martedì , 27 giugno 2017
Le news di Asterischi

Intervista a Romano Luperini

CATANIA – Romano Luperini è un pezzo di storia della letteratura italiana. La redazione di asterischi.it ha avuto il piacere di incontrare il noto critico lucchese durante un seminario organizzato dal Dottorato di Ricerca in Filologia Moderna. L’intervista, gentilmente concessa dall’accademico, riprende alcuni dei punti più caldi del dibattito letterario contemporaneo.

Oltre che per i suoi studi su Verga, Lei è famoso, anche al di fuori del mondo accademico, per il suo manuale di letteratura. A questo proposito, vorrei chiederle se, dopo tanti anni di carriera, le vengono mai dei mutamenti d’opinione sulle cose che ha scritto. La critica ha bisogno di essere costantemente aggiornata o, nelle sue linee generali, può rimanere pressoché immutata?

I cambiamenti di opinione e di valutazione sono normali, ma molto raramente possono riguardare un manuale in cui si forniscono perlopiù cognizioni condivise e universalmente accettate. In un manuale è originale l’impostazione, quasi mai il contenuto.

In molti lamentano il fatto che, tanto al liceo quanto all’università, diversi docenti tralasciano la letteratura contemporanea per dare più spazio agli autori classici, dalle origini della lingua italiana a Svevo, tagliando fuori autori come Calvino, Pavese, Fenoglio e tantissimi altri. A cosa pensa sia dovuta questa tendenza? Quale dovrebbe essere, secondo Lei, il modo migliore per inserire i grandi autori dal dopoguerra in poi in tutti i programmi?

Per poter dare adeguato spazio alla letteratura contemporanea nei licei occorre un radicale mutamento nel paradigma didattico e nel canone scolastico. Attualmente si arriva a fatica alla seconda guerra mondiale ed è impossibile dare adeguata importanza agli scrittori venuti dopo. La situazione va peggiorando perché crescono gli alunni per classe, decresce il numero degli insegnanti e diminuisce anche l’orario a disposizione, mentre l’arco cronologico del programma di storia letteraria si allunga fatalmente ogni anno che passa. Bisognerebbe studiare la letteratura in modo nuovo senza più seguire un metodo storico-cronologico articolato in medaglioni di autori e di movimenti; dedicarsi quasi solo alle grandi opere del passato e del presente, privilegiando magari percorsi per genere o per tema.

Una delle sue opere non strettamente di critica letteraria, L’età estrema, pubblicata per Sellerio, racconta in qualche misura il viaggio della sua generazione all’interno dell’ultimo scorcio del Novecento. In parallelo c’è la storia di un mondo che stenta a rinnovarsi, a trovare nuove speranze, perché forse irrimediabilmente compromesso. Esiste una prospettiva di speranza? Se esiste in chi sarebbe riposta?

I grandi cataclismi possono essere anche embrione di rinnovamenti. Il fenomeno della immigrazione può essere anche una ragione di speranza perché può servire a far sviluppare una nuova etica planetaria e il senso dell’unità del genere umano. E’ vero però che questa è solo una possibilità e possono invece prevalere (come sembra accadere oggi) meccanismi egoistici e chiusure individuali e nazionali.

A suo avviso, parafrasando un saggio di Raymond Federman, esiste ancora un’ultima battaglia che la letteratura deve compiere ai tempi nostri?

L’ultima battaglia è quella per la sopravvivenza (intendo: del genere umano e non solo della letteratura).

(lm)

Informazioni su Loris Magro

Loris Magro
Nasce il 3 Maggio 1990 ad Agrigento. Un po’ per un’insaziabile curiosità, un po’ per geni ereditari, legge fin da piccolo tutto quel che gli capita sotto agli occhi; una volta cresciuto, decide di dedicarsi a tempo pieno alla critica letteraria.

Un commento

  1. Livio Cavaleri

    A mio avviso il celebre testo “La scrittura e l’interpretazione” è un unicum senza eguali tra i testi tesi alla trasmissione del patrimonio letterario. Un tandem, mai soggetto a usura, di autorevolezza culturale e appassionata naturalezza che rende lo studio della letteratura quanto mai piacevole e “critico” al tempo stesso. Ha l’immenso inusitato pregio di presentarsi naturalmente come “manuale di cultura” (se non già “di vita”) ancor prima che “di letteratura”, grazie alle sue puntuali e instancabili digressioni verso tutti gli altri campi del sapere, per un approccio comparato che -apprendiamo così- esser quanto mai vitale nella comprensione del grande fenomeno della cultura e del mondo.
    E la sua carica didattica non si esaurisce, per nostra fortuna, al liceo ma continua ad apparire sui vademecum delle facoltà umanistiche.
    Un’autentica fortuna da tenere orgogliosamente nel primo piano della libreria :D
    Senza iperbole si può affermare come i grandi Autori (non solo italiani) “vivano” sulle pagine del Luperini. E allo stesso ritmo con cui batte il nostro cuore.

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