martedì , 12 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Intervista a Nadia Terranova

Nadia Terranova è una di quelle scrittrici che ti fa sentire un po’ groupie, come quando da ragazzina guardavi sospirando il volto di Oscar Wilde sognando di conoscerlo.

È una donna elegante con un sorriso un po’ bambino quella che mi siede di fronte al tavolino di questo irish pub, così in contrasto con la cornice storica di Via del Governo Vecchio qui a Roma. Messinese d’origine, trapiantata nella Capitale da dieci anni, ha lavorato nell’editoria, ha insegnato, tradotto, curato un corso di scrittura creativa per bambini, scritto per il teatro.

Da un anno si dedica a tempo pieno alla scrittura e dal suo impegno e da quello dell’illustratrice Ofra Amit è nato Bruno, il bambino che imparò a volare per l’editore Orecchio Acerbo.

Il libro è dedicato a Bruno Schulz, autore polacco morto in circostanze ancora misteriose nel novembre del 1942.

Raccontaci com’è nato Bruno.

Fausta Orecchio, l’editore, aveva letto alcune cose che avevo scritto precedentemente e le aveva apprezzate così quando le ho proposto un libro su Schulz, che è uno dei miei scrittori preferiti, aveva già una fiducia sulla mia scrittura, di cui le sono molto grata. E poi, quando ho mandato il testo, la fiducia è stata confermata e ha pensato che l’illustratrice giusta per quella storia fosse Ofra Amit.

Hai scritto altri libri per ragazzi. Su cosa poni maggiormente la tua attenzione? (tipo di linguaggio, associazione parole-immagini…)

Sinceramente: una storia nasce già con il suo linguaggio. Non mi capita mai di avere la trama e non la voce. Comincio a scrivere e vedo dove mi porta, non ponendomi, almeno a livello cosciente, questo tipo di regole.

Com’è stato lavorare con Ofra Amit, l’illustratrice di questo libro?

Non abbiamo lavorato insieme. Lei vive a Tel Aviv, dove ha lavorato alle sue splendide tavole chiusa nel suo studio per qualche mese in compagnia delle mie parole e di quelle di Schulz. Quando ho visto lo storyboard ho capito che non avrei mai più potuto immaginare la storia di Bruno senza di lei. Era diventata anche sua, e aveva dato nuova vita alla mia. Ho un’ammirazione sfrenata per il lavoro che ha fatto.

In Bruno si narra del rapporto con il suo straordinario padre, dalla mente vivida di immagini. Chi è stato il tuo Jakob?

Un ragazzo che amava la musica, la politica, la pastasciutta, il vino buono, guidare di notte, che parlava un po’ tutte le lingue, che ha avuto una vita difficile, che si appassionava alle cose in cui credeva fino a mettersi nei casini come nessun altro. È morto troppo presto, dicono di solito. A malincuore, ma tolgo il troppo: è stato comunque sufficientemente su questa terra per rendersi indimenticabile. Perlomeno a me.

Oltre a scrivere romanzi e racconti, pubblichi anche online. Curi il tuo blog, collabori con Setteperuno scrivendo deliziose recensioni cinematografiche. Internet ha cambiato il tuo modo di scrivere? Usi ancora carta e penna o scrivi solo con la tastiera?

Grazie per i complimenti. Scrivo solo con la tastiera e non ho nessuna nostalgia di carta e penna, con cui ho scritto giusto i primi raccontini del liceo, che hanno solo un valore affettivo. Penso a forma di copia&incolla, di tasti pigiati, di possibilità di cancellazione e sostituzione. Anche la rete è parte della mia scrittura: alcuni autori sbraitano che è una distrazione, sottovalutando che è anche aria fresca che fa respirare il pezzo in scrittura.

Il tuo film e il tuo libro preferiti del momento.

Shame è il miglior film che ho visto quest’anno e trovo scandaloso che non abbia preso neanche una statuetta: agli Oscar è stata premiata un’estetica, per quanto fascinosa, di nostalgia ed evasione ed è stata sottovalutata la forza di un simile racconto del presente. Fra le uscite del 2011 premio Open di Andre Agassi ed è la prima volta che un libro di un non scrittore mi entra così nel cuore (ma c’è il trucco, perché è stato scritto a quattro mani con un premio Pulitzer). Diciamo che, dopo una vita di letture letterarie e film filmici, ultimamente quello che chiedo all’opera è che mi dica la verità. La sua, ovviamente. Con un livello di messa in gioco di sé molto ma molto alto.

Ti faccio la domanda che se non la poni sei un principiante (Makkox docet) ed io voglio passare per una persona seria. Progetti per il futuro?

Diventare così figa da poter rispondere: tradire tutti i miei progetti per il futuro. Purtroppo invece devo lavorare sodo e in maniera ferrea. Scrivere ed essere molto esigente con me stessa, insomma.

Adesso la domanda che mi preme più di tutte: i tuoi capelli sono ricci naturali oppure sei amica di Ouidad della Sunsilk?

Sono talmente riccia che sono nata con tutti i capelli, già ricci e neri, e mia mamma si è chiesta: ma i neonati non erano tutti calvi? Un giorno ti faccio vedere la foto.

(tv)

Informazioni su Tamara Viola

Tamara Viola
È bellabellabella in modo assurdo. In perenne lotta contro il sole, gli uomini con le camicie a maniche corte, le donne con l’eyeliner sbavato. Famosa gerontofila, cade spesso in amore. Sa leggere e scrivere.

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