martedì , 23 maggio 2017
Le news di Asterischi

Intervista a Sergio Staino

 

Il nome di Sergio Staino evoca tantissime cose: dal fumetto, alla satira, all’impegno sociale e politico. La redazione di Asterischi ha avuto la fortuna di discutere con lui di alcuni di questi temi, dal suo mestiere di vignettista all’attuale situazione della politica italiana.

 Nonostante tu debba la tua fama soprattutto alla carriera di vignettista, non bisogna dimenticare come tu ti sia dedicato, in passato, anche ad altri campi artistici, non ultimo quello cinematografico. Ci piacerebbe sapere se, durante la stesura di una sceneggiatura o di un romanzo, non ti venga un po’ la tentazione di trasformare quel lavoro in fumetto.

Il fumetto è per me il linguaggio più congeniale e lo capisco dal fatto che una volta compiuto il lavoro sono perfettamente in grado di dare un giudizio. Lo stesso non mi accade per il cinema, o la letteratura, o il giornalismo, per il teatro etc, dove sento che per giudicare quel che ho fatto ho bisogno di sentire i commenti degli altri. Alla fine mi sono reso conto che quando immagino un racconto me lo figuro sempre per immagini. Credo che se tu leggessi ad esempio il mio romanzo “Il mistero Bon Bon” noteresti dalle prime pagine che è scritto da un disegnatore. Quindi la risposta sarebbe che il rapporto tra il linguaggio che sto usando e il fumetto è rovesciato, cioè, è il fumetto che ho in testa che si trasforma in letteratura o sceneggiatura.

 In tempi in cui il giornalismo viene sempre più attaccato tanto a Destra quanto a Sinistra, perché accusato di fomentare le tensioni e l’odio tra le due fazioni politiche, che ruolo pensi abbiano le vignette satiriche che, citando Asor Rosa, “appaiono spesso più penetranti e persuasive degli articoli di fondo a cui si affiancano”?

Sicuramente la funzione principale della satira è quella di mettere il dubbio nelle cose che vengono presentate come perfette soluzioni di problemi. La satira per sua natura deve andare a cercare le falsità, gli opportunismi, le ipocrisie che si nascondono fra le pieghe di ogni azione politica indipendentemente dalla parte politica che ha fatto la determinata azione. In questo senso, smascherando le falsità, compie una buona azione sociale.

La percezione del fumetto, percepito da sempre come un’arte minore, è stata sottoposta, probabilmente a partire dal celeberrimo saggio di Umberto Eco Il mondo di Charlie Brown, a una revisione critica che ha cercato di rivalutare questo genere che, in un momento in cui, come ha osservato Raymond Federman, la letteratura combatte la sua ultima battaglia, sembra essere l’unico davvero in grado di trovare ancora sbocchi originali e imprevisti. Tu cosa ne pensi?

E’ l’equivoco di sempre: confondere il linguaggio con il messaggio che veicola e con il modo con cui lo veicola. I linguaggi di per sé sono tutti meravigliosi ma sono solo degli strumenti e nel modo con cui uso questo strumento e in quello che contiene di racconto e di emozione che trasforma la narrazione in un’opera d’arte. In tutti i linguaggi esistono capolavori e immense stupidaggini, dal cinema alla letteratura e quindi anche al fumetto.

Tu sei il presidente onorario dell’UAAR da diversi anni. La presenza della Chiesa sul territorio italiano e la sua incidenza nella vita politica del Paese sono fenomeni abbastanza percepibili. Non mettiamo in discussione il ruolo positivo che tanta parte della comunità cattolica esercita, né l’apporto di alcuni preti ‘rivoluzionari’ come Don Gallo o similari, ma è indubbio che su alcune questioni la posizione dei vertici pontifici sia innegabilmente passatista. Tu credi sia il caso di affrontarli e demolirli con l’ironia, come hai spesso fatto, oppure bisogna ‘incazzarsi’ e urlare e manifestare? 

Sì, fare la satira sull’argomento Chiesa è una delle cose più divertenti perché la Chiesa, al pari di molte altre istituzioni, ha bisogno di reggersi su dei dogmi. Come ti ho già detto la satira semina dubbi e questa è la miglior semina contro il dogmatismo. Credo che la presenza del Vaticano in Italia condizioni e limiti molto lo sviluppo democratico e laico della nostra società anche se, come tu dici, una sincera coscienza cattolica porta molte persone a schierarsi con grande impegno nei campi della giustizia sociale. Ma la gerarchia ecclesiastica tenterà sempre di condizionare l’autonomia dello Stato. Guarda le difficoltà che abbiamo nel nostro paese per arrivare ad un puro sistema bipartitico sul modello anglosassone. Non ci arriviamo perché è la chiesa che necessita, per sua natura, di una forza centrista che di volta in volta si possa alleare da una parte e dall’altra: con la destra per mantenere i suoi privilegi fiscali e le istituzioni più oscurantiste (dal matrimonio religioso alla scuola, alla bioetica) e con la sinistra per i migliori terreni della solidarietà e del pacifismo.

Noi ci siamo fermati a molti dei tuoi compagni di viaggio come Ellekappa, Altan e via dicendo… Esiste una nuova generazione che farà onore alla grande tradizione della satira italiana?

Certo che esiste, basta non limitarsi alla satira cartacea. Le nuove intelligenze satiriche si muovono giustamente su linguaggi più contemporanei, in primo luogo televisione e web. Un nome per tutti: Corrado Guzzanti. Se ti vedi le cose che ha fatto negli ultimi tempi per Sky intuirai subito le mille nuove porte che ha aperto alla satira rendendola contemporanea e legatissima alle giovani generezioni. Ma a lui vanno poi affiancati i tanti autori di manipolazioni video che appaiono sul web tra i quali, grandissimi, i giovani de “Il terzo segreto di satira”.

Nel 2009 hai scelto di candidarti con SEL alle elezioni europee. Credi che il progetto di Vendola possa ridare nuova forza a quella porzione di sinistra che, dopo i fallimenti di federazione e apparantemento di Rifondazione e Comunisti italiani, è stata senza riferimenti? Oppure stiamo entrando in una nuova fase dove questi riferimenti ideologici non contano e invece la collocazione partitica ormai ha ben altri punti di riferimento?

Vendola predica molto bene e sa far muovere i cuori delle persone, giovani e non giovani, sui grandi temi della partecipazione corale alla costruzione di un nuovo mondo. Per questo mi piace molto. Il suo limite è però che non sa muoversi da questo suo ruolo, soprattutto non sa costruire una squadra, un gruppo dirigente, condizione assolutamente necessaria per presentarsi come alternativa partitica. Lui purtroppo sa lavorare solo da solo e questo danneggia moltissimo la sua presenza politica oggi in Italia.

(lm)

Informazioni su Loris Magro

Loris Magro
Nasce il 3 Maggio 1990 ad Agrigento. Un po’ per un’insaziabile curiosità, un po’ per geni ereditari, legge fin da piccolo tutto quel che gli capita sotto agli occhi; una volta cresciuto, decide di dedicarsi a tempo pieno alla critica letteraria.

Un commento

  1. Condivido in pieno l’intervista del mio amico Sergio Staino. Su Vendola devo dire che la costruzione di una squadra, in questa fase convulsa, non è facile. Non è Vendola che vuole lavorare da solo. Sono le condizioni che lo impongono. io spero in una scossa che faccia vincere il progetto di Vendola ed allora verranno fuori anche le positività attualmente soffocate nel PD ( parlo in specie di alcuni giovani: Civati, la Serracchiani ecc. ). Ed allora verrà fuori anche la squadra … Aiutiamolo, in questo …
    Ado Grilli

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