mercoledì , 20 settembre 2017
Le news di Asterischi

La bellezza di Margaret Thatcher, la Grande Madre

«Dove c’è discordia, che si possa portare armonia. Dove c’è errore, che si porti la verità. Dove c’è dubbio, si porti la fede. E dove c’è disperazione, che si possa portare la speranza».

Margaret Thatcher versione San Francesco d’Assisi il giorno dell’insediamento a Downing Street

Il 4 maggio ricorre l’anniversario della nomina della prima (e ad oggi unica) donna primo ministro del Regno Unito. Parte della sua storia ci è stata recentemente raccontata nel film The iron lady (2011) di Phyllida Lloyd con Meryl Streep, ma ben prima di oggi a ricostruire questo controverso periodo della storia inglese, e mondiale, ci avevano pensato, tra gli altri, Ken Loach, illuminandolo dalla parte degli operai, e anche James Ballard che in un romanzo aveva avuto la necessità di esorcizzare la presenza della Grande Madre.

 

Non siamo storici e sull’influsso della Thatcher nella storia della politica e dell’economia mondiale ci sono libri e studi approfonditi che non meritiamo neanche di citare. Ci incuriosiscono di più le influenze sull’immaginario popolare che una presenza così controversa e ingombrante ha edificato anche a sua insaputa. Una storia da premier che è il seguito naturale delle sue battaglie precedenti: tra i pochissimi parlamentari conservatori a favore della depenalizzazione dell’omosessualità maschile e dell’aborto. Allo stesso tempo fu anche terrore degli operai e dama taglieggiatrice dello stato sociale.

Oggi ricordiamo la Thatcher perché la sua imponenza ha tracciato un solco. E dentro, senza voler prendere posizione in merito al giudizio che gli storici hanno voluto dare sul suo premierato, ci stanno il cinema e la letteratura che quegli anni hanno raccontato. Si diceva di Ken Loach e dei suoi documentari sugli scioperi dei minatori, così come del romanzo Un gioco da bambini di James Ballard, dove il liberalismo della nuova era conservatrice degli anni ’80 – che avrà un suo parallelo nell’era reaganiana degli Stati Uniti – in realtà maschera soltanto il vecchio potere pastorale che non rinuncia al controllo della totalità degli individui e delle loro esistenze. I ragazzi ballardiani protagonisti del romanzo, superviziati e superprotetti, attuano una forma di “resistenza” al modello di vita imposto, all’idea di massimizzare se stessi, e proprio contro quello stato liberale – in realtà tanto pastorale – arrivano ad attentare alla vita della Grande Madre, Margaret Thatcher. Presenza- onnipresenza, si dirà, di una madre nei confronti dei suoi figli, e che come tale non merita giudizi. Insomma la Thatcher è una di quelle grandi figure storiche che esistono come in un grande film collettivo, che possiamo gustare ad occhi aperti e farcelo raccontare non avendolo vissuto sulla nostra pelle.

Ecco perché il modo migliore per ricordarla, con una piccola citazione annessa alla guerra nelle Falkland, resta ancora James Ballard, che, in un modo unico e speciale, la celebra in una parte di Ciò in cui credo:

«Credo nel fascino misterioso di Margaret Thatcher, nella curva delle sue narici e nella lucentezza del suo labbro inferiore; nella malinconia dei coscritti argentini feriti; nei sorrisi tormentati del personale delle stazioni di rifornimento; nel mio sogno che Margaret Thatcher sia accarezzata da un giovane soldato argentino in un motel dimenticato, sorvegliato da un benzinaio tubercolotico».

(rrb)

Informazioni su Rosario Battiato

sopravvive soltanto a temperature basse e in ambienti chiusi. Ha studiato Storia, ma ha la tendenza a fare il giornalista e a costruire un pastiche al giorno. Fondatore di Asterischi.

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