domenica , 25 giugno 2017
Le news di Asterischi

Intervista a Eleonora C. Caruso

Eleonora C. Caruso, classe 1986. Indossa t-shirt strepitose, occhiali fighissimi ed è super presente sui social network. Nel 2001 ha cominciato a scrivere in rete fanfiction sui suoi anime preferiti, conquistando migliaia di lettori. È stata operaia, commessa, impiegata, centralinista di call center. Adesso si è lanciata nell’impresa di scrivere un romanzo per Indiana Editore “Comunque vada non importa”.

Conosciamola meglio, amici di Asterischi!

Raccontaci come è nato “Comunque vada non importa”.

È nato, molto semplicemente, dal mio amore per le storie. Io vivo con molta intensità le storie, non faccio segreto di come alcune in particolare mi abbiano formata e siano tuttora una parte di me. Crearne una che fosse solo mia è stato il passo successivo e in un certo senso naturale, ma ho dovuto prima accettare il rischio di scoprire che magari non ne ero capace. In seguito mi sono fatta la fatidica domanda: cosa avrei voluto leggere che nessuno aveva ancora scritto? Così sono nati Darla, Andrea e Alessandro, e dietro di loro tutti gli altri personaggi. Sono passati molti anni tra la prima idea per questa storia e la sua pubblicazione, ma nel frattempo in Italia nessun’altro ha scritto di un’eroina come Darla. Sembra che su questo avessi ragione, toccava davvero a me. 

Sei giovanissima e al tuo romanzo d’esordio. Come l’hai proposto e a chi, prima di approdare a Indiana Editore? 

In realtà “Comunque vada non importa” non ha una lunga storia di proposte e rifiuti, perché io sono molto insicura e quindi non l’ho mai sottoposto con assiduità alle case editrici come avrei voluto. La prima volta è stata con una medio-grande (della quale non farò il nome, è inutile che mi guardi così) che ha manifestato interesse, ma poi mi ha tenuta in bilico per moltissimo tempo senza mai niente di definitivo. Dopodiché l’incipit del romanzo è arrivato a Roland, e lì ha interessato grandi case editrici e alcuni agenti. Indiana era un pesciolino, ma un pesciolino molto determinato e con dei dentoni da squalo. Io li ho notati e mi sono detta: “Proviamo”.

Il tuo romanzo parla di rapporti familiari lesi dall’incomunicabilità. Quanto c’è di autobiografico?

Niente, a casa mia ci diciamo fin troppo. Mio padre per esempio ha l’abitudine, comune a molti genitori, di prenderti in giro all’infinito quando fai un errore. Hai presente, no, quando ti viene da urlare “Papà, avevo dodici anni!”? Ecco, così. È davvero snervante. Ciononostante, quando faccio qualche assurdità e lui non c’è, finisco sempre per raccontargliela. È più forte di me. Questa è una scemenza, ma spiega fino a che punto io sia abituata a parlare coi miei, delle piccolezze quotidiane come dei pensieri più intimi e seri. Non saprei fare altrimenti. 

Qual è il personaggio al quale sei più affezionata, che senti più vicino alla tua sensibilità?

Se ti rispondo con un paraculissimo “TUTTI” mi mandi al diavolo, vero? Allora posso dirti che sono particolarmente legata ad Alessandro e Alberto. Sono i personaggi che sento più affini.

Scrivi fan fiction ormai da dieci anni con il nickname di CaskaLangley. Perché questo pseudonimo? 

Mi dispiace, ma la storia non è affatto interessante. All’inizio ero “Tifa Lockheart”, l’eroina di Final Fantasy VII, che è tuttora il mio videogioco preferito, ma la rete ovviamente era piena di “Tifa Lockheart”. A un certo punto scoprii il manga Berserk e mi innamorai del personaggio di Caska. Era un nome più raro, perché Berserk aveva un pubblico diverso, così lo adottai. Poco dopo successe che l’anime Evangelion mi travolse come un treno o una valanga (una valanga di treni, diciamo), e iniziai subito a scriverci sopra. Pubblicai le prime storie come “Caska Soryu Langley” (“Soryu Langley” era il cognome di Asuka, uno dei personaggi), ma col tempo per comodità divenne Caska S. Langley, Caska Langley e infine CaskaLangley. E se ti stai chiedendo quanto mi sia divertita a tediarti con questa storia pallosissima, la risposta è “molto”.

Ami i manga, le figures, Sailor Moon. Sei attivissima sui social network, hai un blog fantastico e ti definisci “considerevole nerd”. Ecco, cosa è essere nerd oggi? 

La lingua per fortuna è qualcosa di vivo, e pertanto è naturale che le parole cambino anche di significato. Quello che si intende oggi per nerd non è di sicuro quello che s’intendeva negli anni ottanta. Un’altra prova di quanto l’impiego del termine “nerd” sia cambiato è come si stia quasi sovrapponendo al termine “otaku”, la cui origine è profondamente diversa e non solo in termini “geografici”. Essere nerd oggi credo significhi, semplicemente, essere qualcuno che vive profondamente, con intensità, le proprie passioni, senza vergognarsi del ruolo centrale che hanno nella sua vita.

A un certo punto delle elementari i miei mi convinsero che, una volta in età da marito, avrei sposato il figlio di un vassallo, ed era quindi indispensabile che fossi femminile. Mi comprarono le Lelli Kelly, una Ballerina Volante e pretesero che rifacessi i letti. Quando imparai anche a farmi le trecce, di certo pensarono: è fatta. Ah ah, che carini. Sfida accettata.” Questo racconta Darla, la protagonista del tuo romanzo. Tu, invece, come pensi che sia essere “femmina”? 

Io non credo nella divisione dogmatica dei generi, nelle cose “da maschio” e “da femmina”. Non rinnego l’esistenza di un’identità maschile o femminile, invece, ma m’interrogo su quanto siano innate e quanto invece indotte. Non ho voluto cedere al gioco di rendere Darla “un maschiaccio”, anzi credo che sia un essere profondamente femminile, in modo intimo, quasi dolente. Alcune delle esperienze che racconta, per esempio, sono strettamente femminili (come la prima mestruazione, per esempio). Tuttavia, ricevo molti messaggi di uomini con età e orientamenti sessuali diversi che dicono di riconoscersi in lei. Per me è un grande piacere, perché ho sempre avuto l’impressione che ci fosse una barriera “biologica” nei romanzi di formazione, e che in particolare quelli femminili allontanassero un pubblico maschile, che in qualche modo non lo coinvolgessero. Mi è stato anche detto che la mia scrittura è “a tratti quasi maschile”, forse per l’ironia, che è solitamente associata agli autori uomini. Non so perché. Io non mi sento un maschio, mi sento una femmina. Ma se mi chiedi che cosa intendo per “femmina”, non lo so. La presenza di ghiandole mammarie, forse?

Quali sono i tuoi scrittori cult?

Ormai rispondo a menadito, a questa: Michel Cunningham, Amélie Nothomb, Richard Yates e Jeanette Winterson. 

È giunto il momento della domanda profescional. Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Scrivere. Bella risposta, eh? La bozza di un nuovo romanzo c’è, ma va rifinita. E vorrei anche realizzare il sogno di scrivere un fumetto. Ma anche digerire questa pizza che mi fa su e giù da un’ora non sarebbe male.

Nell’ambiente vip si vocifera da tempo che tu abbia una storia d’amore molto tormentata. Le mie fonti sostengono si tratti di un essere dallo strano colorito. Di recente, ti ha anche accompagnata ad una serata mondana. Dai, ormai non puoi più negare! Da quanto tempo tu e il Broccolo Nerd state insieme?

Le voci si sbagliano, perché la mia storia col Broccolo Nerd non è tormentata, al contrario. Passiamo insieme le nostre giornate in pigiama a fare teorie su Evangelion, a riguardare Twin Peaks e a leggere gli X-Men scritti da Joss Whedon. Recentemente mi ha convinta anche a guardare Doctor Who. Se non dovesse piacermi la nostra lunga relazione (ma non si dice di quanto, suvvia, un po’ di riserbo!) forse vacillerebbe, ma per adesso non mi pare che ci sia il rischio.

(tv)

Informazioni su Tamara Viola

Tamara Viola
È bellabellabella in modo assurdo. In perenne lotta contro il sole, gli uomini con le camicie a maniche corte, le donne con l’eyeliner sbavato. Famosa gerontofila, cade spesso in amore. Sa leggere e scrivere.

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