domenica , 20 agosto 2017
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La “donna” in rosso: un approccio alla figura di Cappuccetto rosso (Parte II)

 

Il viaggio narrativo nella storia di Cappuccetto rosso e la sua relazione amore-odio con il malvagio Lupo variano a seconda dell’ epoca e dei luoghi di transito.

Incisione di Gustave Duré

Riprendiamo il viaggio del Cappuccetto di Perrault per concludere il tracciato evoluzionistico del Racconto per antonomasia. Nel 1729 Robert Samber tradusse il testo di Perrault in inglese, rendendolo così a disposizione del pubblico anglofono. Negli Stati Uniti arrivò attraverso i chapbooks delle collezioni per bambini; la prima versione nordamericana documentata risale al 1796. Entrambe le versioni si mantengono fedeli all’originale di Perrault salvo nell’omissione della morale e in alcune variazioni più consone al senso del pudore anglosassone; per esempio il lupo non si mette a letto nudo ma con la camicia da notte della nonna, un esercizio di travestimento molto emblematico delle versioni moderne e che manterranno i Grimm. Questi, oltre alle fonti popolari, si ispirarono alla prima traduzione tedesca della versione perraultiana (nel 1790), così come al primo adattamento teatrale del racconto, realizzato nel 1800 dallo scrittore romantico tedesco Ludwig Tieck in chiave d’ allegoria politica e denuncia dell’invasione napoleonica, e che introduceva altri personaggi importanti delle versioni attuali: il cacciatore che uccide il Lupo e salva le sue vittime.

Nel dramma di Tieck, Cappuccetto rappresenta la gioventù tedesca, che prima si sente attratta dagli ideali della Rivoluzione Francese del 1789 – il Lupo – , ma dopo si ritrae terrorizzata di fronte alla barbarie della rivoluzione: il cappuccio rosso sarebbe un chiaro riferimento alla moda tedesca di mettere il berretto frigio come omaggio agli ideali della rivoluzione giacobina. Questa non è l’unica interpretazione simbolica della storia di Cappuccetto Rosso. Alcuni autori hanno interpretato il cappuccio rosso come il rosso dell’alba, così che la bambina sarebbe la aurora che ogni giorno muore con l’uscita del sole, che non è altro che il Lupo. Nonostante questi è sempre stato un animale relazionato con la notte, la sua radice latina (Lupus) lo collega con la parola Luce (Lux); inoltre, in alcune leggende vediche (indù) il Sole si trasforma in lupo per poter sposare la dea Saranyu. Esistono molte altre interpretazioni simboliche del racconto, anche cristiane (nelle quali, ovviamente, il Lupo sarebbe Satana e il Cacciatore l’Angelo Custode), ma è più interessante riprendere l’evoluzione di “Cappuccetto Rosso”.

Dai Grimm in avanti, il viaggio narrativo della – a volte – coppia male assortita del canide e la adolescente acquisì connotazioni abbastanza variopinte a seconda della epoca in cui fu diffuso. Al principio, la versione dei Grimm soppiantò quella di Perrault e fu adottata dalla maggior parte delle collezioni infantili dal 1812 fino alla prima guerra mondiale; gli unici cambiamenti introdotti dagli autori del XIX secolo andavano in direzione di nuove attenuazioni dei contenuti. Al contrario di quanto aveva fatto Perrault, che calcava i toni sulla sessualità della bambina, la tendenza principale in Europa e America fu quella di trasformare la eroina in un modello di virtù femminile importunata che ha bisogno dell’intervento di aiutanti maschi.

Ma soprattutto la versione del racconto cambierebbe da un modo all’altro in funzione dell’utilizzo. Già nel 1895 la bambina in rosso fu la testimonial della sua prima campagna pubblicitaria per l’impresa di detergenti Star Soap, a Zanesville (Ohio). In questo senso, l’esempio più rocambolesco è quello di “Cappuccetto Rosso nell’Africa Orientale”, pubblicato da Armando Lodolini nel 1936, in piena Italia fascista. Cappuccetto Rosso è un piccola italiana che, dopo essere scappata dal lupo (la bambina in rosso italiana, al contrario di quella straniera, non poteva essere “così sciocca da confondere il lupo con la nonna”), si ritrova in una pattuglia di soldati italiani che si dirigono in Abissinia (Etiopia) e per errore, si imbarca con loro. Lontana dall’impaurirsi, una volta arrivata in Africa Orientale, si unisce alla battaglia con i suoi compatrioti italiani e dopo aver preso in ostaggio una giovane nativa (che chiama “la Cenerentola abissina”), riesce a catturare niente meno che 2.000 soldati nemici. Tenendo conto che nella copertina della versione fascista di “Pinocchio” questi appare mentre obbliga alla marionetta di Rasputin di bere del veleno, la versione totalitaria di Cappuccetto sembra quasi dolce e innocente (almeno catturava i prigionieri vivi).

Fortunatamente, nel resto del XX secolo le differenti versioni di “Cappuccetto Rosso” recuperano il loro carattere pedagogico. Inoltre, a partire dagli anni 50, si può apprezzare un tentativo, da parte di alcuni scrittori dediti al pubblico infantile, di modificare l’ordine tradizionale del racconto e il suo stile narrativo, con il fine di sconvolgere le aspettative consolidate dai lettori, come nel caso de “Il Lupo buono” (1974) di Italo Terzoli e Enrico Vaime. Ne “Il Lupo buono” la storia è raccontata dal Lupo Michele in un processo: il giovane e incauto Michele cammina per il bosco tranquillamente canticchiando Only You quando si incrocia con Cappuccetto Rosso. Quest’ultima le chiede il favore di accompagnarla a far visita alla sua nonna, per cui Michele, titubando, finisce col rispondere di sì. Una volta a casa della nonna, Michele è invitato a prendere un tè e, mentre il tempo trascorre in modo tranquillo, arriva un cacciatore furioso perché lo hanno disturbato mentre tentava di rubare in casa della nonna, che punta con un fucile. Il nobile Michele si lancia in difesa della vecchietta, ma facendole da “scudo lupino” viene ferito. Questo il riassunto dei fatti, che l’innocente Michele ha esposto in un tribunale visto che gli uomini non credono alla sua versione.
Alla fine nemmeno il giudice dà credito al lupo e dà per buona la versione del cacciatore, che, in un colpo di scena inaspettato, risulta essere Perrault travestito. Da questo contorto e surrealista stratagemma proviene la immeritata fama del Lupo coprotagonista del racconto.
Ad ogni modo, la versione più estesa anche attualmente continua ad essere quella che tutti conosciamo e che fonde e attenua gli adattamenti di Perrault e dei Grimm. E in quanto alle versioni adulte, ci sono un’infinità di rielaborazioni parodiche, esercizi di stile, racconti satirici e anche erotici la cui rassegna obbligherebbe a scrivere, come minimo, un altro articolo di simili dimensioni. Per questo, concludiamo con l’ultimo ricordo empatico e viscerale di quel Lupo che non sempre volle divorare bambine e di quel Cappuccetto che a volte desiderò di essere mangiata dal Lupo.

Antonio Martín Infante

Articolo originale:  http://www.palabrasdiversas.com/palabras/clasicos.asp

Traduzione di Asterischi (as)

Informazioni su Agata Sapienza

Agata Sapienza
Dopo studi e peregrinazioni varie non ha ancora capito dove vive, ma legge e traduce sempre e solo dal suo divano.

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