martedì , 26 settembre 2017
Le news di Asterischi

Intervista a Paco Roca

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Per quei pochi che non lo conoscessero Paco Roca è un fumettista spagnolo che grazie al suo lavoro ha raggiunto una grande fama anche in Francia e in Italia. Vincitore di numerosi premi, tra cui quello per la  “Miglior opera lunga” per il Gran Giunigi di Lucca Comics and Games (2008)  e il “Premio nazionale di Spagna al Miglior fumetto 2008″, sta per assistere al debutto dei suoi personaggi sul grande schermo, ma non rifiuta, per fortuna, di raccontarsi a quello piccolo di Asterischi.it. Con lui abbiamo discusso, traducendo dallo spagnolo, di un libro che diventa film, ma stavolta un libro atipico, un libro già a suo modo film. Parliamo di Arrugas (Rughe, Tunuè, 2009), anche se in verità vogliamo parlare un po’ di tutto il suo lavoro.

 

Che cosa significa fare letteratura ed esprimersi oggi con i fumetti?
Per me la cosa più importante è raccontare storie; in ogni nuovo fumetto provo a esprimere qualche tema, qualche problema che mi interessa e mi preoccupa. Il linguaggio del fumetto ha tutti gli strumenti per trattare qualsiasi argomento che mi viene in mente, quindi per me è il mezzo perfetto per esprimersi. Inoltre credo che faccia parte dei pochi generi attualmente in costante crescita e sperimentazione.

Il mondo del fumetto si conosce abbastanza bene e riceve adeguate attenzioni da pubblico e critica?
Durante gran parte della sua storia, il fumetto è stato quasi completamente pensato per bambini e adolescenti. Quasi fino all’apparizione del fumetto underground era così. Negli ultimi anni, e grazie al formato (graphic novel), le cose sono cambiate e cominciamo a vedere fumetti per adulti più simili ad altri mezzi, come la letteratura. Cominciano a esserci opere che interessano qualsiasi lettore e con una quantità di pagine che permette di sviluppare storie più complesse. Credo dunque che l’opinione del pubblico e la critica stiano cominciando a cambiare con questo tipo di formato.

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Per quanto riguarda l’attesissimo film tratto da “Rughe”, come ti è sembrato l’adattamento cinematografico? Hai avuto la possibilità di prendere parte alla regia e di dire pure quello che non ti piaceva?
La mia collaborazione al film è consistita nell’agevolare l’adattamento del testo e nel disegno dei personaggi. Ho espresso il mio parere e apportato alcune idee che erano rimaste fuori dal fumetto. Tuttavia l’ultima decisione è spettata al regista Ignacio Ferreras. Il film è suo, lui si è incaricato del copione, della storia e della regia. Quindi non mi pento, ho approfittato dell’occasione per vedere il processo un po’ dal di fuori e osservare come la mia storia cresceva con il lavoro di tutti i professionisti che hanno collaborato.
All’inizio del 2012 sarà finito e al momento sono molto contento del risultato. L’animazione è una cosa abbastanza difficile da realizzare con poco budget ma la storia e i toni del film riflettono perfettamente il fumetto “Rughe”.

Quando pensi alle tue storie conferisci alla città in cui si svolge l’azione un ruolo importante, o non ti interessa che il lettore si accorga che esista?
Le mie storie sono quasi sempre ambientate in luoghi reali, ma in alcuni casi non li menziono perché l’opera è internazionale e voglio che il lettore di qualsiasi parte del mondo si senta coinvolto. È il caso, ad esempio, di Rughe: la storia si svolge a Valencia, la mia città, ma potrebbe essere ambientata in qualsiasi altra parte del mondo. Ne  “Le vie di sabbia” , un’opera fantastica, il quartiere caotico è ispirato al quartiere antico della mia città, il “barrio del Carmen”, ma anche di altre città come Napoli che mi affascinano per il loro disordine. Il resto delle mie opere è ambientato in luoghi precisi; “Il gioco lugubre” a Cadaqués, “Figli” nell’Alhambra di Granada. “L’inverno del disegnatore” a Barcellona. Mi piace quando posso visitare la città e documentarmi, fotografarla, disegnarla, viverla…

Per concludere, parafrasando le parole di Raymond Federman, ai nostri tempi è ancora possibile che la letteratura e l’arte lottino per qualcuno o qualcosa?
Il fumetto è uno dei mezzi con maggior libertà creativa e d’autore, ancora di più della letteratura. Quindi è un buono strumento di lotta. Ci sono molti generi dentro il fumetto ancora da scoprire, quello giornalistico, per esempio.

Traduzione dallo spagnolo a cura di Asterischi.it (as)

Informazioni su Agata Sapienza

Agata Sapienza
Dopo studi e peregrinazioni varie non ha ancora capito dove vive, ma legge e traduce sempre e solo dal suo divano.

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