o danza macabra, è un genere artistico che sorge alla fine del Medioevo come allegoria della fugacità della vita, in un’epoca segnata da continue epidemie di peste nera che trasformava la morte in qualcosa di quotidiano. È un riflesso dell’ideologia religiosa dell’epoca che, da una parte, ricorda che i piaceri terreni sono passeggeri, e dall’altra, evoca il potere egualitario della morte.

 

 

La danza della morte è una manifestazione artistica la cui protagonista è la Morte, rappresentata come uno scheletro, che dirige una danza trascinando diversi personaggi che incarnano le differenti classi sociali.

Una danza della morte completa combinerebbe la rappresentazione grafica con il testo letterario, ma esistono anche danze unicamente grafiche e altre rigorosamente testuali.

Queste danze formano un genere significativo alla fine del Medioevo e agli inizi del Rinascimento.  In Europa la pesta nera decima circa un terzo della popolazione durante diverse riprese e la paura per questa piaga costituisce parte della vita di tutti i giorni. Cresce, pertanto, un fascino verso la morte di cui si conservano varie testimonianze. Questa ossessione è causata specialmente dalla discrepanza fra lo splendore della vita e l’inevitabile putrefazione che accompagna la morte.

Uno dei problemi da risolvere riguarda le origini di questa pratica, poiché la sua datazione rappresenta uno dei maggiori inconvenienti, a causa, soprattutto, della grande diversità delle sue manifestazioni.

Qualcuno difende il primato dei testi germanici su quelli francesi e latini. La maggior parte degli studiosi sostiene che le danze si svilupparono in Germania (si riferiscono, in questo caso, alle origini letterarie, poiché si pensa che la prima danza grafica fu quella del Cimitero degli Innocenti di Parigi, oggi scomparsa), dove si crede alle feste notturne nei cimiteri realizzate dai morti che escono dalle loro tombe.

Conviene chiarire che, sebbene in questo articolo si utilizzino come sinonimi i termini danza della morte e danza macabra, a volte l’ultimo si utilizza con un significato più ristretto e si riferisce alle danze dei morti nei cimiteri, appena descritte, mentre il primo designerebbe solo la tipologia che stiamo analizzando.

Per questo molti specialisti considerano come idea germinale delle danze della morte la credenza tedesca nelle danze notturne nei cimiteri.  Da qui deriva l’iconografia macabra che poi apparirà assieme al testo della danza della morte. Si rappresentano scheletri o corpi in decomposizione che danzano su tombe e suonano strumenti musicali come il flauto o il violino.

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Danse macabre © Poirpom

Si crede che queste figure danzanti furono poi vestite con i vestiti tipici delle diverse classi sociali dell’epoca medievale e, successivamente, si sarebbe fatto spazio alla rappresentazione dei vivi che ballano davanti alla chiamata della Morte, a sua volta personificata.

Non bisogna nemmeno dimenticare che alle origini di questo genere acquisiscono una grande importanza le arti del teatro, la danza e la musica.

L’influenza del teatro si nota in elementi caratteristici come il dialogo, la personificazione, la scenografia, etc.

Alcuni studiosi pensano che l’origine delle danze si concentri sui sermoni ecclesiastici e su una piccola rappresentazione teatrale realizzata in chiesa, che fa da scenografia, tuttavia non ci sono documenti che confermino questa ipotesi.

Anche la danza e la musica sono degli elementi primordiali di questo genere. Tuttavia, non si conserva nessuna testimonianza musicale della danza, anche se l’iconografia macabra presenta una grande varietà di strumenti musicali.

L’elemento plastico è la base essenziale della danza della morte, e persino, a volte, quello letterario sembra essere subordinato con l’unico fine di spiegare la successione di immagini. Sono molto scarse quelle che non hanno rappresentazione iconografica, fra cui ricordiamo la Dança General de la Muerte castigliana.  Nella maggior parte dei casi l’immagine sembra accentuare il contenuto didattico del testo; i corpi in decomposizione, gli scheletri, i cadaveri, le tombe, i cimiteri, le lapidi, etc. sono un avvertimento della presenza costante della morte.

Le prime rappresentazioni pittoriche dell’iconografia macabra si aggiungono nel Libro delle ore come un elemento figurativo in più del mondo medievale.  E, con il passare del tempo, alla fine del XV secolo, la danza macabra era già un motivo popolare nella decorazione dell’architettura ecclesiastica e per le illustrazioni dei manoscritti e libri stampati.

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Chapelle de Kermaria, Plouha © Muffinn

Possiamo osservare un’evoluzione nella rappresentazione dei morti che si possono notare in due passaggi. Nel primo i morti si mostrano separati dai vivi. Possono apparire mentre parlano, si muovono e persino in piedi ma senza mescolarsi con i viventi. Con il passare del tempo le cose cambiano e i morti invadono il mondo o lo fanno ballare.

Questo cambiamento di rappresentazione si sviluppa parallelamente a un cambiamento di mentalità religiosa dell’epoca. L’idea di rappresentare il corpo in putrefazione appartiene a una religiosità più severa, e corrisponde a un cristianesimo ascetico, timoroso della vita, ostile alla bellezza e all’abbondanza. Queste modifiche all’immagine dei cadaveri si possono osservare anche nelle sculture che decorano le tombe. I defunti addormentati sulle pesanti lastre di pietra, giovani e belli cominciano ad alterarsi verso la seconda metà del XIV secolo, con l’aggiunta di motivi macabri simili a quelli delle danze.

Così, il periodo che si situa alla fine del Medioevo e gli inizi del Rinascimento è pieno di queste visioni di carni decomposte e scheletri. Il chiasso delle risate sarcastiche dei crani e lo scricchiolio delle ossa risuonano dappertutto. Alcune di queste composizioni presentano un’innegabile analogia con temi dell’antichità greco-romana. Adesso nelle iscrizioni delle tombe che accompagnano le rappresentazioni grafiche si possono leggere avvertimenti di questo tipo:

“Un tempo, noi fummo come voi; voi sarete uguali a come noi siamo…” o “Il mio corpo, che in passato fu bello, adesso è solo una carogna”.

Una delle danze della morte più rappresentative è la denominata Danza di Lubeck, considerata una delle più importanti in quanto la più antica della Germania.

Dopo un’epidemia di peste, a metà del XIV secolo, l’artista Bernet Notke dipinse quest’opera che nel 1710 fu trasferita all’interno della chiesa di Santa Maria. Sfortunatamente, nel 1942 un bombardamento distrusse questa magnifica opera, ma si conservano delle foto in bianco e nero di notevole qualità. In essa si possono apprezzare un corteo composto da ventiquattro rappresentanti della società, dieci appartenenti al ceto ecclesiastico e quattordici a quello laico. In testa alla processione c’è uno scheletro, la Morte, che suona uno strumento e dirige una danza nella quale si presentano tutti i personaggi disposti dal più alto al più basso gradino della scala sociale.

Fra il 1955 e il 1956, dopo la distruzione degli originali, l’artista Alfred Melhau crea due vetrate nella nuova chiesa di Santa Maria nella quale rappresenta i 24 personaggi che apparivano nell’opera anteriore oggi perduta per sempre.

Tuttavia, la più conosciuta e famosa di tutte le danze della morte è una serie di xilografie con disegni di Hans Holbein il Giovane, pubblicate con il titolo:  “Le immagini e gli aspetti dettagliati della Morte”.  Le illustrazioni sono disegnate da Holbein e incise da Lükelburger. Holbein pubblica il libro durante il suo soggiorno a Lyon, verso il 1538.

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The noble lady © Ephemeral Scraps

In quest’opera Holbein dedica ogni pagina a un personaggio prototipo di una determinata classe sociale. Ogni incisione è accompagnata nella parte superiore da una citazione appartenente alla Bibbia, in latino, e nella parte inferiore una quartina tratta da versi francesi dell’epoca.

In Spagna esistono danze macabre molto importanti, anche se il caso spagnolo è particolare poiché tutti gli esempi sono esclusivamente testuali.

La Dança General de Muerte è un poema conservato nel palazzo dell’Escorial, che si pensa realizzato nel XV secolo. Non si considera un testo destinato al teatro. Alcuni esperti sostengono che la qualità letteraria di questo poema è superiore a quella dei testi simili conosciuti in Europa.  Non si conosce l’autore, anche se probabilmente si tratta di un religioso, vista la familiarità con la struttura gerarchica della chiesa, il latino, la poesia e molte conoscenze di ordine generale. Nel testo i personaggi sono disposti allo stesso modo che nella danza francese e le uniche donne che appaiono sono le spose della Morte, che non partecipano alla danza, ma osservano e basta.

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The old woman © Ephemeral Scraps

Nel poema spagnolo si indica chiaramente che il protagonista è, non un morto, ma la Morte:

“Io sono la Morte, e tutte le creature

che ci sono nel mondo distruggo e vinco…

Alla danza mortale venite i nati

tutti del mondo, di qualsiasi stato.

Quelli che non vogliono, spinti con forza

li farò molto presto a me venire”.

 

Un altro esempio di danza della morte lo troviamo nella poesia di Jorge Manrique, autore del grande poema “Elegia alla morte del padre”, che rappresenta la vetta più alta della poesia castigliana del XV secolo.  Partendo dal tema concreto della morte del padre, il poeta medita sullo scorrere del tempo: il tempo e la morte mettono gli uomini sullo stesso livello con un’azione democratizzante, una caratteristica propria della danza della morte, così come abbiamo già visto.

“Son le nostre vite i fiumi

che vanno a dare nel mare,

che è il morire,

là sboccano i poderosi

difilati a terminare

e a sparire;

là i grandi fiumi,

là gli altri medi

e più piccoli,

arrivati; sono uguali,

quelli che vivono dalle loro mani

e i ricchi”.

 

Infine, è opportuno citare un ultimo esempio di danza della morte presente nel Don Chisciotte di Cervantes. In questo capolavoro della letteratura spagnola, Cervantes introduce nel capitolo XI un clin d’oeil al genere di cui ci stiamo occupando. In questo episodio appare un gruppo di attori che vanno di paese in paese rappresentando danze della morte. Ogni attore è vestito da un personaggio della società dell’epoca come, per esempio, l’Imperatore e, ovviamente, appare anche il personaggio della Morte. Quello che troviamo qui, in realtà, è un documento che afferma che a quel tempo si realizzavano ancora rappresentazioni teatrali delle danze; e che Cervantes abbia deciso di mettere questo avvenimento nella sua opera dimostra che questo tipo di rappresentazioni erano comuni all’epoca.

Come abbiamo potuto capire nel corso di queste righe, la danza della morte costituisce un genere a sé stante di grande importanza che si sviluppa in un periodo segnato da un significativo cambiamento della mentalità religiosa della fine dell’epoca medievale e gli inizi di quella moderna. La danza macabra presenta un ampio sviluppo a cui partecipano diverse manifestazioni artistiche (teatro, pittura, poesia, scultura…) e che godono di grande respiro territoriale, presentando peculiarità proprie in ogni regione, ma conservando sempre i tratti distintivi del genere.

 

 

 

 

Informazioni su Agata Sapienza

Agata Sapienza
Dopo studi e peregrinazioni varie non ha ancora capito dove vive, ma legge e traduce sempre e solo dal suo divano.

Un commento

  1. Antonio Famularo

    Fascinosa la scrittura e ricca di contenuti, mai pedante e scorrevole e fluida la lettura, avvincente e avvolgente nelle atmosfere dell’immaginazione, dando l’impressione di viaggiare dentro la narrazione e di coglierne e gustarne le immagini descrittive e i luoghi evocativi.

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