domenica , 20 agosto 2017
Le news di Asterischi

Intervista a Paola Soriga

I punti di vista e le curiosità interessanti direttamente da chi il libro lo “costruisce”. Dove finisce Roma cominciano le pagine di Paola Soriga, e dove finiscono le sue pagine cominciano le nostre domande.

 

Paola Soriga, un esordio in grande stile con Einaudi Stile Libero: come sei riuscita a pubblicare il tuo primo romanzo con un editore così importante? Sicuramente il merito va a te e alla tua capacità di scrittura non comune, che è stata definita insieme “ruvida ed elegante”: molti scrittori esordienti potrebbero essere interessati a questo tuo percorso.

Io ho avuto la fortuna di trovare un agente letterario prima e un direttore editoriale dopo che sono stati colpiti dal romanzo e hanno deciso di investirci, credendoci molto. Non ho mai avuto fretta, ho lavorato a lungo e ho fatto leggere a molte persone, di vario tipo, ho ascoltato consigli e opinioni (e questo è anche l’unico consiglio che mi sento di dare agli scrittori esordienti).

 

Il romanzo è ambientato durante la Resistenza a Roma ed ha per protagonista una ragazzina sarda: come sei giunta a scegliere questo tema? Ci sono degli scrittori che ti hanno ispirato? Penso ad Elsa Morante, Beppe Fenoglio o Renata Viganò, che pure ambienta il suo romanzo in Emilia Romagna, pur essendo una storia con una protagonista femminile che fa da “staffetta” per i partigiani. La Roma che hai scelto di raccontare è quella umile e centro di forte immigrazione della Casilina: hai un legame particolare con questi luoghi? Forse c’è anche qualche influenza della Roma della periferia di Pasolini, se non vado errando. Ci sono anche scrittori più vicini alla contemporaneità che ti hanno influenzato nell’ambientazione e nello stile?

I luoghi sono proprio il punto di partenza di questa storia, prima ancora di sapere che avrei raccontato la storia di Ida stavo lavorando a dei versi che avevano come centro i quartieri periferici tra la Casilina e la Prenestina, e uno dei punti di contatto, secondo me, di questi quartieri nel passato e oggi è proprio la presenza costante di una forte immigrazione. Sono le parti di Roma che, per varie ragioni, ho sempre frequentato e conosco meglio e anche dei luoghi particolarmente importanti dal punto di vista politico e sociale. Gli autori del passato che citi sono senz’altro una parte importante della mia formazione specifica su quest’argomento, assieme anche a Calvino, Cassola, Bassani, la catalana Mercè Rodoreda. Fra i contemporanei è stato per me molto importante un altro catalano, Jaume Cabrè, sia per lo stile che per l’ambientazione, e poi un libro che non è un romanzo ma una raccolta di interviste orali, si intitola Città di parole, è stato curato da Alessandro Portelli e pubblicato da Donzelli.

 

Il romanzo sorprende per uno stile assai originale, una lingua che corre a perdifiato con frasi semplici eppure molto ricche, soprattutto di avverbi che precedono il verbo, frasi che catturano molto l’attenzione. Trovandoti ad esordire con una grande casa editrice avrai certamente lavorato con un editor: che ruolo ha avuto questa figura nella composizione strutturale del romanzo e nel lavoro sullo stile? Ti sei mai sentita limitata dai suggerimenti del tuo editore?

No, per niente, il lavoro di editing è arrivato quando il romanzo era finito ed è stato bello e prezioso. C’è stata intesa con la persona che mi ha seguito, Rosella Postorino, una persona intelligente e sensibile, oltre che preparata, e assieme abbiamo fatto una rilettura a voce alta che è stata importantissima. Nessuno mi ha mai chiesto di intervenire su cose sostanziali, né sullo stile né sulla trama, i consigli sono stati misurati e non c’è stata nessuna imposizione o limitazione. Ho grande considerazione del lavoro di editing, non c’è scrittura cui non giovi uno sguardo esterno.

 

Quanto c’è di te in questo romanzo, della tua vita personale di ragazza sarda che vive a Roma, delle tue personali impressioni su questa città? Spesso hai fatto uso della lingua sarda e del dialetto romanesco, mescolato a quell’italiano fluido e rapido della narrazione: è stato difficile mescolare i diversi registri linguistici?

C’è di me la sensazione del distacco definitivo, che pure ho vissuto quando ero più grande e la destinazione non era Roma, ma Pavia. Rispetto a Roma, ci sono di mio alcuni sguardi e sentimenti e impressioni. Le riflessioni sulla lontananza, sulla curiosità e il desiderio di scoperta. Per quanto riguarda la lingua, è stato difficile più che altro trovare un modo di usare il sardo, che non è cosa facile ed è stata affrontata prima di me da altri scrittori. Alla fine ho usato il metodo di Sandra Cisneros, scrittrice chicana che scrive in inglese e lascia gli inserti in spagnolo senza note, senza traduzione, reintegrandoli e parafrasandoli in parti contigue del testo. Questo permette ai lettori non sardi di non perdere nulla di quanto è detto ma allo stesso tempo quelli sardi avranno un qualcosa in più. Per il romanesco i riferimenti sono, ancora una volta, i libri degli altri, e le persone che conosco che a Roma, in quei quartieri di Roma, sono cresciute.

 

La resistenza è per te solo un momento della nostra storia oppure continua ancora oggi, come una sorta di metafora della guerra che ancora viviamo per vivere in un mondo migliore, più giusto, meno violento ed aspro rispetto alla nostra realtà quotidiana? Come ha scritto Goffredo Fofi, narrare la Resistenza è stato un tentativo di fuga dall’oggi, da un presente di cui non c’è molto da dire?

È un peccato che Fofi abbia pensato questa cosa della fuga dall’oggi, questo romanzo è partito proprio dall’oggi. Ci sono vent’anni di politica fatta da una sola persona, verità ribaltate nei discorsi ufficiali, ci sono uomini in divisa preda dell’odio e la violenza più cieca, ci sono leggi razziste, giorni instabili e precari. E poi ci sono persone che pensano che le cose debbano andare in altri modi, lontane dall’intolleranza e dalla prepotenza, verso la solidarietà e la libertà, persone che devono trovare un nuovo senso alle cose, e per questo lottano.

 

Stai preparando un nuovo libro? Parlerai ancora del passato o ti interesserai in futuro anche all’Italia di oggi?

Per ora non sto lavorando a nient’altro, e non riesco neanche a immaginarlo, magari saranno di nuovo dei versi.

 

 

(Francesca Milaneschi)

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