domenica , 25 giugno 2017
Le news di Asterischi

Intervista a Javier Cercas

Ci sono scrittori e artisti stranieri che sono a stretto contatto con l’Italia, vincono premi, partecipano a manifestazioni, e noi quasi ce ne dimentichiamo o non lo sappiamo nemmeno. Questo è il caso dello spagnolo Javier Cercas, importante presenza della Fiera del Libro di Torino 2011, importante personalità nel mondo culturale spagnolo. Poche domande all’uomo e all’artista che si mette dentro i suoi romanzi in prima persona, nascosto dietro ai suoi personaggi “difficili”.

 

Nel suo romanzo “Il ventre della balena” fa riferimento a Cesare Pavese. Ci sono altri scrittori italiani che le interessano e che considera dei punti di riferimento?

Sì, posso nominarne altri due del XX secolo: Dino Buzzati e Italo Calvino.

Sappiamo che uno dei suoi libri, “Soldati di Salamina”, nel 2003 è diventato un film diretto da David Trueba. Cosa ne pensa dell’adattamento? Ha preso parte alla regia? E secondo lei, perché è arrivato in Italia solo sottotitolato? Pensa che non è stato doppiato perché siamo davvero così lontani e sarebbe difficile per noi entrare dentro una storia ambientata durante la guerra civile?

L’adattamento di David mi sembra eccellente, ma non ho partecipato alla regia, ho solo letto il testo e risposto alle domande che mi faceva lui. E questo significa una cosa ovvia: che il merito (o il demerito) del film è di David, e non mio. In quanto ai sottotitoli, francamente preferisco i film sottotitolati piuttosto che quelli tradotti.

Scrittore e professore. Se dovesse scegliere una sola attività, quale sarebbe?

Ormai non faccio più lezione, ma sono sempre stato un romanziere (o uno scrittore) che si guadagnava da vivere come professore, mai un professore che ogni tanto scriveva romanzi. Questo non vuol dire che non mi piaccia insegnare: ma la mia vocazione era quella di essere scrittore, non professore.

 

Per finire, parafrasando le parole di Raymond Federman, ai nostri tempi esiste ancora la possibilità che la letteratura e l’arte lottino per qualcuno o qualcosa?

La letteratura lotta sempre per cambiare il mondo; ovvero, per cambiare la percezione del mondo del lettore, che è l’unico modo in cui la letteratura può cambiare il mondo. Secondo me la letteratura che non aspira a questo merita appena il nome di letteratura.

(as)

Informazioni su Agata Sapienza

Agata Sapienza
Dopo studi e peregrinazioni varie non ha ancora capito dove vive, ma legge e traduce sempre e solo dal suo divano.

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.Campi obbligatori *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

shared on wplocker.com