domenica , 25 giugno 2017
Le news di Asterischi

Intervistana a Stefano Benni

 

Stefano Benni è un nome che non ha bisogno di presentazioni. La redazione di asterischi.it l’ha intervistato per i propri lettori. Il risultato è un botta e risposta minimo, anzi minimissimo, che ribadisce quello stile essenziale e senza fronzoli che tanto appassiona i lettori dello scrittore bolognese.

Il tuo ultimo libro, La traccia dell’angelo, si aggiunge a una lunga lista di altre opere, ma presenta una particolarità: è, per la prima volta dopo tanti anni di collaborazione con Feltrinelli, edito da Sellerio. A cosa è dovuto questo cambiamento?

Niente di definitivo, non ho mai dato l’esclusiva a nessuno.

La trasposizione cinematografica di uno tra i tuoi libri più famosi e amati dal pubblico, Bar Sport, sarà presto distributita nei cinema italiani. Hai preso parte alla sua realizzazione? Che effetto fa vedere i personaggi nati dalla tua fantasia rappresentati da persone in carne e ossa?

Non c’entro niente col film, è tutto merito (o colpa) loro.

Dai tempi della pubblicazione di Bar Sport sono ormai passati trentacinque anni. Ti capita mai di sentire l’ispirazione andare via? Non ti viene mai voglia di ‘appendere la penna e i fogli al chiodo’?

Mai. Ho sempre una gran voglia di scrivere

Roberto Vecchioni ha tratto spunto per una canzone dal tuo Comici spaventati guerrieri. Tu stesso hai,in passato, fatto qualche piccola incursione nel mondo della musica, del cantautorato, portando in teatro le tue Ballate o riscrivendo qualche canzone – ricordo in particolare la tua versione di Hemingway di Paolo Conte. Hai mai pensato di intraprendere una vera e propria carriera da cantautore?

No assolutamente no. Mi basta scrivere poesie.

Alcuni artisti scindono anche nell’atteggiamento il loro lavoro dalla loro vita privata diventando veri e propri miti artistici ma uomini burberi e distaccati. Cosa pensi a proposito? Quanto c’è dello scrittore nella tua vita privata e quanto di uomo nel tuo lavoro?

Difendo molto gelosamente la mia vita privata.

Il critico Raymond Federman sosteneva che la letteratura contemporanea stesse perdendo la sua battaglia per lo studio e l’interpretazione del reale; tu sei d’accordo? Qual è, secondo te, l’ultima battaglia della letteratura?

Smentire i sapientoni come Federman. Essere sempre più complessi, come la realtà.

 

(as, lm)

Informazioni su Agata Sapienza

Agata Sapienza
Dopo studi e peregrinazioni varie non ha ancora capito dove vive, ma legge e traduce sempre e solo dal suo divano.

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