venerdì , 24 novembre 2017
Le news di Asterischi

L’urgenza del successo

Il desiderio di raggiungere il successo è forte, non importa che si tratti di televisione, radio o mondo digitale, a qualsiasi costo pare che l’unico fine di chi si accosta al mondo della scrittura è quello di ottenere il successo con estrema urgenza. È ovvio che il creatore desideri che la sua opera sia riconosciuta, letta e, perché no, ammirata. Tuttavia, al giorno d’oggi si nota una corrente di pensiero, più o meno generale, che considera primordiale la necessità di ottenere una buona visibilità e una ripercussione immediata e favorevole per l’immagine e, indubbiamente, per i benefici economici. C’è qualcuno che sembra aver dimenticato che il mondo della cultura è lontano da quello riluttante dello spettacolo, è un universo fatto di lungo, arduo, silenzioso e solitario lavoro che spesso non ottiene altra ricompensa che la soddisfazione personale dell’opera conclusa.

La storia ci offre centinaia di casi di scrittori e personaggi della cultura che hanno lasciato una traccia indelebile nell’arte, riconosciuti solo molti anni dopo la morte. È il caso, per esempio, di Edgar Allan Poe con la sua vita difficile, la sua salute precaria e le sue depressioni. Le sue opere si pubblicavano per pochi dollari (la famosa poesia “Il corvo” fu pagata solo nove dollari), o si pubblicavano senza compenso; è anche il caso di Franz Kafka, che ordinò che le sue opere fossero bruciate dopo la sua morte ma che passò la sua breve vita cercando, con affanno, di trovare il tempo di scrivere; e Emily Dickinson, una delle poetesse più importanti della lingua inglese che durante la sua vita riuscì a pubblicare solo sette poesie.

In altri campi artistici si distinguono i famosi esempi di El Greco, il pittore spagnolo che in vita fu ridicolizzato e criticato per il suo stile diverso e innovatore, riconosciuto trecento anni dopo la sua morte, e Vincent Van Gogh, ignorato dai suoi contemporanei nonostante il grandissimo numero delle sue opere (novecento quadri, centomila bozzetti e due mila pezzi d’arte).

La fama è un fenomeno transitorio, evanescente, come la vita. Sono infatti le opere che sopravvivono, che li hanno resi immortali, fino al punto che il Cuore rivelatore di Poe continua a battere, il giovane Gregor Samsa soffre la sua eterna metamorfosi, il Conde Orgaz è stato sepolto di fronte a migliaia di occhi migliaia di volte e i Girasoli di Van Gogh illuminano sempre di giallo la campagna.

Malgrado molte difficoltà, esclusioni e diffidenza, la storia ha riconosciuto il merito a chi lo meritava. E alcuni sono riusciti addirittura a godere di questo riconoscimento, tardivo ma giusto. Un esempio attuale è l’indimenticabile scrittore portoghese e premio Nobel per la letteratura José Saramago, che pubblicò il suo primo gran romanzo nel 1981, e raggiunse la fama solo nel 1991, quando aveva già 69 anni, con Il Vangelo Secondo Cristo.

Oggigiorno, esposti come siamo sul palcoscenico della vita, urge correre alla meta del successo immediato, anche se il merito è solo qualche poesia ben scritta o qualche racconto, o un romanzo sviluppato sulla tematica di moda del momento (e così incontriamo vampiri, maghi, templari e altri esseri riprodursi a ritmo vertiginoso tra gli scaffali delle librerie). C’è chi sceglie invece la strada dei programmi televisivi per ottenere una fama fugace e immediata che offre la possibilità di stampare parole e parole in qualche pagina memorabile, per una mera operazione commerciale ed effimera.

Non è strano assistere in rete alle reazioni, anche violente e isteriche, di chi non è riconosciuto. Alcuni si dedicano a demonizzare costantemente il sistema editoriale e a insultare chi ha ottenuto una fama basata su veri meriti artistici, o gridano pubblicamente all’ingiustizia e all’idiozia dell’umanità che non è all’altezza di comprendere la propria opera, spargendo collera e risentimento negli indirizzi mail di centinaia di utenti che ricevono inviti a visitare i loro blog rabbiosi.

Così assistiamo alla nascita di alcuni nuovi Don Chisciotte grafomani, che si caratterizzano per essere mediocri lettori, disposti a intraprendere una lotta contro i mulini a vento in vista del successo, ridondanti di sicurezza, pieni di sé, poco portati ad accettare critiche o a capire che tutto ha bisogno di tempo.

E proprio quel tempo è l’unico giudice, l’unico che determinerà la grandezza dell’opera e il merito dell’artista.
Sappiamo bene che la cultura ha meccanismi e regole, ingranaggi, luci e ombre, necessità e prostituzioni economiche (è innegabile che molte case editrici hanno la loro parte di colpa e tendono più al beneficio economico che alla qualità, adattandosi alla domanda di un mercato culturalmente in caduta libera), ma niente rimpiazzerà l’insostituibile lavoro quotidiano di chi ama la letteratura, di chi scrive per respirare, perché la letteratura è l’aria che gli entra nei polmoni, infondendogli la vita.

È inutili bruciarsi le dita sulla tastiera con l’urgenza di correre dietro al successo effimero.

Per ottenere qualche risultato bisogna costruire con pazienza, giorno dopo giorno, senza scoraggiarsi, senza sognare di salire sul carro del vincitore dall’oggi al domani, coronato di alloro. Il piacere lento della lettura, l’apprendimento metodico, la scultura puntigliosa di un periodo, la selezione di un vocabolo, sono il martello e lo scalpello dello scrittore nel suo silenzioso lavoro.

Quando si sceglie la strada della scrittura bisogna avere pazienza, attendere e attendere, accettando il giudizio e le critiche dei nostri pochi lettori, senza che nessuno ci spinga, senza che nessuno ci dia pacche sulle spalle.

 

Andrea Zurlo

Articolo originale: Palabras diversas, Editorial N. 31 http://www.palabrasdiversas.com/palabras/editorial.asp

 

Traduzione di Asterischi (as)

Informazioni su Agata Sapienza

Agata Sapienza
Dopo studi e peregrinazioni varie non ha ancora capito dove vive, ma legge e traduce sempre e solo dal suo divano.

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