domenica , 24 settembre 2017
Le news di Asterischi

Intervista a Sara Velardo

sara5PH Giada Canu

Polvere e gas è il titolo del suo secondo disco. E polvere e gas «è quello che c’è nell’aria durante le manifestazioni, quell’odore di protesta» che Sara Velardo, la giovane cantautrice che divide il cuore tra Reggio Calabria e Lecco, canta con musica leggera, con voglia di vivere, con bisogno di cambiamento. Debora Borgognoni la intervista per Asterischi, e la paragona a una neofiglia-dei-fiori, perché la sua protesta è garbata, seppure con contenuti struggenti. Una chiacchierata che fa riflettere, e una cantante che, chitarra al collo, farà parlare di sé.  

Partiamo dagli albori della cantautrice Sara Velardo: Migrazioni, un album d’esordio che segna due tappe importanti. Citando le parole scritte sul tuo website (www.saravelardo.it) sotto la voce Discografia, scopriamo che contiene «10 canzoni prevalentemente acustiche che raccontano del passaggio dai  20 ai 30 anni, delle differenze tra Nord e Sud, di una ragazza che diventa donna.» Raccontaci queste migrazioni, la loro forza e la conseguente scelta musicale.

Il mio primo disco parla di me, raccoglie 10 anni di canzoni, di riflessioni, esperienze ed emozioni. Il titolo è stato scelto da uno dei miei musicisti che ascoltando le canzoni nell’insieme ci ha percepito il senso globale. La canzone a cui sono più legata è Terruna sugnu che parla di me, di come ci si sente ad emigrare e di come è la situazione della migrazione nord/sud. Ho cercato di metterci dentro tutto il calore della mia terra e il mio cuore.

Di forza, di cambiamenti e di scelte musicali ad hoc non si può non parlare con Sara Velardo, perché torni quest’anno con due singoli ruggenti nei contenuti e leggeri nelle melodie. Il primo, ‘Ndrangheta, dialettale, ironico (witty direbbero gli inglesi), vincitore del Premio Contro le Mafie, ha fatto un gran baccano tra giornali interessati alla cantautrice controcorrente e sindaci contrariati. Sarò ingenua ma mi stupisce il fatto che tutti lo sanno e nessuno (a parte te) osa pronunciarlo. Per non rischiare di farti una domanda retorica, raccontaci perché e come il singolo ‘Ndrangheta è nato, da cosa è nata la necessità di dire basta!

‘Ndrangheta è nata per un’esigenza personale, per mandare un messaggio: la Calabria sta vivendo uno dei momenti più difficili e bui degli ultimi 50 anni, la ripresa economica e sociale che si stava intravedendo è stata completamente affossata da un’amministrazione regionale e provinciale che sta rovinando un patrimonio naturalistico e culturale immenso. Anche vivendo lontano, il legame con la mia terra rimane molto forte, perciò ho sentito il bisogno di dire la mia, di provare a fare qualcosa. Purtroppo però l’Italia tutta sta vivendo un momento di crisi, anche per l’ignoranza delle persone che non vogliono affrontare i veri problemi, forse perché sono troppo grandi: molti fanno finta di non sapere o capire cos’è veramente la mafia, che ormai non è più il picciotto con la pistola in mano ma una macchina internazionale che produce soldi sporchi. Purtroppo negli ultimi anni è la ‘Ndrangheta l’associazione mafiosa più potente in Italia, un prodotto di esportazione che si sta diffondendo a macchia d’olio anche al Nord e non c’è niente di meglio di un momento di sfiducia verso lo Stato per aprire le porte al sentimento mafioso.

Il mio amore immenso è il secondo singolo. Musica pop che ti vien voglia di batterla col piede, un video (realizzato da © Giada Canu con la collaborazione di Meladailabrianza, associazione gay friendly) allegro in cui i protagonisti si mettono in gioco con spensieratezza. Quindi chi non conosce l’italiano non può sospettare la violenza delle parole: «e anche se mi chiamano frocio, mi pestano a sangue, mi buttano via, mi fanno morire, non posso negare che sei tu il mio amore immenso.» Provocazione, contrasto, voglia di cambiamento. Cosa aggiungi?

L’idea di base era scrivere una canzone d’amore, allegra, che parlasse dell’amore omosessuale in maniera leggera, per raccontare storie di gente normale che svolge un lavoro normale, che vive serenamente l’amore nonostante le mille difficoltà che può incontrare una coppia gay al giorno d’oggi. È una canzone pop, scritta apposta per rimanere nelle orecchie con la speranza che il messaggio riesca ad arrivare fino al cervello, una volta tanto. Nel video ci sono persone impegnate tutti i giorni nella lotta per i diritti LGBT (Meladailabrianza è un’associazione molto attiva nel territorio) e persone che hanno semplicemente voluto dare un messaggio di condivisione, etero, gay, trans, tutti insieme per i diritti di tutti. La speranza è che non ci siano divisioni di genere ma tutti possano vivere serenamente il loro amore.

Polvere e gas è l’album completo che uscirà il 28 Gennaio 2014 per Tde ProductionZ. In copertina (ph © Giada Canu) posi sott’acqua, incatenata e con una maschera a gas. Cos’è la polvere e cosa il gas? Quanta polvere e quanto gas ci sono al Nord, al Sud e in Italia?

Polvere e gas è il titolo della canzone che secondo me riassume i concetti che ho voluto inserire nel disco, voglia di cambiamento, di rivoluzione, voglia di lottare per cambiare le cose. Polvere e gas è quello che c’è nell’aria durante le manifestazioni, quell’odore di protesta, di lotta in cui sfociano spesso le manifestazioni, anche se inizialmente tenute pacificamente. Nella copertina sono incatenata con una maschera a gas e dietro ho una televisione accesa a cui do le spalle: l’idea è nata per rappresentare la nostra assuefazione e dipendenza dai mezzi di informazione, e dalla televisione, da un indottrinamento “sotto culturale” continuo (basato su talk show, grande fratello ecc) e la voglia di liberarsi attraverso la musica, cosa che viene rappresentata nella foto interna del booklet (quella che ho usato come sfondo per il sito).

Sei una delle poche artiste “concrete”, o, meglio, che parla di problemi reali e di difficile accettazione da parte del pubblico. “Artista concreta” sembra un ossimoro, però in te tutto fila, così come anche il contrasto tra parole e melodia. Com’è – o qual è – il tuo rapporto tra immaginazione e concretezza?

C’ho messo un po’ a capire che era il momento di fondere quello che penso con quello che sento, di usare perciò la musica, la cosa più libera e sacra che ho, con i pensieri che mi girano in testa, le mie idee politiche e sociali e quindi cercare di usare la musica per cercare di dare dei messaggi. Devo confessarti che è stato un anno molto impegnativo, pieno di immense soddisfazioni ma anche di momenti duri, sono contenta di aver scritto queste canzoni adesso e non dieci anni fa, non avrei avuto la forza e la maturità necessari per custodirle e difenderle. È una strada difficile, sia perché ho molte persone che mi criticano o mettono in dubbio continuamente le mie buone intenzioni sia perché tutti aspettano che io faccia un passo falso, dica una parola in più o in meno. Questo non dovrebbe essere la vita di un’artista ma in un periodo storico come questo, come si può esimersi dal parlare di temi sociali? Io continuo a ripetere che sono solo una cantautrice che esprime liberamente i propri pensieri, niente di più.

 

copertinaRGBPH Giada Canu

 

 

Diamo qualche anticipazione sulle canzone contenute in Polvere e gas. «Il mio stipendio non basterà a risanare la società… Tutto il mio tempo non basterà a ripulire questa città.» Ad occhi chiusi comincia così. A proposito di immaginazione e concretezza, è una città immaginaria o reale?

Una città immaginaria, una qualsiasi città italiana, per “ripulire” intendo purificarla da  tutto quello che sporca la vita nelle nostre bellissima città italiane, che sia la criminalità, il malgoverno, le sale slot o quant’altro. Ad occhi chiusi rappresenta il desiderio di prendersi del tempo per sé, vivere serenamente e non pensare ai problemi che dobbiamo affrontare tutti i giorni.

Polvere e gas è un album che chiede un forte impatto sociale, che vuole una riflessione e che paradossalmente parla in modo garbato, un po’ come facevano i figli dei fiori negli anni ‘60/’70. L’unica canzone “d’amore” presenta però un messaggio più disperato rispetto a quelle “politiche” (chiedo scusa se ho incasellato così i temi, per cui li metterò fra virgolette, aspettandomi una tua correzione). «Dentro la mia pelle cadrà, folle senso di libertà, nell’arresa ancora vivrà.», «Nel buio impazzirò tra le camicie vuote, in cerca di un profumo per ricordare un’immagine finale…» (Solo seta). Lasci intravedere uno spiraglio di speranza e poi crolla tutto. Quanto soffre l’amore del terzo millennio?

Solo seta è la canzone più difficile del disco, si fa fatica a capire a pieno il significato perché rispetto alle altre uso metafore e non il mio solito linguaggio diretto. È una canzone  che parla di solitudine, di un amore perduto, del senso di arresa che a volte è liberatorio perché è più facile arrendersi che andare avanti, la frase che citi tu “in cerca di un profumo per ricordare un’immagine finale…” è la scena finale della storia, in cui lei cerca un ultimo ricordo prima di rialzarsi e proseguire con la propria vita.

Di getto, cosa terresti senza dubbio e cosa senza dubbio butteresti dell’Italia di oggi?

Butterei la classe politica, che ci sta praticamente vendendo all’asta al miglior offerente, i neofascisti, i razzisti, i mafiosi, i corrotti, brucerei tutte le sale slot presenti in Italia (pare che siamo tra i primi nel mondo come densità territoriale), butterei gli ultimi 20 anni di televisione italiana, i giornalisti venduti, i governatori regionali, le concessionarie di automobili costruite sulle rovine romane, i ministri dell’istruzione, i venditori, le ragazze che a 17 anni si sentono già pronte per vendere la propria dignità vanificando anni di lotta femminista, gli ultras, gli ipocriti, i centri commerciali (ecc ecc…) Terrei l’Italia e la sua storia, tutte le persone che si battono sinceramente per i diritti di tutti, i sognatori, i giovani insegnanti pieni di voglia di salvare il paese attraverso la cultura, i lavoratori, i negozianti che si rifiutano di vendere ai cinesi o di installare le slot machines nei loro esercizi, le migliaia di volontari che lavorano in associazioni benefiche e fanno informazione e mi ricordano ogni giorno che l’Italia non è tutta da buttare

Dell’arte di oggi?

L’arte è bella quando è sincera, butterei tutto quello che non lo è, quindi i prodotti confezionati dalle case discografiche: quella non è arte, è un prodotto.

Della Sara Velardo di oggi?

Butterei via le mie paure e insicurezze e a volte la mia eccessiva impulsività, terrei solo il coraggio e la passione per quello che faccio, tutte le esperienze che ho vissuto, sia belle che brutte perché sono il bagaglio più importante della vita.

Informazioni su Debora Borgognoni

Debora Borgognoni
Nasce a Pavia nel 1980. Dopo il diploma in Lingue Europee, studia fotografia professionale alla John Kaverdash School Academy di Milano e nel frattempo pubblica per Albatros il suo libro d’esordio “Caro diario…”

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