lunedì , 24 aprile 2017
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Intervista a Oratio

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Andrea Corno, in arte Oratio, è una delle stelle emergenti del panorama musicale italiano. Dopo aver pubblicato l’album Ora ti ho, interessante tanto dal punto di vista musicale quanto da quello poetico, ha collaborato con Nicolò Carnesi all’ep Non vado più al mare. Proprio in occasione del concerto di fine tour del cantautore palermitano, che ha avuto come ospiti, oltre allo stesso Oratio, Brunori e Dente, Loris Magro l’ha incontrato e intervistato nel corso di una celentaniana partita a biliardo.

Oratio, con la ‘t’ da pronunciare come in latino; da dove viene questo nome d’arte?

In realtà viene da un mio vecchio gruppo, gli Oratio Stratio, poi un po’ per pigrizia, un po’ perché mi piaceva, se n’è andato lo Stratio ed è rimasto solo Oratio.

A proposito, sembra che un po’ tutti i cantautori emersi negli ultimi anni siano caratterizzati dalla voglia di presentarsi in prima persona, e non col nome di una band, associata però all’uso degli pseudonimi. Come mai, secondo te?

Non so, credo che la band fosse un concetto più legata agli anni novanta, almeno in Italia. Riguardo gli pseudonimi, credo che alcuni abbiano dei bei nomi da poter utilizzare anche come nome per il proprio progetto musicale. Io ho un cognome molto brutto, non mi piaceva molto l’idea di utilizzare ‘Corno’ come nome d’arte, come qualcosa che mi rappresentasse.

Come accade un po’ per tutti quelli che vengono etichettati come cantautori degli anni ’00, anche a te è stata attribuita una discendenza da Rino Gaetano. Sarei curioso di sapere se effettivamente l’autore di Gianna è stato così fondamentale nella tua formazione e chi sono gli altri a cui ti sei ispirato e continui a ispirarti, sia tra gli italiani, sia tra gli stranieri.

Rino Gaetano è sicuramente tra i più importanti, sia per l’indole, per la libertà nel vivere la musica, nel parlare di temi sociali, nella stessa composizione musicale, sia per la voce, gridata, che rompeva lo schema classico del bravissimo cantante, permettendo anche a chi aveva una voce considerata non bellissima di emergere. Mi ricordo un’intervista in cui qualcuno dal pubblico diceva a Battisti ‘Lei ha una voce veramente brutta’, ed è di Battisti che stiamo parlando, uno dei miei preferiti. Forse il mio preferito.

Avrei una curiosità: L’Anselmo di Ce ne andremo via è un omaggio a Dolcenera di De André?

No, Anselmo è un professore di Diritto Pubblico dell’università di Palermo. Il pezzo descrive la mia sosta a Palermo, che sapevo che sarebbe finita ma che è stata molto importante perché mi ha portato alla Malintenti, la mia etichetta discografica e anche per tutti i ragazzi che ho conosciuto e coi quali ho iniziato a fare musica: Alessandro de Il Pan del Diavolo, Nicolò Carnesi, Antonio Di Martino.

Stasera sarai sul palco insieme a Dente, Brunori e Nicolò Carnesi, col quale hai collaborato di recente per l’ep Non vado più al mare. Ci sono altre collaborazioni in programma? Com’è nata l’idea di fare un ep insieme a Nicolò?

Io e Nicolò siamo colleghi sia d’etichetta che di booking, ma c’era principalmente la voglia di stare assieme, volevamo vivere un po’ di momenti in comune, dando spazio a dei b-side o a dei vecchi pezzi, trascorrendo poi dieci giorni di tour comune.
Riguardo le collaborazioni in generale, anche quelle sono dettate sempre dall’amicizia, come nel caso di Antonio Dimartino, che ha suonato il basso nel nostro ep.

Vorrei commentare con te un paio di versi tratti da due tue canzoni:                                                                                                         In Una parte di me sentiamo si potrebbe ritrovare l’energia che ci ha fatto inciampare; in Credi in me, sentiamo invece Le strade sono a milioni, ci si perde […] tutto si risolve in un ‘sarà’. Da un lato c’è, quindi, la dimensione della casualità, rappresentata dall’inciampare, dall’altro un tentativo di ritornare a quella dimensione in modo razionale, intenzionale.  Ci spieghi un po’ questo verso, che sembra racchiudere in poche parole il dramma della mancanza di determinazione propria della nostra generazione, oltre a un certo fatalismo, forse tipico di noi siciliani?

Apprezzo il collegamento, ma il testo di Credi in me  non è mio ma del pianista che suonava con me. Comunque sì, in Una parte di me c’è quel fatalismo e anche la nostra voglia di piangerci addosso. L’energia a cui mi riferisco è un po’ quella che si ha al liceo o subito dopo, che poi viene sostituita da altri sentimenti, dalla razionalità e dalla pacatezza.

In occasione di uno scambio di canzoni con Vecchioni nel corso di un’esibizione al Club Tenco, Guccini, prima di eseguire Luci a San Siro, disse che avrebbe voluto essere lui a scrivere quel pezzo. C’è una canzone che invidi particolarmente ai tuoi colleghi cantautori?

Certo che c’è. Stasera (9 marzo, ndr), per esempio, Dente e Nicolò duetteranno su uno dei pezzi più belli di Dente, La settimana enigmatica. A Nicolò invidio molto Matilde, una canzone che poi non entrò su un disco. A Dimartino invidio invece Non ho più voglia d’imparare, ma sono contento e lusingato di dire che lui dice sempre che avrebbe voluto scrivere la mia Non guariremo più.

E dei prossimi progetti che ci dici?

Vorrei fare un altro disco, magari per la primavera prossima.

L’intervista VIDEO sul canale Youtube di Asterischi.it

Nota:

Ringraziamo Oratio e la Malintenti Dischi per le foto.

(lm)

 

Informazioni su Loris Magro

Loris Magro
Nasce il 3 Maggio 1990 ad Agrigento. Un po’ per un’insaziabile curiosità, un po’ per geni ereditari, legge fin da piccolo tutto quel che gli capita sotto agli occhi; una volta cresciuto, decide di dedicarsi a tempo pieno alla critica letteraria.

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