martedì , 26 settembre 2017
Le news di Asterischi

L’arte spiegata ai miei figli: Le Corbusier – I monaci con i rollerblade e il base jumping dall’Unité d’Habitation

Un immenso edificio chiamato Unité d’Habitation nella periferia di Marsiglia, ottimo per fare Base Jumping (ndr lanci da edifici, antenne, ponti e rocce), la Cappella di Notre-Dame-du Haut, Ronchamp, con tre torri incappucciate, la più alta delle quali sembrerebbe un totem sorridente con tanto di piccoli occhi, naso e una grande bocca, e il convento de la Tourette nei pressi di Lione, dove i monaci si spostano con i rollerblade (ndr pattini in linea). Base Jumping, rollerblade, tre torri incappucciate. A questo punto l’attenzione dei miei figli cresce. Ed io ne approfitto. L’ Unité d’Habitation di Marsiglia iniziata subito dopo la guerra (1947) e ultimata nel 1957 è organizzata come un grande transatlantico dotato di spazi pubblici e spazi privati. Ci sono 17 piani per 337 appartamenti. Ogni abitazione è disposta su due livelli con scala interna. Ogni due piani un corridoio corre longitudinalmente all’edificio per servire gli appartamenti duplex. Ci sono 23 tipologie diverse di appartamenti destinati tanto al singolo individuo quanto ad una famiglia con quattro figli. L’edificio è staccato da terra mediante enormi pilotis (pilastri che sorreggono un edificio isolandolo dal terreno) su cui poggia l’intera struttura scatolare in cemento armato all’interno della quale, grazie ad un sapiente gioco ad incastro, sono inserite le unità abitative. Lo spazio sottostante i pilotis, quindi sotto l’edificio, identifica un’ aria pubblica. A metà dell’altezza della costruzione, una strada interna individua un altro spazio pubblico: su questa strada-corridoio, si affacciano negozi e ristoranti; infine il tetto a terrazza, luogo di svago per gli abitanti con una piscina ed una pista per la corsa. Un grande e scultoreo camino per la ventilazione svetta dalla terrazza. D’un tratto silenzio improvviso, a seguire una domanda: “Come si chiude l’enorme e alto camino?”. “È coronato – rispondo – da un piano in cemento”. “Bene. E allora è da qui, che si può lanciare con tutta alare e paracadute?” “Indovinato”, rispondo.

Lecorbuiser non è religioso, nel senso che non ha una credenza particolare. Prima con la cappella di Notre-Dame-du Haut, Ronchamp costruita tra il 1950 e il 1954 e subito dopo con il convento dei frati domenicani de la Tourette nei pressi di Lione, cerca di evocare emozioni di carattere religioso con le forme architettoniche attraverso il controllo dello spazio, della forma e della luce. Ronchamp è una scultura da guardare girandole attorno, come sostiene William j. Curtis. La cappella di Ronchamp, situata sopra una collina, ha un’unica grande copertura inclinata che assomiglia ad una prua di una nave, il pavimento all’interno è inclinato per far convergere l’attenzione verso l’altare centrale; tre cappelle interne sono illuminate dall’alto da altrettante tre torri, due più piccole e la terza più elevata, tutte e tre orientate in maniera differente; i muri perimetrali laterali sostengono la copertura, che lascia entrare una lama di luce perché poggia su pilastrini affogati nelle murature e non direttamente sugli stessi muri. Le finestre o aperture sulle pareti sono irregolari, e strombate, cioè partono larghe sulla facciata interna per finire più strette sulla facciata esterna. Mostro una fotografia della torre più alta, ed dopo un “Oooh” di stupore, e incoraggiati con un poco di fantasia, i miei figli riescono a distinguere una grande bocca con dei denti serrati lì dove ci sono le finestre rettangolari con i brise soleil verticali (para sole), ad interpretare sulla sommità due finestre come gli occhi ed infine un grande apertura centrale che sale verticalmente per parte della torre riconosciuta come un lungo e affilato naso. A questo punto il totem si è svelato. In effetti negli ultimi decenni della vita di Corbu, si fanno spazio sempre di più forme “biologiche”, forme totemiche e primitiviste che fanno pensare alla sua produzione pittorica, in particolare ai mostri biomorfi “Ubus”. “Mostraci dove i monaci si portano dietro i rollerblade?” “Un poco di pazienza” dico, e mostro loro altre foto. “Hanno dimenticato di dipingere la facciata?” “No”, rispondo io, qui il cemento a vista è trattato come se fosse equivalente alla muratura in pietra. La base concettuale del convento era tratta direttamente dalla tradizione cistercense ovvero il dispositivo del chiostro a corte. La costruzione era pur sempre “una scatola su sostegni” che sorgeva su un pendio e su questo si doveva adattare. Una forma rettangolare su cui, lungo tre lati, due lunghi e uno corto, si sviluppavano le celle individuali dei monaci con un proprio balcone affacciato verso gli alberi e le colline di fronte, un oratorio, la biblioteca vicino l’ingresso, e il refettorio. E poi sul quarto lato corto era situata la chiesa. Stavo per spiegare come queste aree fossero collegate fra loro, e come i volumi e i piani, l’opaco e il trasparente, il pesante e il leggero potessero fare pensare ad un opera di architettura. Ma prima ancora di finire hanno esclamato “Certo, le grandi piattaforme e i lunghi corridoi”. Ed io sorridendo ho annuito. Sì, le grandi piattaforme e i lunghi corridoi, e i monaci per spostarsi usano i rollerblade.

(Michele Cavallaro)

 

Informazioni su asterischi

asterischi

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.Campi obbligatori *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

shared on wplocker.com