domenica , 25 giugno 2017
Le news di Asterischi

Intervista ad Antonella Del Rosso

Antonella Del Rosso arriva al CERN come tesista. Dopo la laurea in Fisica all’Università di Perugia, e dopo un Master in Energy Management in Italia, si trasferisce all’Università di Friburgo (Svizzera) per seguire, per tre anni, un esperimento di fusione fredda. Nel frattempo conduce una carriera da giornalista free-lance per giornali italiani ed europei. È corrispondente dall’Italia di Physics World per vari anni. Tornata al CERN si occupa di varie attività riguardanti l’organizzazione e le pubblicazioni scientifiche, per poi assumere il ruolo di responsabile della Comunicazione Interna del CERN che include, tra l’altro, la redazione del Bulletin.

Lavorare al CERN è il sogno di tanti fisici; personalmente, lei quali risposte spera di trovare grazie agli esperimenti in corso?  

Io sono fisico di formazione ma lavoro nel campo della comunicazione da più di dieci anni. Le risposte che tutti aspettiamo sono in relazione a quello che ancora non si conosce dell’Universo. Sappiamo che, nonostante l’enorme progresso fatto dall’uomo, il 96% del cosmo resta sconosciuto. Solo il 4% è fatto della materia a noi nota e in questo 4% ci siamo noi, le stelle, le galassie, tutto quello che siamo riusciti a “vedere” finora con i vari esperimenti e strumenti. Tutto quello che concerne il restante 96% è un’unica grande domanda (cos’è?) e le risposte da dare sono tante.

Potendo pianificare lei gli esperimenti, su cosa indagherebbe?

Su materia e energia oscura, appunto quel 96% di ignoto di cui parlavo prima

Una delle grandi sfide attuali della fisica delle particelle è la ricerca del bosone di Higgs, la famosa “Particella di Dio” che oramai ha una certa “popolarità” anche tra la gente comune. Ritiene che dopo i successi scientifici degli anni passati, che portarono tra l’altro alla scoperta dei bosoni W e Z, riuscirete a regalarvi e a regalare alla fisica anche questo successo?

L’LHC è stato costruito per trovare il bosone di Higgs. Se l’LHC non lo trova vuol dire che non esiste e che bisognerà trovare un’altra spiegazione al mistero della distribuzione della massa alle particelle elementari. La teoria dovrebbe ripensare tutto… Sarebbe forse una sorpresa più grande che la scoperta annunciata del bosone.

E se non esistesse il bosone di Higgs, che fine farebbe la fisica moderna?

Una grossa parte sarebbe da ripensare, anzi, da reinventare.

Ha fatto il giro del mondo, pochi mesi fa, la notizia della creazione, al CERN, di 38 atomi di antidrogeno che hanno “resistito” per 2/10 di secondo. Ci sono in corso al CERN altri esperimenti riguardanti l’antimateria?

Al CERN c’è un intero acceleratore (anzi, deceleratore, perché le particelle vanno rallentate se vogliamo creare le condizioni per formare gli anti-atomi) dedicato allo studio dell’antimateria. Si chiama “Antimatter Decelerator” (AD). Potete trovare informazioni qui: http://public.web.cern.ch/public/en/Research/AD-en.html o in un articolo che verrà pubblicato questo venerdì sul Bulletin (http://cdsweb.cern.ch/journal/CERNBulletin/2011/20/News%20Articles/?ln=it). Cinque esperimenti utilizzano i fasci di antiprotoni prodotti dall’AD per varie cose: dalle conseguenze biologiche dell’antimateria alle proprietà intrinseche come l’antigravità.

Pensa che questi studi possano contribuire a dirimere uno dei grandi misteri della cosmologia, ovvero dov’è finita l’antimateria che teoricamente dovrebbe esistere nel nostro Universo?

Certamente. In laboratorio si fabbrica l’antimateria e se ne studiano le proprietà proprio per capire il mistero della sparizione dell’antimateria nell’Universo (ovvero, che non si trovano antimondi, antigalassie ecc). L’esperimento AMS che sarà ben presto lanciato nello spazio e installato sulla stazione spaziale è stato costruito proprio con questo scopo.

Esistono attualmente teorie sofisticate e affascinanti che descrivono la struttura ultima della materia, come ad esempio la teoria delle stringhe, che però non hanno un conforto sperimentale. Sarà possibile, secondo lei, colmare in un futuro più o meno vicino questo gap tra fisica teorica e sperimentale?

Certamente gli esperimenti attuali potranno chiarire in parte le varie incognite ed indirizzare gli scienziati verso una teoria piuttosto che un’altra.

Per concludere, qual è la teoria più vicina al suo sentire?

La Teoria del Tutto in cui tutte le forze sono unificate e quindi spiegate come un tutt’uno. Mi piace l’idea di pensare all’universo come un’unica e uniforme manifestazione dell’Energia. L’immagine è bella ma matematicamente e scientificamente siamo ancora lontani dal poterlo dimostrare.

(rr)

Informazioni su Raimondo Rapisarda

Raimondo Rapisarda
Vive in Sicilia, dove è nato nel 1957. È laureato in Ingegneria civile presso l’Università di Catania. Tra i suoi interessi la cosmologia, la fisica delle particelle, gli oggetti del passato.

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